
È uscito nella nottata di ieri il nuovo album di Irama, “Antologia Della Vita e Della Morte”: 14 brani, fra cui alcuni singoli usciti in precedenza, che raccontano la creazione artistica del cantante negli ultimi tre anni.
Un progetto ambizioso e profondo, a cui l’artista ci aveva preparato con diversi pezzi già amati dal grande pubblico, come “Tu no”, posizionatosi al quinto posto al Festival di Sanremo 2024, o “Galassie” uscito appena prima dell’estate di quest’anno. Il titolo, evocativo e importante, ci introduce al macrotema del progetto: la vita e la morte, i due estremi assoluti della nostra esistenza. Un ossimoro concettuale che si trasforma in figure complementari che rappresentano meglio di qualunque altra cosa “lo yin e lo yang”.

Irama ha voluto aprire l’album con il pezzo “Arizona” insieme ad Achille Lauro, la canzone più sui generis di tutto il progetto, dal retrogusto western e country che insieme al testo, quasi recitato, lo rende un pezzo molto originale. Si passa poi all’emozione a cui Irama ci ha sempre abituato: l’architettura musicale del suo album, infatti, si basa su fondamenta ben precise, ovvero amore e sentimento. E non parliamo solo di amore romantico e “mainstream”, ma ogni sfumatura di questa complessissima emozione che è capace di stregare e, al tempo stesso, esaltare così tanto l’animo umano. Il sapore dell’amore, in questo album, è però molto dolceamaro, ricco di sofferenza e storie ormai terminate nel dolore o in addii non pronunciati.
In “Polvere” il cantante si augura che la ex partner a cui lui, in passato, ha fatto del male, possa figurativamente fare polvere con le sue ossa. Irama, in molti suoi pezzi descrive spesso il dolore che un ex partner si rende conto di aver fatto subire a qualcuno per cui un tempo provava delle emozioni e al pentimento che lo soffoca; ciò accade anche in “Tutto tranne questo”, dove le riflessioni si susseguono proprio su questi temi. Le relazioni tossiche, il dolore che ci si trasmette a vicenda quando si sta insieme senza amarsi davvero ma solo per veleno, può far toccare il fondo, dove c’è solo “Buio”. E in questo brano Irama lo racconta molto bene, insieme a Giorgia, artista che sposa la sua voce a quella del cantante proprio come Elodie fa in “Ex”.

Nel disco è presente anche “Lentamente”, vera e propria punta di diamante, a mio avviso, dell’intera opera. Non a caso portata in gara quest’anno alla kermesse di Sanremo, è un sunto eccezionale di diversi concetti espressi dall’artista in vari brani dell’album. L’energia, l’emozione e la potenza della voce graffiante di Irama descrivono meglio di qualunque cosa la sua passione e il suo ardimento nell’esprimersi. Ma come il titolo racconta, non solo di vita, ma anche di morte è fatta la nostra esperienza in questo mondo. E il rimando avviene in “Mi mancherai moltissimo”, dove una sofferenza troppo grande porta via la voglia e la forza di vivere, riflettendo sul distacco e l’addio. Perché nonostante la morte sia una bugia, la mancanza non finisce mai.
Irama è riuscito a confezionare un progetto davvero interessante, dove le emozioni e la sofferenza, il dolore e la passione, trasportano il cantante e l’ascoltatore in un viaggio catartico per conoscersi meglio. Osservando la scena musicale italiana odierna spesso si muove una critica ormai diventata praticamente scontata e usata a sproposito: si dice che i cantanti di oggi, per la maggior parte, non sappiano realmente cantare, ed opinabile o meno che sia questa considerazione, è una riflessione che si sbriciola di fronte ad artisti come Irama.
Gusti a parte, è innegabile la qualità canora di questo artista che, insieme alla sua penna e capacità di scrittura, è oggi uno degli artisti più interessanti che abbiamo in Italia: “Antologia Della Vita e Della Morte” ne è un’ennesima prova.
Traccia preferita: “Lentamente”








