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iBerlino – analog:ca | Recensione | Primo Ascolto

 

Il progetto musicale bolognese iBerlino, composto da Mirko di Francescantonio e Fabio Pulcini, ci propone il loro quarto lavoro discografico: “analog:ca” è un disco che, come di consueto, unisce la forte sperimentazione strumentale, fulcro del progetto, al cantautorato, con l’aggiunta di un terzo componente, il tempo. 

 

Qui il passato e il presente si fondono, non solo musicalmente, ma anche in un modo profondamente insito dentro di noi, che ci fa chiedere “può il passato, ritornare? Possono le persone che abbiamo perso lungo la via, ritrovare il nostro cammino?”. “Il mare dall’intercity 611” ci porta già nel profondo della sperimentazione musicale, trattandosi di un brano quasi totalmente strumentale (se si escludono i piccoli frammenti di voce intervallati da suoni metallici e digitali), come se fossimo dentro una vera astronave e non in un treno che, lentamente, ci porta alla nostra destinazione. Che poi, quale dovrebbe essere la fine del nostro viaggio? 

 

Non lo sappiamo, siamo solo all’inizio dell’avventura e dobbiamo ancora scoprire i molti volti di questo disco. Ci lasciamo dunque cullare dal dondolio del treno e raggiungiamo “Alba 01424”: ci accorgiamo che siamo rimasti soli, chiusi fuori dalla luna, in uno spazio tempo che non ci appartiene, e più proviamo a crescere per raggiungere le persone che percepiamo da lontano più ci sembra di andare incontro ad una follia incessante. Ma ecco l’alba, che ci porta via da questo incubo notturno e ci risveglia: come da un sogno infinito risorgiamo e, finalmente, respiriamo di nuovo.

 

In “Cresce grande, doce lua” troviamo voci che provengono dal passato o dalla quotidianità, tutte mescolate insieme come una grande festa; una chitarra accompagna la gioia dello stare insieme, del trovare il proprio posto nel mondo, circondato da persone che in qualche modo ne fanno parte e non vorremmo mai cambiare questa sensazione di casa che sentiamo dentro di noi quando sentiamo quelle voci. Cambiamo totalmente stile e sensazioni con “Tekno Bibbia Metropolitana” e siamo in mezzo ad una città così trafficata che non riusciamo più a capire cosa ci sta succedendo: è notte, non vediamo altro che luci intermittenti, impulsi, musica ripetuta e martellante. Ci rifugiamo dentro la metropolitana e rimaniamo accecati da una luce improvvisa e potente; ci perdiamo dentro le linee senza sapere dove siamo e dove dobbiamo scendere, allora scorriamo come il sangue dentro di noi, come il traffico sopra le nostre teste, come un fiume pieno e intenso, fino a fermarci al capolinea.

 

Scende la pioggia dentro e sopra di noi “Nell’ora senza una gravità”, e siamo tutti uniti da quest’acqua che scroscia e ci bagna, lava via le nostre identità, ci rende persone completamente nuove e dopo il primo tuono, siamo già cambiati: se in meglio o in peggio, non lo sappiamo. Mentre ascoltiamo “Fantasmi anni ‘80 in Viale Cappuccini” le sonorità disco vintage ci accompagnano e ci provocano allucinazioni stroboscopiche, tanto che dobbiamo chiudere gli occhi per vedere la realtà. Un solitario sax ci strappa dall’oblio e ci porta davanti alla nostra nuova sfida: aprendo quella porta davanti a noi, andremo avanti o torneremo indietro?

 

Sopra di noi solamente “Nuvoleh, nuvolah” che ci guidano verso un mondo fatto di contraddizioni, le stesse che ritroviamo dentro di noi ogni volta che ci confrontiamo con il mondo esterno. Il vento sta portando le nuvole lontano, cambiando la loro forma e rendendole completamente diverse da quelle che avevamo visto un minuto prima: la velocità con cui mutano è la stessa con cui lo facciamo noi, quando prendiamo un percorso invece di un altro e ci abbandoniamo alla sensazione di oblio dell’ignoto. Perchè alla fine “Siam segreti d’estate”, e il nostro cuore continuerà a scappare e volare alto, senza incontrare la ragione, quasi mai. 

 

“analog:ca” de iBerlino non è un progetto che punta alla standardizzazione o al mainstream: la forte sperimentazione ci consente di entrare all’interno del disco e trarre le nostre conclusioni, che possono variare da persona a persona, così come le sensazioni che ci attraversano ascoltandolo.

 

Traccia preferita: “Fantasmi anni ’80 in Viale Cappuccini”

 

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