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Giulio Cantore – evasivo | Recensione | Primo Ascolto

Per chi non lo conoscesse, Giulio Cantore è un chitarrista, liutaio e cantautore che negli ultimi anni si è fatto strada nell’ambiente discografico indipendente. Partendo dalla Romagna nel 2016, con i suoi lavori (quattro album e tre EP) ha conquistato apprezzamenti non solo in Italia ma anche nel continente europeo, dove si è esibito in molteplici occasioni (spesso in tour con il collega britannico Paul Armfield) tra Germania, Svizzera, Inghilterra, Austria, Belgio e Francia.

Il quinto e ultimo LP in ordine d’uscita del suo importante catalogo s’intitola “evasivo” ed è stato pubblicato lo scorso 16 aprile, per la label di culto Brutture Moderne e Bajun Records. Tra le peculiarità di tale progetto rispetto ai suoi predecessori, è il fatto che sia interamente strumentale; inoltre, è frutto di un processo creativo assimilabile a quello delle “jam session” in sala prove: i dieci brani di cui è composto sono stati infatti registrati in diverse sessioni in studio, ma senza alcun arrangiamento scritto o spartito concordato previamente. Un’improvvisazione vera e propria guidata esclusivamente dal flusso musicale, che ha dato vita ad un suono piacevolmente armonioso, frutto della coesione dei numerosi musicisti che vi hanno partecipato e degli altrettanto numerosi strumenti musicali impiegati.

Dai grandi classici, come la chitarra in ogni sua distinzione (acustica, classica ed elettrica), basso, batteria, pianoforte, ad altri pur sempre noti ma più in disuso nel panorama discografico contemporaneo, come il flauto, il violino e il violoncello, passando infine per altri estremamente ricercati e sconosciuti ai più: moog, scacciapensieri, solara e weissenborn.

Da questa particolare genesi, deriva anche il concetto dietro il nome dell’album: durante l’ascolto di “evasivo” si respira infatti la voglia di condividere un percorso musicale con altri musicisti, improvvisando ed esplorando. Insomma, non esattamente ciò al quale il pubblico mainstream è oramai abituato, ma verso il quale, a nostro avviso, dovrebbe fare un passo incontro in quanto ritorno all’essenza dello strumento, al significato puro e crudo del suono, capace di suscitare emozioni anche senza la mediazione della parola.

“evasivo” è un’ottima medicina per l’orecchio, grazie ad una rassicurante tranquillità che la fa da padrona. Alcune brevissime introduzioni con interventi in dialetto forniscono comunque un utilissimo contesto e un ulteriore chiave di lettura ai brani, come nel singolo “Una Spanna da Terra”, dove la cadenza della voce iniziale sembra dare il via alla successiva melodia. Troviamo poi tracce più sperimentali e curiose come “Fantasma Formaggino”, ed altre come “Cavallette” con le quali immergersi in un’atmosfera quasi di campagna; meritevole di menzione anche l’apprezzabile mix di entrambi i filoni, in “Crisalide”, o l’attitudine western ma pacata di “Panoramica”.

Insomma, se avete bisogno di buttarvi su un progetto peculiare ed estemporaneo “evasivo* potrebbe fare al caso vostro: durante gli oltre 40 minuti di durata del progetto l’ascolto non ne esce mai appesantito né ridondante, grazie alla multiformità dell’esperienza sonora proposta.


Traccia preferita: “Fantasma Formaggino”

 

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