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Fulminacci – CALCINACCI | Recensione | Primo Ascolto

Attraverso “CALCINACCI“, il buon Fulminacci ci permette di ricostruire pezzo dopo pezzo le nostre anime rotte, con Golden Years alla produzione che ci trasporta in melodie pop, elettroniche e acustiche capaci di far brillare al massimo i testi ironici e disillusi dell’artista.

Un album che sembra nato per stare addosso alle persone: non per consolarle, ma per farle sentire meno sole nelle loro crepe. Fulminacci racconta il quotidiano senza filtri, con quella sincerità un po’ storta che appartiene solo a chi osserva davvero. “Calcinacci” è fatto di momenti minuscoli che diventano enormi, di pensieri che non diciamo mai a nessuno e di verità che ci scappano di bocca quando siamo stanchi: è un disco che non pretende di insegnare nulla, ma riesce comunque a farci vedere meglio noi stessi.

È stato bello, anche se è successo soltanto nella mia testa”: inizia così il disco, con “Indispensabile”, e ci riconosciamo subito parte attiva di questa necessità arrivata senza alcun preavviso. Una serata iniziata in modo normale e finita con un filo rosso che iniziamo ad inseguire; potremmo morire senza quello sguardo nel nostro, ma dobbiamo rassegnarci ad abbandonare l’ennesima dipendenza che abbiamo abbracciato. E allora gridiamo al cielo “Maledetto me”, mentre camminiamo per le vie di Roma insieme all’artista.

Le immagini scorrono davanti ai nostri occhi attraverso le orecchie, e rimaniamo spiazzati quando ci imbattiamo nel nostro vecchio amore impossibile. Proseguiamo nel traffico con i pensieri che si accavallano, giurando che ci rivedremo presto: centomila promesse che non manterremo mai. La nostalgia beffarda di “Stupida sfortuna”, che abbiamo imparato ad amare sul palco dell’Ariston, ci accompagna “Da qualche parte in Italia”, dove ci perdiamo per ritrovare un amore che ci risveglia dal torpore, unica fonte di energia interna ed esterna, capace di rinchiudere tutta la nostra tristezza in una cassaforte e buttarne la chiave.Le immagini scorrono davanti ai nostri occhi attraverso le orecchie, e rimaniamo spiazzati quando ci imbattiamo nel nostro vecchio amore impossibile. Proseguiamo nel traffico con i pensieri che si accavallano, giurando che ci rivedremo presto: centomila promesse che non manterremo mai. La nostalgia beffarda di \”Stupida sfortuna\”, che abbiamo imparato ad amare sul palco dell’Ariston, ci accompagna \”Da qualche parte in Italia\”, dove ci perdiamo per ritrovare un amore che ci risveglia dal torpore, unica fonte di energia interna ed esterna, capace di rinchiudere tutta la nostra tristezza in una cassaforte e buttarne la chiave.

“Casomai” un giorno lo capiremo, cos’hanno gli altri che noi non abbiamo; per ora siamo costretti a guardare le persone sbagliate stare insieme, muovendo la testa a tempo con il nostro cuore che batte. Torniamo indietro di quasi trent’anni con “Fantasia 2000”: le voci di Fulminacci e Franco126 si intrecciano e ritrovano le piccole parti di noi che avevamo perso lungo il percorso. Posti segreti dimenticati, che hanno nascosto per sempre intere generazioni, cambiando anche chi aveva giurato che sarebbe rimasto lo stesso per sempre.

Non è “Niente di particolare” se ci sentiamo “Meno di zero”: non sappiamo che ne sarà di noi, ma siamo certi che gli errori di chi è venuto prima stanno tornando sulle nostre teste come un boomerang. E quindi sono 80€ a settimana di analisi. L’Apocalisse è una scusa debole per dire che non va “Tutto bene”, ma mettere da parte i nostri piccoli sogni per guardare sempre e comunque in faccia la realtà ci fa sentire come quando la pioggia fine entra nelle scarpe e ci bagna i calzini. E non abbiamo tempo di cambiarli.

“Mitomani”, con il featuring di Tutti Fenomeni, racconta con ironia la vita degli artisti, spesso additati come nullafacenti e che per una fortuna qualunque “ce l’hanno fatta”. Andiamo verso un mare estivo “Sottocosto”, sperando di non tornare più, ma inevitabilmente finiremo a recuperare le piante dal portiere, ricominciando la nostra vita che non è “Nulla di stupefacente”. Non diciamo mai la verità quando ci chiedono come stiamo, convinti di non dover gravare sugli altri; ma forse, a volte, lasciar scorrere il tempo solo per dire di essere sopravvissuti non è la scelta giusta. Magari ci serve solo “L’avventura”, ma quella giusta…

Insomma, “CALCINACCI” è una catena di emozioni che tocca le corde più ironiche della malinconia, permettendoci di sorridere mentre scopriamo di aver perso un treno, di ballare sotto una pioggia che proprio non ci voleva, di andarcene: anche quando volevamo restare.

Traccia preferita: Indispensabile

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