
Lo scorso 19 giugno è uscito “AMOREx3”, il nuovo EP di GIOVAPIÙGIOVA: un viaggio sonoro tra elettronica emotiva, pop e R&B che racconta identità fluide, dipendenze affettive e il coraggio di vivere senza definizioni rigide.
In questa intervista esclusiva, Giovanni Secci rivela come il progetto sia nato dalla consapevolezza che tutte le canzoni parlavano della stessa trasformazione interiore. Dal sound istintivo e libero alle riflessioni più intime su amore e sincerità, fino al ritorno a Supernova Dischi per mantenere autentico il suo universo artistico.
«AMOREx3 è uno spazio dove chiunque può riconoscersi», spiega. Un lavoro maturo, che segna il passaggio da chi voleva piacere a chi sceglie di essere vero.
Ciao Giovanni, benvenuto su Primo Ascolto. Pochi giorni fa è uscito “AMORE X3”, un progetto che, più che una semplice raccolta di brani, sembra un viaggio dentro la tua personalissima trasformazione emotiva. Quando hai capito che questo EP sarebbe stato il modo giusto per raccontare ciò che cambia dentro di noi?
Credo quando mi sono accorto che queste canzoni non stavano raccontando episodi diversi, ma la stessa trasformazione. Cambiavano i personaggi, cambiavano le situazioni, ma il filo era sempre quello: il modo in cui l’amore, le relazioni e l’identità ci trasformano.
A quel punto ho capito che non era più una raccolta di singoli. Era un progetto. “AMORE X3” è nato così: come uno spazio in cui chiunque possa riconoscersi senza dover per forza rientrare in una definizione.
È raro trovare un progetto che riesca ad infondere la stessa dose di sensibilità su sonorità diverse dal pop classico o dal cantautorato. Qual è stato il processo di costruzione del sound di “AMORE X3”? Hai lavorato più sull’istinto o sulla progettazione?
L’istinto è sempre l’inizio, ma poi c’è stato un lavoro molto consapevole. Mi piaceva l’idea che il suono si comportasse come le emozioni: a volte intimo, a volte violento, a volte quasi da club.
Per questo nel disco convivono momenti molto delicati e altri molto elettronici. Non volevo scegliere un genere, perché sarebbe andato contro il senso del progetto. Se il messaggio è che non dobbiamo sentirci costretti dentro una definizione, allora anche la musica doveva essere libera.

L’EP parla a chi vive in transizione, senza definizioni rigide: quanto la tua esperienza personale ha influenzato questa visione dell’identità e quanto invece c’è di “edulcorato” all’interno dei testi?
Parte sempre tutto da qualcosa che ho vissuto, ma non mi interessa fare il diario della mia vita. Mi interessa prendere un’emozione personale e renderla abbastanza aperta da poter appartenere anche a qualcun altro.
Se una persona ascolta una canzone e pensa “questa parla di me”, allora ha già smesso di parlare solo di me. È lì che la musica diventa un luogo d’incontro.
In “PARANOIA” chiudi ripetendo “voglio una vita più corta con te”: stai parlando di un amore totalizzante o di una forma di dipendenza emotiva che lo consuma?
Credo che quella frase esista proprio nel punto in cui è impossibile distinguere le due cose. Quando una relazione diventa una dipendenza, continui a chiamarla amore perché è più facile.
“PARANOIA” racconta quel momento lì, quando desiderio, paura della solitudine e bisogno dell’altro si confondono. Non volevo giudicare quel sentimento, volevo semplicemente raccontarlo per quello che è.
Da “Animali Notturni” sono passati ben quattro anni: quanto è cambiato Giovanni in questo periodo, come persona e come artista?
Tantissimo. Prima cercavo soprattutto di capire che artista volevo essere. Oggi mi interessa molto di più capire che persona voglio essere.
Credo che questa differenza si senta anche nella musica. Ho smesso di inseguire un’immagine e ho iniziato a costruire un linguaggio. Oggi sento di avere molto meno bisogno di piacere e molto più bisogno di essere sincero.

Quell’album uscì sotto la label di Dj Harsh e la distribuzione di una major, mentre questo EP porta la firma di Supernova Dischi, così come successe al tuo debutto del 2020 con “GIOVA + GIOVA”: cosa ti ha portato a tornare sui tuoi passi?
Per me non è stato un passo indietro, ma un ritorno in un posto in cui mi sento capito.
In questo momento avevo bisogno di lavorare con persone che condividessero prima di tutto la visione del progetto. “AMORE X3” è qualcosa di molto personale e avevo bisogno che venisse accompagnato senza cercare di renderlo diverso da quello che è.
Ogni progetto sembra chiudere un ciclo e aprirne un altro: dopo questo EP senti di aver trovato una nuova direzione?
Più che una direzione, credo di aver trovato una prospettiva. Ho capito che quello che mi interessa davvero non è appartenere a un genere musicale o raccontare una categoria di persone.
Mi interessa costruire uno spazio in cui chi ascolta possa sentirsi accolto. Se c’è una direzione, forse è questa.
Non hai ancora annunciato delle date per presentare il nuovo progetto. Hai in programma qualche live per questa estate?
Sì, e in realtà il progetto ha già iniziato a vivere dal vivo. Abbiamo voluto presentarlo la notte stessa dell’uscita dell’album, il 18 giugno, allo Yucca Festival di Padova, perché ci piaceva l’idea che quelle canzoni incontrassero subito le persone.
È stato un momento molto speciale. Quest’estate continueremo a portare “AMORE X3” in giro: l’11 luglio saremo all’Ultravox delle Cascine e il 7 agosto al Lumen di Firenze.
Anche il live, però, è pensato come un percorso. Sta crescendo insieme al progetto: ogni concerto aggiunge un pezzo, si evolve, cambia forma e si avvicina sempre di più all’immaginario elettronico del disco. Mi piace pensare che, proprio come “AMORE X3”, anche il live sia qualcosa in continua trasformazione.








