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Graman – Anedonia [RECENSIONE]

Dopo tanta, tantissima gavetta il 24enne Graman (pseudonimo di Roberto Graziano) ha pubblicato lo scorso 27 novembre la sua prima raccolta d’inediti intitolata “Anedonia”, edita da Aurora Dischi.
Sette brani ben riassunti dal nome dato al progetto, che sta a significare l’incapacità di provare piacere o soddisfazione: da qui, infatti, nascono i turbamenti emotivi dell’autore, che vengono manifestati tramite brani più malinconici (“Occhi China”, o la più spensierata “Nacchere”), sentimentalmente riflessivi (“Travi storte”) o colmi di rimpianti (“Escamotage”).
Graman cerca così di lasciarsi alle spalle le proprie sofferenze sentimentali, anche se l’influenza di ciò che è stato in passato lo condiziona: succede in “Quello che sei”, episodio preventivabile in una convalescenza passionale; ed anche “Bunker”, brano di chiusura del progetto, conferma l’attuale blocco emozionale di un autore perennemente con “la testa altrove”.
“Anedonia” è un progetto sensato e musicalmente apprezzabile, anche se l’urban pop utilizzato mantiene una linea poco elaborata ma comunque adatta al mood riflessivo: servirebbe uno stile più peculiare per differenziarsi da un mercato attualmente saturo, quella personalità che Graman avrà modo e tempo di sviluppare nei prossimi lavori.

TRACCIA PREFERITA: TRAVI STORTE

TESTI
3.5/5
MUSICA
3.3/5
ORIGINALITA'
3.3/5

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