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Franco126 – Futuri Possibili | Recensione | Primo Ascolto

È notte, sei appena arrivato a casa, ti siedi un attimo nel divano e l’occhio cade su quell’oggetto buttato lì nell’angolino: il tuo cervello inciampa in un ricordo ed è subito la proiezione del film della tua vita. Consapevole che finirai per passare la notte in compagnia dei tuoi rimpianti e dei tuoi rimorsi, riproduci un po’ di musica triste per sentire quella carezza che pian piano riesce a scaldarti il cuore. E chi riuscirebbe a trasmettere quella sensazione di fumo, cenere e malinconia meglio di Franco126?

Il cantautore romano, noto proprio per la sua capacità di raccontare la nostalgia come nessun altro, ci regala una macchina del tempo in grado di catapultarci nel 2019, l’anno di uscita di ‘’Stanza Singola’’, album manifesto della corrente degli eterni nostalgici. Il suo ultimo disco, ‘’Futuri Possibili’’, mostra una strabiliante continuità lirica e musicale con i suoi vecchi lavori; insomma, Franchino sa bene come arrivare al cuore dei suoi fan che non vedevano l’ora di mettere nuova musica nella playlist ‘’indie-triste’’!

L’ipersensibilità, l’abbandono del machismo, la forza descrittiva, la concretezza e l’onesta convivono tutte nelle liriche dell’autore, nonostante viviamo in un epoca fatta di apparenze, orgoglio e falsificazione del proprio io. Così una tematica banale, come la fine di un amore, si materializza davanti a noi attraverso la tecnica della reminiscenza che trasforma le sue canzoni in una scatola dei ricordi, piena di oggetti comuni che hanno, però, tanto da raccontare. La bellezza sta proprio nella banalità: una moka, un orecchino, un semaforo, uno spazzolino e una coperta assumono un altro significato e diventano sinonimo di solitudine e malinconia.

D’altronde solo ciò che è materiale rimane immutato nel tempo, anche quando i sentimenti si spengono, permettendoci di andare avanti lasciando sempre un occhio al passato. Purtroppo, mantenendo una certa linearità tematica, è facile cadere nel ripetitivo, per questo motivo gli album di Franco126 sono piuttosto brevi, ma quest’ultimo si distingue dagli altri per la quantità inaspettata di feat: Giorgio Poi, Coez, Fulminacci, Ketama126 ed Ele A. A rendere tutto più vario e luminoso c’è il producer Golden Years che ha curato ogni produzione, rendendo quel piacevole contrasto fra la tristezza del testo e la leggerezza melodica. In questo viaggio nostalgico i ricordi sono buttati qua e là, in disordine, sembra di ascoltare un flusso di coscienza, come se l’autore avessescritto quest’album di getto, quasi per necessità.

Franco126 mette in luce i dubbi e gli interrogativi che ci poniamo dopo un rottura: grazie all’immaginazione e alla curiosità tendiamo ad ipotizzare tutti i ‘’futuri possibili’’, sognando ad occhi aperti o facendoci leggere i tarocchi, fondamentali nell’estetica del disco. L’inesorabile passare del tempo è un’altra tematica che divaga nelle liriche del cantautore. Lo notiamo soprattutto in ‘’Scacciapensieri’’, brano che ricorda un po’ ‘’Maledetto tempo’’, e che è una delle tracce più rappresentative del disco: da una parte la paura dei cambiamenti, dall’altra la consapevolezza che si tratti solo di pensieri intrusivi. Degno di citazione è anche il brano ‘’Occhi ingenui’’: l’unico pezzo rap del disco che omaggia l’hip hop con una base che ricorda vagamente ‘’Foto di gruppo’’ di Bassi Maestro e una citazione a ‘’Verso altri lidi’’ degli Uomini di Mare.

L’album si chiude con ‘’Frasi fatte’’, canzone che potenzialmente potrebbe essere la nuova ‘’Stanza singola’’, con la differenza che questa volta sembra esserci una vera e propria ammissione di colpe e un briciolo di rassegnazione in più: il finale dolceamaro necessario per tornare con i piedi per terra dopo aver fantasticato un po’. Quest’album è per tutti coloro che convivono con la nostalgia, che hanno paura di crescere e che restano sempre un po’ aggrappati al passato, ma accettano serenamente questo stato d’animo, depurando i ricordi dal dolore.

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