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Hot Ice: “Riuscire a far riflettere con la musica è la mia sfida” [INTERVISTA]

Negli ultimi anni la figura del rapper ha assunto diversi significati e comportamenti: c’è chi ha deciso di perseguire le mode del momento, dalla trap alla drill, e chi invece preferisce puntare tutto sul valore lirico dei propri pezzi.

Hot Ice fa senza dubbio parte di questa seconda categoria: attivo da oltre un decennio ha sempre mostrato un attitudine particolare, che lo ha portato a proporre temi sociali e profondi, a costo di rinunciare alle mode del momento. Pochi giorni fa è uscito “Madre Terra“, il suo nuovo brano, che ha riportato l’attenzione su un tema delicato come l’uguaglianza e la multietnicità pur utilizzando sonorità leggere, estive, dalle peculiarità quasi reggae. L’abbiamo intervistato, per comprendere come è nato questo nuovo singolo ed ottenere qualche informazione in più sui suoi progetti futuri.

Ciao Giacomo e benvenuto su Primo Ascolto. È fuori da pochi giorni “Madre Terra”, brano che conferma la tua grande verve produttiva del periodo dopo un 2021 insolitamente avaro di release: quella dello scorso anno è stata una pausa programmata oppure dettata dal corso naturale degli eventi?

Ciao a tutti e grazie per questo spazio.
Bè, diciamo metà e metà. Gli effetti del Covid per me si sono sentiti in modo differito, nel senso che nel 2020 ho potuto pubblicare vari lavori perché almeno musicalmente erano già pronti da prima. Chiuso quel ciclo, non avevo ancora pronto nuovo materiale, e a livello pandemico è successo quel che sappiamo. C’è da considerare poi che quest’ultimo progetto lo stavo portando avanti con musicisti di Avellino, quindi per forza di cose abbiamo dovuto lavorare a distanza in quel periodo, con tutti i limiti del caso.
Però tutto ciò mi ha permesso di valutare come arrivare alla pubblicazione, e nel frattempo ho iniziato anche ad essere seguito dal Management di Zero Etichette, che mi ha dato un’ulteriore spinta nel portare a termine questo progetto.

Torniamo a “Madre Terra”, il nuovo singolo: un pezzo dal forte impatto sociale, come lo fu la pubblicazione di “Diamanti Grezzi”, il tuo brano più ascoltato in assoluto sulle principali piattaforme streaming. Credi che avere la fama di rapper “impegnato” possa portare aspettative sempre più elevate da parte di chi ti segue?

Fondamentalmente mi è sempre piaciuto trattare tematiche sociali o affini, l’ho sempre visto come un modo per lasciare un messaggio con la musica e anche come una sfida. Ciò non esclude la possibilità di parlare di cose più frivole, c’è bisogno anche di leggerezza. Però dal momento che credo che la scrittura sia uno dei miei punti di forza, cerco di farla fruttare pienamente. Quindi per me è abbastanza naturale provare a documentarmi e approfondire le questioni di cui voglio parlare. E quello che mi piace fare maggiormente è fornire nuovi punti di vista, spesso in modo provocatorio, proprio per indurre a riflettere ancora di più. D’altronde, con certi argomenti è facile cadere nella banalità e nella retorica, che è proprio quello che vorrei evitare. Molto probabilmente, considerando le modalità di fruizione della musica oggigiorno, il target a cui si riferisce la mia musica risulterà più selezionato, ma va bene così, perché magari si tratterà di persone che ascolteranno i pezzi più volte per capirne a fondo il significato e che si rivedranno in un modo o nell’altro nelle tematiche di cui parlo.

Raccontaci la genesi del brano: quando è stato concepito? A quanto pare il testo risale a più di qualche mese fa, quando ancora il conflitto in Ucraina pareva difficilmente pronosticabile: il riferimento alla tematica della guerra si è rivelato tristemente premonitore…

Purtroppo sì, ma d’altra parte la storia è abbastanza ciclica, anche perché sembra che non impariamo mai dai nostri errori. In ogni caso, spero che nel mio piccolo questo brano possa essere un ulteriore richiamo ad una situazione di pace.
Il testo in realtà ha almeno 4 anni, ma i primi semi li avevo piantati già in precedenza. Successivamente, ho ripreso in mano l’idea originaria insieme al cantautore Michele Faggion, arrivando alla struttura definitiva. E dopo varie vicissitudini, è stato creato l’arrangiamento finale insieme a Simone Vignola, Marco Iantosca e gli altri professionisti di Avellino con cui ho lavorato.

Complimenti anche per il videoclip: nonostante il mood leggero della musica, infatti, riesce a far riflettere il fruitore finale. Come avete proceduto per reclutare attori e comparse?

Parte delle comparse sono miei amici, alcuni dei quali facenti parte della compagnia teatrale Streben Teatro. Ma le persone più difficili da reclutare sono state quelle che esprimono la diversità etnica di cui parlo nel brano. E per arrivare a questo risultato mi sono mosso in maniera diversificata: da una parte, tramite conoscenze del mio manager; poi, su suggerimento del regista, tramite casting online su siti e gruppi di attori e comparse; e addirittura, sono riuscito a coinvolgere alcuni ragazzi in modo quasi casuale fermandoli ad uno Street Food dalle mie parti. Alla fine, dunque, si sono incontrati soggetti provenienti da varie realtà (alcuni dei quali con parecchie ore di strada da fare), ma nonostante questo credo siano riusciti tutti a creare nel video un clima di divertimento e spensieratezza come se si conoscessero da tempo. Ed era esattamente l’effetto che volevo ottenere.

Nel corso degli anni hai diviso il palco con artisti urban-rap tanto importanti quanto diversi tra loro, come ad esempio Achille Lauro e Tormento, o più pop, come Francesca Michielin. Qual’è quello che ti ha sorpreso maggiormente, per capacità e professionalità?

Coloro che ammiro davvero moltissimo per queste caratteristiche sono sicuramente i Jalisse, anche perché, avendo avuto modo di collaborarci in live più volte, ho potuto osservare meglio il “dietro le quinte” delle loro serate e vedere come gestivano il tutto. Ho sempre pensato che la professionalità fosse una cosa che andasse oltre al blasone, alla fama in sé e per sé, e sono ancora convinto di ciò. Si tratta di cose che puoi verificare solo sul campo, e che partono dall’atteggiamento mentale. Non basta salire e suonare, ci vuole grande rispetto per i vari artisti che si esibiscono con te, puntualità, precisione, anche in tutti quegli aspetti extra-musicali (amministrativi o legali) che spesso vengono sottovalutati.

Sulle piattaforme streaming non compare tutta la tua discografia pre 2018, compreso il tuo unico album “Frammenti di Ghiaccio”, del 2014: a cosa è dovuta questa scelta?

Premetto che nel tempo ho un po’ rinnegato la definizione di “album” per quel progetto, finendo per ribattezzarlo come “raccolta di brani”. La sua genesi, e a maggior ragione quella di lavori precedenti, è particolare e sicuramente con molte meno consapevolezze di adesso. Tante registrazioni erano home made, spesso i missaggi non avvenivano con piste separate, il livello qualitativo dal punto di vista del suono non credo fosse eccelso. Ciò non toglie che si tratti di progetti che mi hanno dato tante soddisfazioni, sia a livello live che in generale.
Poi, per quanto riguarda la tecnologia io purtroppo arrivo sempre in ritardo. Ho iniziato a fare musica quando YouTube era a malapena utilizzato. Spotify l’ho scoperto relativamente tardi, e non ho mai sentito l’esigenza di dover “recuperare” i lavori vecchi. Piuttosto, avevo creato un profilo SoundCloud dove poter racchiudere anche i progetti di quegli anni, in modo da avere quasi tutto in un unico posto. Ma per quanto riguarda il resto delle piattaforme, ho pensato solo a proseguire il percorso da lì in avanti.

Prima di salutarci ti chiedo: cosa dobbiamo aspettarci, a livello artistico e discografico, dal futuro prossimo di Hot Ice?

Prima di tutto, spero presto di tornare in live in modo più continuativo. Poi, vorrei cercare di portare a termine altri lavori in corso, tra cui un progetto con i Brain Smokerz e addirittura un musical con il cantautore Gilberto Ongaro. E sicuramente varie collaborazioni, sia con rappers che con altri artisti, che vedranno la luce già nei prossimi mesi. E poi chissà, le idee non mancano ma dovrò capire cosa sarà fattibile e cosa no.

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