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Il “Disagio” esistenziale del mondo contemporaneo, descritto e cantato da Pietro Falco [INTERVISTA]

In un mondo dove le apparenze spesso sovrastano l’autenticità, il cantautore e polistrumentista Pietro Falco emerge come una voce di verità e introspezione.

Il suo ultimo singolo, “Disagio“, è un inno alla vulnerabilità umana e un’esortazione a vivere con genuinità: in questa intervista, esploreremo le sfumature del suo messaggio artistico e la sua visione sulle relazioni contemporanee, riuscendo a carpire anche qualche novità sui suoi progetti futuri.

Ciao Pietro, benvenuto su Primo Ascolto. È finalmente uscito “Disagio”, il brano che apre le danze all’uscita del tuo prossimo album: cosa ti ha spinto a scegliere questo pezzo piuttosto che altri?

Ciao a voi! Ho scelto questo pezzo perchè più di tutti sintetizza l’essenza del nuovo album e del progetto in generale, sia per la musica che per i testi. Rispetto al passato, in cui sostanzialmente raccontavo solo storie ed emozioni che vivevo in prima persona, negli ultimi tempi mi sono guardato intorno e ho cominciato ad avere un visione diversa. Mi sento completamente figlio del mio tempo e parte di questa generazione, fortunata e sfortunata allo stesso tempo.

Il “Disagio” può essere anche inteso come sensazione che si prova quando si perdono determinate certezze, andando a minare le nostre emozioni. A livello prettamente musicale ti trovi a tuo agio con l’attuale mercato discografico oppure, se potessi, torneresti indietro di qualche anno? Mi riferisco soprattutto all’attuale modalità di fruizione della musica, diventata un po’ troppo usa e getta con l’avvento delle piattaforme streaming…

E’ difficile vivere con serenità i nostri tempi senza aver la paura di essere in ritardo rispetto agli altri, poco performanti, non all’altezza. Questo sicuramente a causa del cattivo uso dei social, dove ognuno si sente quasi obbligato a mostrarsi “figo”, generando poi un effetto a catena che crea un danno enorme: far credere che quella sia la normalità. Per cui se vivi un momento di difficoltà, emotiva, economica, lavorativa e via dicendo, ti senti sbagliato e metti in discussione tutto, anche te stesso. I social sono uno strumento bellissimo e potente, ma vanno usati con cura e parsimonia. Per quanto riguarda la musica, credo che ci siano due lati opposti. Sicuramente è diventata usa e getta per la velocità e la frequenza con cui le cose ti passano sotto gli occhi e quindi la poca attenzione che le persone riservano all’arte. D’altra parte, però, è un periodo molto florido per la musica dal vivo. Ci sono migliaia di concerti. Anche la band più blasonate, che prima uscivano ogni 4 o 5 anni, adesso suonano praticamente ogni estate. Sono spesso nostalgico e penso che gli artisti del passato, anche grazie ad un pubblico diverso, avessero la possibilità di farsi veramente ascoltare nella loro totalità, ma guardo al presente e al futuro. Sono fiducioso…

A proposito: spesso hai deciso di affidarti all’autoproduzione, mentre in altri frangenti, come nel caso di “Mine”, hai affidato a terzi la distribuzione. C’è qualche motivo particolare che ti spinge verso un determinato modus operandi?

Ho avuto proposte da parte di molte etichette che però non erano in linea con le mie idee. Probabilmente avevano ragione, ma molti di loro hanno cercato di spingermi verso una strada già battuta e per loro più sicura. Io cerco di proporre un progetto che spazia dal Popal Funk, passando anche per il Blues o il Rock. Mi piacerebbe che le persone si avvicinassero a questi generi attraverso la formula Pop, o indie pop, con cui li propongo. La musica per me deve essere la massima espressione di libertà.

Nei primi passaggi del nuovo brano traspare, fin dal principio, una nitida critica sociale nei confronti di chi bada troppo all’apparenza. A proposito di ciò, qual’è il tuo rapporto con il mondo dei social network?

Li uso, in passato ne abusavo anche. Oggi più che altro mi prendo la parte buona dei social. Il fatto che ti avvicinano a chiunque, anche ai tuoi artisti preferiti, è stupendo. Ma bisogna stare attenti perchè spesso si tende a credere che quella sia la vita reale e non sempre è così. Io sono affezionato alla telefonata piuttosto che al messaggio fugace.

Invece la ripetizione, nei pressi del ritornello, di “Fermati qua / Pubblicità”, potrebbe essere inteso come una presa di posizione contro la pressione della società di aderire ad un certo stile di vita, anche quando questo non corrisponde ai propri bisogni?

Esattamente. C’è questa inutile necessità di omologarsi per non sentirsi fuori posto. Magari sono gli altri ad esserlo e non tu… vorrei che questo pensiero ci sfiorasse ogni tanto.

La scelta di rilasciare il tuo nuovo pezzo a fine giugno è strategica? Spesso alcuni artisti si affidano alle settimane estive per evitare il “traffico” dei mesi più ricchi di release ed ottenere maggiori feedback… Può essere questo il caso oppure è del tutto casuale?

A me piace uscire d’estate perchè mi sento vivo e quindi riesco ad essere maggiormente positivo e propositivo. Più che altro è questo il motivo che mi ha portato ad uscire a giugno.

Ultime curiosità, prima di salutarci: nell’estate 2023 in Sicilia componi il tuo nuovo disco, quando verrà annunciato ufficialmente? Sarà affiancato da un’attività live?

Sia benedetta quell’isola magnifica! A breve annunceremo la data, sicuramente in autunno. Ci sarà un tour. Da musicista, per me suonare dal vivo è la cosa più importante. Grazie per questa intervista. A presto!

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