
Con “VITA MORTE MIRACOLI” J‑Ax firma il suo disco più identitario degli ultimi anni. Un progetto che arriva in un momento particolare della sua carriera: da una parte la ritrovata linfa con gli Articolo 31, dall’altra la necessità di ridefinire il proprio spazio solista dopo un decennio passato a oscillare tra pop, rap e mainstream radiofonico.
L’album si presenta come un percorso di transizione, un lavoro che non cerca la via facile e che mette al centro una domanda precisa: chi è oggi J‑Ax quando smette di inseguire ciò che “funziona” e si concentra su ciò che vuole dire davvero? Il risultato è un disco che mescola country, folk, pop‑rap e qualche incursione rock, con un taglio più politico e più personale del solito. Un lavoro che non ha affatto paura di mostrarsi imperfetto, ma che proprio in quelle imperfezioni trova la sua forza narrativa.

I primi due singoli lasciavano intendere una continuità con il mondo catchy e radiofonico, poi arriva “ODIO LA GENTE” e la direzione cambia: il country diventa centrale, l’ironia si fa più ruvida e Ax torna a osservare, con la sua solita lucidità, i costumi italiani. L’influenza di Jannacci è evidente, quasi un riferimento dichiarato. Dopo la sanremese “ITALIA STARTER PACK”, la titletrack “VITA MORTE MIRACOLI” conferma la nuova impronta: ritornello più radiofonico, sì, ma con un’anima pop‑folk che gli permette di raccontarsi tra autoironia e qualche stoccata su come viene percepito dal pubblico.
Con “F.R.&G.N.A.” Ax rientra nella sua comfort zone: un pop‑rap sentimentale che richiama i suoi classici dedicati alla moglie, un ponte ideale tra “Farlo con te (strappamutande) e “I Love You Baby”. “PELLE, OSSA & ALL STAR” è invece uno dei momenti più riusciti del disco: un western autobiografico dove Ax si mette nei panni di uno sparviero che ripercorre dubbi, cicatrici e scelte di vita.
“HIPPY YA YO (PERÒ ANCHE NO)” è il singolo che sta girando in radio: un brano che gioca sul paradosso, leggero in superficie ma con un messaggio più politico di quanto sembri, oltre che un invito a non farsi trascinare dagli slogan del momento. Poi arriva “SCUSAMI DIO”, il punto più alto del progetto: Ax abbandona qualsiasi costruzione melodica e scrive una lettera aperta che mette in discussione il Credo con una sincerità spiazzante. È uno di quei pezzi che, se davvero esistesse un Dio della musica, starebbe in cima alle classifiche invece di lasciare spazio al reggaeton di turno.

“CIAO PAPÀ” apre una parentesi emotiva nuova: un ringraziamento country‑folk ai valori ricevuti, una sfumatura che Ax raramente aveva mostrato così apertamente; “TUTTI AMMALE” vira verso il rock, raccontando chi sogna la bella vita ma finisce sempre incastrato nei propri problemi. “BESTIE” è più ruvido, più incazzato: un manifesto identitario, la classica filosofia del “se nasci tondo non muori quadrato”; “SEGRETO” è una ballad sentimentale che Ax affronta con onestà, pur ammettendo che non è il suo terreno naturale.
Il trittico finale chiude il cerchio: “ALLA FACCIA DI” è una manata rock che propone una frecciata elegante, un modo per togliersi qualche sassolino senza perdere stile; “NIENTE PER NIENTE”, con l’unico featuring dell’album, Paola Folli, è un flusso di riflessioni che fotografano perfettamente usi e consuetudini della nostra società. “POGO” è la scossa conclusiva: un pezzo che riporta al suo Rap ‘n’ Roll concepito probabilmente anche in ottica live, senza peli sulla lingua ma con forte cognizione di causa.
“VITA MORTE MIRACOLI” è un disco che non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo risulta più credibile: Ax sembra aver deciso di abbandonare il ruolo di mediatore tra pop e rap, scegliendo una strada più cantautorale, più ruvida, più personale. Un progetto che ricalibra la sua carriera solista, che cerca un senso prima ancora del successo: un passo laterale, forse scomodo, forse rischioso, ma finalmente autentico. E per Ax, oggi, questa è probabilmente la scelta più importante che potesse fare.








