- per Antonio Contu'
- in Novità
- on 26/09/2024
Articolo a cura di Francesco Ferri
“Sono venuto al mondo, un solo respiro senza il secondo
Poi mi hanno rapito e riempito il cielo di piombo
Sotto il passamontagna funzionari alla fame per i salari
Mi strappano ai miei fratelli tra gli spari”
Le frasi che aprono questo brano ci introducono in un racconto in cui il protagonista assoluto è il denaro. È il titolo stesso che ci ha introdotto perfettamente a quello che stiamo ascoltando: “Confessioni di una banconota” è un brano del 2007 dei Club Dogo, contenuto nell’album “Vile Denaro”, capolavoro del gruppo rap milanese.
La canzone in questione propone uno storytelling musicale davvero unico nel suo genere perché offre un punto di vista inedito in un brano: la visione di una banconota. Nel corso del pezzo la banconota si racconta, enuncia il suo percorso e le emozioni che la colpiscono durante i più disparati passaggi di mano che subisce, con un’intensità profondamente umana.
Inizia subito raccontando di come, dopo essere venuta al mondo, sia stata rapita, strappata dai propri fratelli, da uomini con il passamontagna. Questi ultimi definiti come “funzionari alla fame per i salari”, sottolineando immediatamente il forte impatto di critica sociale che il pezzo vuole urlare.
“Poi il cambio fu favorevole, scambio con l’onorevole
Giro delle due Americhe, sosta in cassette iberiche
E via, faccio qualche anno parcheggiato nascosto allo Stato
Euro rubato dell’eurodeputato”
La banconota racconta di essere stata trasportata fra le due Americhe da un politico, evidenziando molto bene il tragitto immenso che può compiere il denaro nel nostro mondo, fra Paesi agli antipodi e nazioni lontanissime fra loro. Viene inoltre depositata in cassette iberiche, quindi all’interno di qualche paradiso fiscale, molto probabilmente le Isole Canarie, dove rimane nascosta allo Stato.
“Dopo di nuovo fuori dalle banche
Scambiato per un’ora di una troia col cazzo nelle mutande
Mi girano e tirano linee bianche
Vivo con la paura, queste accendono paglie col contante”
Di nuovo inizia il suo percorso, di nuovo esce da una banca e compie il suo ciclo vitale, venendo utilizzata e scambiata di mano in mano. Prima viene ceduta a una prostituta come pagamento per una prestazione offerta, viene poi girata e utilizzata per assumere cocaina mentre dentro di sé prova paura perché teme di essere utilizzata per accendere delle sigarette, richiamando alla mente l’immagine iconografica del gangster che accende un sigaro con una banconota a cui ha dato fuoco.
“Poi ci fu la rapina e fui di un poco di buono di Comasina
Sparato per storie di cocaina
Poi un agente mi ha raccolto dal morto e una luce fluo
Gli racconta che sono vero e quindi ora sono suo”
Di nuovo sangue e violenza attorno alla banconota. Una nuova rapina, un piccolo criminale del quartiere Comasina, a Milano, la ottiene. Il suo rapporto con la banconota, però, ha vita molto breve: l’uomo viene ucciso per non meglio specificate storie di cocaina, forse per debiti con qualche spacciatore, ed è sul suo cadavere che un poliziotto trova la banconota, la ispeziona con la luce ultravioletta per verificarne la validità, e la ruba di nascosto, intascandosela.

“Riempiti la cassa, riempici la vasca
Casha quella tasca, gonfiala da pascià
Troppo non ti basta, sei un corrotto bastard
Gelo euro: Alaska, zero neuro, ingrassa
Riempiti la cassa, riempici la vasca
Casha quella tasca, gonfiala da pascià
Troppo non ti basta, sei un corrotto bastard
Gelo euro: Alaska, zero neuro, ingrassa”
E qui abbiamo il ritornello. Un’ode alla tracotanza, alla lussuria più sfrenata. Il desiderio sempre più ferino di possedere soldi su soldi, senza un limite. Con l’unico obbiettivo possibile di riempirsi le tasche e non limitarsi mai, perché “troppo non ti basta”.
“Fai ‘sto codice segreto lontano dallo sguardo indiscreto
E il bastardo ti sta dietro
Riportami da Ciro, di là dietro San Siro
Psicosi, cirrosi, non prenderlo mai in giro
Mi arrotola e fa un tiro
Conta i miei fratelli e ci fa belli con lo stiro”
Il racconto riprende con un nuovo episodio malavitoso. La banconota viene prelevata da un bancomat per essere portata da Ciro, un non meglio specificato elemento criminale che, dopo averla recuperata, la arrotola per utilizzarla con la cocaina e poi la mette insieme ad altre banconote, i suoi fratelli appunto, che stira per sistemarli e poterne comporre delle mazzette.
“Bordelli con me in giro
C’è gente dalla liquidità ingente, compra una quantità somma, forse se ne va in coma”
Il viaggio della banconota la porta in diversi bordelli all’interno dei quali incontra persone decisamente ricche e dal grande desiderio di spendere il proprio denaro, stordendosi fra alcool, droga e prostitute.

“Ora stringo mani unte, l’onorevole ha lei in mente
La moglie chiama, mente
Mi fa aspettare mentre
La bionda fa il merengue
Lo pompa, gli affonda unghie
Lui è venuto in un triste minuto e venticinque
Ansia in questa transazione, ma che bella sensazione”
La banconota passa di nuovo di mano in mano. Si trova a contatto con un onorevole che si svaga nel bordello. Mente alla moglie che lo chiama al telefono e si diverte con una bionda con cui consuma un rapporto sessuale definito “triste” per il minuto e venticinque di durata, emblematico della superficialità di questa “sveltina”. Molto bello il gioco di parole nell’ultima frase “Ansia in questa transazione, ma che bella sensazione”, giocando con l’ansia da prestazione. Nonostante l’ansia nello spendere denaro per del sesso, l’affermazione successiva risolve il dilemma sottolineando quanto sia bella la sensazione di giacere con una prostituta.
“Lei mi abbraccia, mo’ lavorerà in televisione
Vesto rosso, resto sporco, so che vuoi vedermi doppio
Scalda l’oppio e fallo, stando zitto parlo!”
La bionda è felice, abbraccia la banconota pensando al fatto che ora potrà lavorare in televisione, alludendo alle tante arrampicatrici sociali che, soprattutto negli anni d’oro della televisione commerciale, miravano a raggiungere il successo sul piccolo schermo senza alcuno scrupolo per poterlo ottenere.
“Riempiti la cassa, riempici la vasca
Casha quella tasca, gonfiala da pascià
Troppo non ti basta, sei un corrotto bastard
Gelo euro: Alaska, zero neuro, ingrassa
Riempiti la cassa, riempici la vasca
Casha quella tasca, gonfiala da pascià
Troppo non ti basta, sei un corrotto bastard
Gelo euro: Alaska, zero neuro, ingrassa”
Di nuovo il ritornello, di nuovo la lussuria e il desiderio di denaro. Di nuovo: “Troppo non ti basta”
“Quante mani mi hanno stretto o dato per un sacchetto
Con un panetto da un etto
O dentro nel materasso così mi portano a letto
Più è alta la pila, più è vero il rispetto”
La banconota stessa si chiede quante mani l’abbiano stretta, in quanti pugni sia passata. Scambiata per un sacchetto con all’interno i panetti di droga o sistemata in un materasso. Perché più è alta la pila, più è vero il rispetto.

“Sanno dove trovarmi, questo è il nostro segreto
Sanno dove lasciarmi se hanno qualcosa indietro
Ed ogni notte faccio un sogno
Sono come il Sole e tutto il mondo mi gira intorno”
La banconota ormai ha raggiunto la consapevolezza di essere veramente fondamentale, desiderata, bramata. “Sono come il Sole e tutto il mondo mi gira intorno”. Quale frase più iconica di questa per riassumere alla perfezione il desiderio profondo e intimo di tutti gli uomini che non sognano altro che stringere la banconota fra le mani.
“Salvador Dalì, fra’, disponibilità
Giornaliera non è mai esaurita
Quando passo la frontiera dolcevita
Una doccia, cambio faccia e la fedina ritorna pulita”
La banconota continua il proprio racconto, fra percorsi di malavita e affari loschi. E qui parla anche di come le basti una doccia, termine simbolico per definire il suo lavaggio sia fisico, per eliminare tracce di sostanze stupefacenti, sia simbolico, per “pulirla” insieme alle tantissime altre banconote ottenute illegalmente e quindi che necessitano di essere riciclate.
“Fumano nervosi bingo: li convinco come un mago con l’ipnosi
Li piego, scoliosi
La strada mi stropiccia, abuso, sudo e sclero
In banca massiccia pelliccia, fra’, fa sotto zero”
Convincere chiunque a fare qualsiasi cosa, per una banconota, è un gioco da ragazzi. Per lei tutti si piegano impotenti, come soggiogati da un tremendo incantesimo. La banconota racconta molto bene di come la vita di strada la stropicci e la abusi profondamente, ma che in banca si torna ad essere signori, con pelliccia e lusso.
“Non chiedere da dove provengono (Soldi, soldi, soldi)
Non chiedere da dove provengono (Soldi, soldi, soldi)
Non chiedere da dove provengono (Soldi, soldi, soldi)
Non chiedere da dove provengono (Soldi, soldi, soldi)
Soldi, soldi, soldi
Soldi, soldi, soldi
Soldi, soldi, soldi”
La conclusione del brano avviene con alcune frasi ripetute in loop. Il termine “soldi” ripetuto come un mantra, una parola chiave che risveglia dei sentimenti atavici e profondi.
“Confessioni di una banconota” è davvero un gioiello dello storytelling musicale e della musica rap. I Club Dogo i sono dimostrati capaci di raccontare una storia totalmente fuori dagli schemi, con una protagonista atipica e scegliendo di narrare tutto ciò che avviene in tutto il mondo, ogni singolo giorno, nascondendo fra le righe una fortissima critica sociale mascherata da un semplice racconto di strada e malavita. Pochi pezzi sanno raccontare la strada in modo semplice e chiaro come quest’ultimo, offrendo altresì un punto di vista e un narratore totalmente estranei alla narrazione musicale.
Una protagonista che comprende molto bene la sua importanza e la bramosia che le corre intorno.
Perché la banconota lo sa: “Sono come il Sole e tutto il mondo mi gira intorno”.
Tags: Analisi del testo, Club Dogo, Confessioni Di Una Banconota, rap italiano








