
Il nuovo album di Gaia, “rosa dei venti“, rappresenta un significativo passo avanti nella carriera della cantautrice italo-brasiliana: questo progetto, composto da 13 tracce, è il primo interamente in italiano, e riflette una maturità anche personale che l’artista ha sviluppato nel corso degli anni.
“rosa dei venti” si distingue per la sua produzione musicale molto variegata, ed in alcuni casi anche raffinata: le influenze afrobeat e sudamericane si mescolano armoniosamente con il pop italiano, creando un sound cosmopolita che si poggia, comunque, a quell’urban di casa nostra che tanto piace alla fascia più giovane dei fruitori. Data la poliedricità del lavoro, anche le collaborazioni con artisti come Capo Plaza, Guè, Lorenzza e Toquinho permettere ai qui citati di trovare una sorta di zona di comfort all’interno del long play, pur senza sussulti clamorosi.

In “rosa dei venti” s’intrecciano diverse tematiche, comunque piuttosto comuni per una ragazza di 27 anni: c’è tanta indecisione emotiva, che viene però accompagnata da una tangibile crescita personale e determinazione, verificabile anche nell’uso di determinate liriche. Pezzi come “Cicatrice”, “Moon Veleno” e “Vento” mettono in luce il lato più vulnerabile e autentico di Gaia, mentre tracce come “Addicted” e “Ti fidavi” offrono momenti più ritmati e dinamici, talvolta spregiudicati anche nel testo.
C’è parecchio autotune, è vero, ma non lasciatevi ingannare: ad esempio in brani come “Bulletproof”, uno dei più spiazzanti a livello ritmico, Gaia si affida al correttore vocale come fosse uno strumento, e non per trovare un vero e proprio supporto; di contro “Chiamo io chiamo tu”, portata sul palco del Festival di Sanremo, sarà forse la più orecchiabile, ma è quella con meno carattere di tutto il lavoro, che comunque mostra complessivamente una buona personalità.

Insomma, Gaia con “rosa dei venti” ha messo in musica le sue influenze ed il suo percorso esistenziale: sa sperimentare ed essere al tempo stesso orecchiabile, e riesce ad essere introspettiva ma anche sfacciata, facendo di necessità virtù. Magari non sarà l’album della vita, ma dopo “SESSO E SAMBA” anche l’estate 2025 può essere, di nuovo, affar suo.








