
Attraverso “FUORI MENÙ”, il producer Golden Years unisce quindici artisti e crea un mondo completamente nuovo, in cui la musica è sia protagonista che spettatrice: ci concede di provare qualsiasi tipo di sentimento senza mai essere invadente, rendendo questo progetto discografico quasi un manifesto della figura del produttore.
Iniziamo con “Sentirsi soli” in cui Calcutta e il suo indie pop nostalgico ci introducono all’interno di una giornata come tante, in cui fumiamo guardando fuori dalla finestra, riflettendo che tutto passa: dai gabbiani in cielo alle storie d’amore che durano il tempo di un battito di ciglia, l’unico sentimento che veramente non passerà mai è proprio quello di sentirsi soli. Accettiamo questa situazione sapendo che non possiamo farci nulla e atterriamo con il cuore a “Anche Se Ti Amo”: le voci di Frah Quintale, nayt e prima stanza a destra ci raccontano quanto sia difficile ritornare da una persona che ci ha lasciato l’amaro in bocca, alzando i suoi muri, ma della quale siamo ancora perdutamente innamorati. Non riusciamo a perdere la sensazione di essere semplicemente la sostanza per riempire un contenitore vuoto e, nel momento in cui ci convinciamo che siano tutte nostre paranoie e lasciamo il mazzo di chiavi della nostra cantina interiore a chi dovrebbe entrare a sistemare, rimaniamo soli al buio, con la luce rotta.

Prendiamo due strade differenti e cerchiamo di non incontrarci più mentre raggiungiamo “L’appartamento” con Masamasa: un raggio di sole colpisce quel muro verde mela, timido osservatore della crescita di un amore dapprima acerbo diventato una convivenza naturale. “Tighididà” ci porta dentro una festa capitanata da Franco126 e Dov’è Liana in cui siamo circondati da persone, ma solamente una ci passa la scossa quando la sfioriamo: i nostri occhi si incrociano e sappiamo già che, mentre il tramonto si trasforma in crepuscolo, entreremo dentro una bolla privata, in cui saremo incapaci di dire di no.
“Finita Burrasca” ci lascia a Fulminacci e all’inizio dell’estate con “Sottocosto” e mentre stiamo partendo ripensiamo a quei momenti passati insieme che continuano a ritornarci in mente come onde sulla spiaggia: voliamo via senza guardarci indietro e programmiamo di non ritornare più, mentre un dolce sax ci accompagna nel traffico e c’introduce nella freschezza di “Morena”. Sano e Tutti i Fenomeni tornano con i ricordi alla scorsa stagione estiva, ritrovando due occhi pieni di rabbia che si addolciscono solamente quando incontrano i nostri. “Amarti non è mai stato un problema, ma solo un meccanismo di difesa”: cerchiamo di scrollarci di dosso questa sensazione di angoscia che ci provoca lasciarci andare completamente a qualcuno e di nuovo Franco126 con “Bolle di Sapone” lancia una maledizione a chi l’ha fatto soffrire, dove per ogni sfortuna sarà lui il fautore.

Non tutto va come deve andare, ma ogni piccola deviazione ci guida verso il nostro percorso personale raggiungendo “La Distanza”. Ariete e Lorenzza uniscono i loro stili così diversi per cantare di un amore finito ma mai davvero abbandonato, e non riusciremo più a far cadere le nostre difese, dopo aver imparato a ferirci da chi ci ha ferito. Drast e faccianuvola stravolgono tutto con “Signorina Ciao”, in cui la forte impronta elettronica ci lascia in mezzo al mare dei nostri sentimenti, mentre guardiamo le stelle cadere e saltiamo di ricordo in ricordo, parlando tutte le lingue e nessuna allo stesso momento. Chiude l’elenco dei brani collaborativi Coez con “Mai”, che ritorna indietro nel tempo, riconoscendo di stare bene, ma non come quella volta insieme, che vivrà sempre senza pagare l’affitto all’interno della sua mente. Non riusciamo a fare pace con il passato, ma oltre al pensiero costante, non possiamo fare altro che lasciarci trascinare via dalla routine quotidiana in mezzo al traffico; “Titoli!” è la degna conclusione di un album che racconta il viaggio di una vita, cantanto da più voci, ma pur sempre autentico.
“FUORI MENÙ” di Golden Years non va considerato solamente come un progetto corale e collaborativo in cui la produzione si intreccia completamente con le voci: è un pezzo di noi, che si lega ad ogni brano e ci porta con la mente a riscoprire sensazioni che avevamo chiuso a doppia mandata dentro un cassetto dimenticato.








