info@primoascolto.it

Fulnlminacci – Tante care cose e altri successi [RECENSIONE]

Fulminacci ci regala dei nuovi brani, con una forma di nuova uscita un po’ demodè: a distanza di un anno, infatti, l’artista rilascia una riedizione del suo secondo album “Tante care cose”, all’interno del quale troviamo 4 pezzi inediti. Un’uscita anticipata dal singolo “Chitarre blu”, che avevo a suo tempo recensito come un ottimo lavoro: per questo ero decisamente curiosa di ascoltare il resto delle novità proposte da questo giovane ed eccezionale cantautore romano.

Come sensazione generale i nuovi brani (che sono appunto “Chitarre blu”, “Brutte Compagnie”, ”Sembra quasi” e “Aglio e Olio”) si amalgamano perfettamente alle vecchie tracce, come fossero nati fin da subito per essere un corpo unico. La forza sensazionale di questo artista è sicuramente nei suoi testi: Fulminacci sa creare delle immagini cantautorali alla portata di tutti, con un tocco di poesia che non appesantisce mai lo scorrere del brano.

Nel dettaglio, “Brutte Compagnie” è uno spaccato di quel tipo di vita trascinata tra l’ozio e la non consapevolezza dei propri obbiettivi, tra troppe sigarette e pochi stimoli; il brano avanza pigro e la produzione sottolinea questo mood in maniera magistrale.
L’indie quello vero regna sovrano in Fulminacci, ma il suo approccio alla scrittura melodica e testuale è sempre inedita. “Aglio e Olio” è una sorpresa che forse non ci aspettavamo, in collaborazione con il collega Willie Peyote, nome cardine dell’indie italiano. Il brano ci regala un momento di respiro, la ricerca di una leggerezza buona ispirata dalla pausa e l’apprezzamento delle piccole cose, come la luna piena o l’aria che si respira all’esterno.
Ultima vera chicca che ci regala Fulminacci è “Sembra quasi”: preparate il fazzoletto, perché questo pezzo sembra quasi un film vintage con le clip a rallentatore e gli amanti che si scrivono da lontano e sentono la mancanza reciproca. Il testo racconta in maniera semplice ed efficace un amore che soffre della lontananza: “ma a Milano c’è la tua stessa luna, e io lo so che la stai guardando”.
Il brano inizia chitarra e voce e cresce pian piano senza perdere questo carattere intimo da ballata romantica.

Le citazioni musicali colte sono tante, come sempre sento i Beatles in tracce più melanconiche e i Tame Impala quando Fulminacci si fa prendere dal groove.
La produzione musicale di questo album è affidata quasi interamente ai produttori che seguono artisti dal calibro di Gazzelle, altro nome iconico dell’indie italiano, e non a caso la qualità si sente ad ogni battuta.
Sicuramente un’ottima nuova selezione di materiale ed uno stimolo a riamare anche i vecchi ascolti di “Tante care cose”, così da prepararci per il suo tour estivo e poter cantare finalmente in coro i suoi splendidi ritornelli.

 

TESTI
4.2/5
MUSICA
4/5
ORIGINALITA'
4/5

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *