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Jacopo Cerulo: ‘In “Cenere” si riversano tutte le mie influenze musicali”[INTERVISTA]

Jacopo Cerulo è un artista tanto poliedrico quanto innamorato della sua grande passione, la musica, con la quale si approccia nelle vesti di pianista, compositore e cantante.
È proprio quest’ultima proclività che l’ha portato alla pubblicazione di “Cenere“, singolo esistente da diversi anni ma mai rilasciato nei digital store: ne abbiamo approfittato per scambiare quattro chiacchiere con l’autore, molto affezionato a questo progetto.

Ciao Jacopo, benvenuto su Primo Ascolto.
Hai recentemente deciso di dar lustro a “Cenere”, brano del 2016 con cui ti sei tolto diverse soddisfazioni: a cosa si deve la scelta di pubblicarlo sulle piattaforme streaming?

Ciao Antonio e un saluto ai lettori di Primo Ascolto.
Come hai già anticipato, “Cenere” è nata 6 anni fa insieme all’autrice romana Valentina Francullo, ed è stata la mia prima produzione completa, realizzata in seguito alla vittoria del concorso “La Canzone Sparita” indetto dal “Sindacato Nazionale Autori e Compositori” (SNAC) di Roma. Inizialmente l’avevo pubblicata solo sui miei social ma, a distanza di anni, mi dispiaceva che “Cenere” non fosse presente sulle varie piattaforme e store digitali, così ho deciso di farlo. Purtroppo non sono un esperto di questi meccanismi ma piano piano sto imparando.

A proposito dei digital stores, pare che il mercato relativo alla versione fisica di un progetto sia in leggero rialzo: da musicista, credi sia davvero importante dare corpo ad un’opera?

Essendo nato negli anni ’90, fin da bambino ero abituato a rovistare tra i vinili impolverati, tra le audio-cassette o i CD di mio padre (anche lui musicista) e penso che l’oggetto fisico abbia molto più fascino rispetto a un file. Anche se credo che al giorno d’oggi sia difficile tornare completamente indietro da questo punto di vista, questa tendenza mi sembra un dato sicuramente positivo: dietro a una canzone racchiusa in un oggetto fisico c’è anche un legame affettivo, senti che quell’opera è tua.

Torniamo a parlare di “Cenere”, un brano che tra introspezione, incomprensioni e quesiti esistenziali ci ha ricordato il cantautorato nostrano più classico: qual è la genesi di questo pezzo?

“Cenere” è nata nel periodo in cui avevo appena terminato il corso di perfezionamento per Interpreti al “Centro Europeo di Toscolano – Scuola di Mogol” dove avevo avuto modo di conoscere tanti altri cantanti, musicisti, compositori, autori. Venivamo da tutta Italia e tutti cercavamo di scrivere qualcosa, di metterci in discussione, c’era un bello scambio di idee. Così un giorno, mi sono messo al piano ed è uscita questa melodia in “finto inglese” e ho scritto a Valentina Francullo (che avevo conosciuto lì) per la scrittura del testo. Avendo un mood piuttosto malinconico, è venuto da sé che la canzone potesse riferirsi a un amore finito, di cui restano solo polvere e, appunto, “Cenere”. Dal punto di vista musicale riflette molto le mie influenze, il cantautorato italiano, il pop/soul internazionale e, forse, anche un pizzico di canzone classica napoletana.

Hai dedicato la tua vita alla musica, pianoforte in primis, che ti ha permesso di lavorare con personaggi illustri e collaborare a progetti altisonanti: guardandoti indietro, hai qualche rimpianto ripensando al tuo percorso artistico?

Il mondo della musica è un mondo in cui è davvero difficile emergere. Fondamentale è creare una rete di contatti, conoscere le persone giuste al momento giusto e cercare di cogliere ogni opportunità. Oggi un artista, per stare al passo con gli altri, dovrebbe essere allo stesso tempo esecutore, compositore, autore, produttore, promotore di sé stesso, grafico, video maker e altre cose.
Ho frequentato il conservatorio dall’età di 11 anni in veste di musicista classico. Ho apprezzato molte esperienze anche se a volte mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua perché sapevo che nella vita non avrei mai fatto il concertista. Allora non esistevano percorsi più vicini alle mie inclinazioni come il liceo musicale, i corsi Pop o Jazz e ho seguito la strada che meglio potesse coniugare passione e possibilità lavorative attraverso l’insegnamento. Quindi ho investito molto nel famoso “piano B” piuttosto che nel buttarmi a capofitto nella ricerca utopica del successo, ma non me ne pento perché è soprattutto grazie allo studio che ora posso lavorare e avere più risorse per fare ciò che mi piace.
Forse un rimpianto che ho è quello di essermi fatto troppo influenzare, in passato, dai feedback negativi da parte di discografici o autori a cui presentavo le mie canzoni. Chi scrive musica sa che spesso si finisce per “autocensurarsi” con la conseguenza che poi si fa più fatica a mettere in musica il proprio vissuto e ad apprezzare ciò si scrive. Sono consapevole di proporre un genere di musica molto diverso da quello che si sente in radio, con tutto ciò che comporta ma se dovessi adattarmi a generi come il raggaeton o la trap sarei poco credibile e non mi sentirei a mio agio. L’ obiettivo è quello di riprendere a scrivere con la consapevolezza che ognuno debba provare a esprimere ciò che sente, migliorandosi sempre, ma senza mai snaturarsi.

Ultima domanda, prima di salutarci: come proseguirà il percorso discografico da solista di Jacopo Cerulo?

L’attività da cantante e pianista con i miei gruppi non si ferma, così come l’insegnamento a scuola. Dopo la promozione “Cenere” (per cui un giorno spero di poter realizzare un videoclip), mi piacerebbe poter registrare in studio e diffondere, tramite le piattaforme digitali, altri brani (cantati e strumentali) che ho scritto in passato e che scriverò, collaborando magari anche con qualche etichetta che ha apprezzato l’uscita di questo singolo.

 

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