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Giuse The Lizia: ‘Vi racconto “Come minimo”, il mio nuovo EP’ [INTERVISTA]

Se cresci a Palermo e a 18 anni ti trasferisci a Bologna hai tante cose da dire. Che Giuseppe Puleo, vero nome di Giuse The Lizia, promettesse bene era facile capirlo già dal suo primo singolo d’esordio Vietnam con Mr Monkey. E possiamo dire, ma ovviamente il responso finale spetta anche a voi, che con Come Minimo non ha per nulla tradito le aspettative anche se scontato da dire

Facile dirlo penserete, ma con con il suo flusso imprevedibile e un fiume di parole spiattellate dritte in faccia, l’artista palermitano è riuscito ad aprire un varco tra le cuffiette e le orecchie degli ascoltatori toccando le corde giuste. Le corde di chi ha dato inizio a un percorso inaspettato in cui perdersi completamente in un mix di sei brani prodotti quasi tutti da produttori diversi.

 

A rileggere la sua bio, fa strano anche sapere che la musica non era trai suoi piani, per uno che da buon siciliano ascoltava Battiato già in fase pre natale. Per un artista che riesce a mescolare in modo semplice rap e cantautorato come zucchero e caffè.

Certo, Come minimo non è un inno alla felicità, è stato concepito in un periodo che per vari motivi ricorderemo tutti, inutile ricordarli ma a volte è troppo facile scappare da sé stessi. La vera forza sta anche nel sapersi fermare, concedersi una pausa, analizzare le proprie paure, i propri sentimenti, miscelare le vibes così come sono riusciti a fare sapientemente in questo nuovo EP e renderci conto che magari tutto passa, con il tempo o con il coraggio, la scelta sta a voi.

Per rimettere un po’ di ordine e provare a capirci un po’ di in più in generale, non solo su Come Minimo abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere, chiedendoli qualcosina in più sui suoi progetti ma soprattutto sulle sue ispirazioni e dei possibili in cui magari potremmo ritrovarcelo in futuro. 



Da Vietnam a Serate Toste passando per Magari poi ti passa, tutto sembra essere legato indissolubilmente, quasi alla ricerca sempre della stessa persona o comunque alla ricerca del giusto equilibrio. Quanto c’è di te dentro l’ultimo pezzo?

 

Dentro ogni traccia c’è buona parte della mia vita e del mio stato d’animo al momento della scrittura. L’ultimo pezzo è particolarmente legato ad un periodo non troppo allegro ed è forse la canzone in cui sono stato davvero onesto.



Tassello dopo tassello, stiamo scoprendo sempre più di te, dove vuole arrivare Giuse The Lizia?

 

Bella domanda. Non darsi punti d’arrivo e vedere ogni metro come una grande conquista credo sia il modo giusto per non rimanerci male se ad un certo punto ti si buca la ruota. Per adesso prendo tutto come viene.



In Serate Toste in particolare c’è una citazione che non può passare inosservata. Visto che sei siciliano anche tu, possiamo dire che Battiato è una delle tue ispirazioni?

 

Battiato è uno di famiglia. L’ascoltavo già in fase prenatale. Quando ci ha lasciati è stato durissimo, è stato come perdere un parente.



Nonostante tutto, il periodo sentimentale instabile e la relazione che ti ha consumato, questo singolo tocca in maniera inesorabile la quotidianità. Quanto è importante appunto “prendersi del tempo” e fare le cose per bene? Anche in campo musicale s’intende.

 

Fondamentale. Viviamo nell’epoca del tutto e subito, e anch’io ne faccio parte nonostante capisco quanto sia deleterio “correre” sia in ambito amoroso che lavorativo che in qualsiasi altro. L’unica cosa che possiamo fare è rallentare quando ci rendiamo conto di star perdendo la bellezza dei momenti.



Il nuovo singolo invece ti vede collaborare con un nuovo produttore, se prima ti abbiamo visto esordire con Mr. Monkey, poi con Bais, adesso tocca a Francesco Fugazza. Quanto è stato importante il suo tocco nel flusso imprevedibile e nel fiume di parole che hai creato?

 

Lavorare con Fugazza mi ha aperto il cervello, ricordo che abbiamo chiacchierato molto riguardo la musica ed anche riguarda la vita, sia mia che sua. A livello musicale ha inserito bassi e synth che portano indelebilmente la sua firma. Un grande

 

Quali sono le ispirazioni dietro Come minimo? In che periodo l’hai scritto?

 

Primo lockdown. Un periodo di merda, lontano dai miei amici e dalla mia ragazza con cui avevamo appena cominciato una storia mezza seria. Mi spaventava quella dimensione solitaria ed infatti ho messo dentro a Come minimo tutte quelle vibes.

 

Per un possibile disco, c’è un/a artista con cui ti piacerebbe collaborare? Magari vicino alle tue sonorità.

 

Ce ne sono tanti. Secondo me sperimentare con gente anche lontana dal mio genere sarebbe la vera figata. Ultimamente sono fissato con Chiello, a caldo direi lui.

 

Intervista a cura di Emanuele Mattia D’Angelo

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