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FRANK BRAMATO – Suoni Crudi | Recensione | Primo Ascolto

È disponibile dallo scorso venerdì “Suoni Crudi“, il nuovo lavoro dell’ex membro dei BlekAut, Frank Bramato, edito per la label Le Charlot Records.

Un progetto che si distacca, in tutto e per tutto, dalle tendenze contemporanee, per abbracciare un suono più autentico ed organico, grazie anche al supporto di Luca Nutricati che ha collaborato alla parte sonora di “Suoni Crudi”: quest’album, infatti, segna un punto di svolta nella carriera dell’artista, che si allontana dal suo background per avventurarsi in territori musicali meno esplorati.

Il disco si apre con “Gli occhiali coscienti”, un brano di stampo blues con sfumature western, jazz e swing, dove le lenti citate nel titolo aiutano a vedere il mondo con maggiore responsabilità ed occhio critico: una buona occasione per analizzare le paradossali problematiche di un esistenza che, nonostante il passare del tempo, sembra quasi regredire a livello di ideali.

La più ritmata “Hallelujah (come no)” si mantiene sulla linea riprovevole del brano precedente, sempre nei confronti di un evoluzione esistenziale poco rassicurante e tale quasi da far sperare in un apocalisse, che metta fine a questo supplizio. Con “Non è una hit estiva” le ponderazioni sarcastiche di Bramato si spostano verso l’uniformità lirica e musicale dei tormentoni che accompagnano i mesi più caldi dell’anno, in cui si canta d’amore e che tutto va bene. Qui la componente western viene impreziosita da inserti che ricordano il rockabilly, con una produzione analogica che risulta fondamentale nell’economia non solo del pezzo, ma di tutto il progetto.

“Monsieur Artaud” mantiene la linea melodica del brano precedente, mentre il testo racchiude l’anarchico bisogno dell’autore di contrastare le privazioni che ci vengono imposte, con una critica sociale piuttosto diretta ed un parallelismo con l’estroversione del protagonista del titolo. I suoni della natura ci introducono in “Amore tiepido”, dove Bramato esterna la propria fatica nel costruire un rapporto sentimentale per l’influenza della poca passione e di opprimenti fattori esterni, che lo portano a desistere.

“L’ultimo cowboy” può essere intesa come una sorta di lettera scritta dal protagonista, che in questo caso è un ranchero, ed indirizzata alla propria amata, in cui viene esposta una descrizione delle sue attività “wrangleriane” ed il forte desiderio di un ricongiungimento. “Martedì film” va a chiudere il long play, con un remake di “Lunedì cinema” degli Stadio con Lucio Dalla: una sorta di omaggio, che calza a pennello con il mood dell’intero lavoro.

“Suoni Crudi” è un lavoro dove nulla viene lasciato al caso, con una forte componente critica ed emotiva cantautorale difficilmente individuabile nei progetti che ci vengono propinati quotidianamente. Anche all’interno dei segmenti strumentali c’è un’evidente attenzione ai dettagli, in perfetta contrapposizione con la recessione artistica e culturale che stiamo affrontando: complimenti vivissimi a Frank Bramato, “L’ultimo cowboy” della musica nostrana.

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