- per Antonio Contu'
- in Novità
- on 12/10/2024
Articolo a cura di Francesco Ferri
“Il carrozzone va avanti da sé
Con le regine, i suoi fanti, i suoi re
Ridi, buffone, per scaramanzia
Così la morte va via”
Le parole che introducono “Il carrozzone”, brano del 1979 di Renato Zero, ci trasportano immediatamente in un viaggio onirico attraverso la vita e la morte. Subito il cantante si pone come un giullare dell’esistenza che ci sta per raccontare la vicenda più profonda e vera di tutto il creato: il viaggio della vita che ci porta, inevitabilmente, verso la morte. È proprio nella visione metaforica del “carrozzone” che possiamo osservare la nostra esistenza: il carrozzone della vita che va avanti da sé, con le regine, i re e tutti i personaggi che quotidianamente popolano la nostra esperienza su questa Terra. L’unico modo per contrastarla almeno illusoriamente? Fare come il buffone: ridere per scaramanzia così che la morte se ne vada…
“Musica, gente, cantate che poi
Uno alla volta si scende anche noi
Sotto a chi tocca, in doppio petto blu
Una mattina sei sceso anche tu”
Ogni giorno viviamo cercando di trovare il meglio dell’esistenza, fra musica, canti e socialità. Tutti cantiamo divertiti cercando di goderci tutto quanto, anche se tocca a tutti quanti scendere dal carrozzone, dopo aver viaggiato con quest’ultimo per gli anni che ci è concesso di vivere. Tutti devono scendere in doppiopetto blu, simbolo del vestito da funerale in cui tutti noi veniamo avvolti nel nostro ultimo commiato.
“Bella la vita che se ne va
Un fiore, un cielo, la tua ricca povertà
Il pane caldo, la tua poesia
Tu che stringevi la tua mano nella mia”
E qui arriviamo al ritornello. La prima frase è l’esaltazione totale della nostra esistenza. La caducità della vita vista come una parte importante del creato e, quindi, la naturale bellezza della vita. Perché è “Bella la vita che se ne va”, fra fiori, cielo, pane caldo e poesia, tutti elementi che arricchiscono la nostra esperienza. “Tu che stringevi la tua mano nella mia”, un gesto tenero e unico che ci racconta quanto siamo tremendamente e profondamente umani. Perché è quando scendiamo dal carrozzone che ci rendiamo conto davvero di tutte le bellezze della vita.

“”Bella la vita” dicevi tu
È un po’ mignotta e va con tutti, sì, però
Però, però
Proprio sul meglio
T’ha detto no”
“Bella la vita”, un mantra, un motto di vita. Ma c’è un gigantesco però: perché, proprio sul meglio, la vita dice no. Quando magari uno neanche se ne rende conto, quando magari neanche lo immagina lontanamente. Invece arriva il proprio momento. Perché la vita è un po’ mignotta e va con tutti. Però proprio sul meglio t’ha detto no.
“E il carrozzone riprende la via
Facce truccate di malinconia
Tempo per piangere, no, non ce n’è
Tutto continua anche senza di te”
E anche senza di te il carrozzone riprende la sua strada, senza fermarsi. Perché di tempo per piangere e disperarsi non ce n’é, neanche per le facce truccate di malinconia che affollano i funerali e gli eventi quando una persona muore. Tutto quanto continua anche senza di te e la vita non si ferma nonostante la tua dipartita. È questo il messaggio che il nostro fantomatico giullare ci sta esponendo.

“Bella la vita che se ne va
Vecchi cortili dove il tempo non ha età
I nostri sogni, la fantasia
Ridevi forte e la paura era allegria”
Le visioni oniriche di questo passaggio ci fa rendere conto di quanto la “Bella vita che se ne va” sia composta da altri elementi, altri piccoli tasselli che, incastrati fra loro, compongono l’enorme e indimenticabile puzzle della nostra esistenza. I sogni, la fantasia, i vecchi cortili dove il tempo non ha età e sembra tutto cristallizzato in un istante immateriale. Ed è durante la vita che si ride forte trasformando la paura in allegria. Perché la paura della morte impedisce di vivere, non di morire.
“”Bella la vita” dicevi tu
E t’ha imbrogliato e t’ha fottuto, proprio tu
Con le regine, con i suoi re
Il carrozzone va avanti da sé”
E qui si ripete nuovamente il mantra: “bella la vita”. Nonostante lo dicesti è proprio lei che ti ha imbrogliato, ti ha fottuto lasciandoti senza fiato. Perché, proprio con le regine e i re, il carrozzone della vita va avanti da sé, senza fermarsi mai.
“Il carrozzone” è uno dei pezzi più profondi e interessanti che siano stati scritti sulla vita, sulla caducità della nostra esperienza come esseri umani e su quanto sia importante attribuire la giusta profondità alla nostra esistenza. La canzone ci racconta infatti di come tutti noi viaggiamo su questo enorme carrozzone, fra gioia e tristezza, fra dolore e spensieratezza, in una costante disputa fra i nostri sentimenti che ci formano come uomini.
E quando arriva il nostro momento non c’è niente da fare: è l’ora di scendere e lasciare che la vita prosegua da sé, anche senza di noi. Ecco perché la musica non termina dopo l’ultima frase ma prosegue nella sua corsa, con sonorità calde e avvolgenti che ci trasportano in una dimensione festosa e felice, di serena accettazione del nostro destino. Perché non c’è niente di più intimamente e carnalmente umano di accettare la nostra fine, il nostro essere mortali e, quindi, destinati a scendere dal carrozzone. E quando avverrà, quest’ultimo proseguirà il suo percorso.
Perché con le regine, con i suoi re
il carrozzone va avanti da sé.








