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Jake La Furia – FAME | Recensione | Primo Ascolto

La recensione di “Fame”: il nuovo disco di Jake La Furia

La rinascita di Jake La Furia

“FAME” è il disco che tutti volevamo da Jake La Furia fin dall’inizio. È dai tempi delle Sacre Scuole che “il re di Milano” ci dimostra di avere pochi rivali nel rap, peccato che tutte queste certezze siano iniziate a crollare con l’uscita dei primi lavori solisti.

Il percorso artistico

Ad esempio, “Musica Commerciale” arrivò nel momento di massima popolarità dei Club Dogo: all’epoca Jake non si era mai cimentato con un lavoro solista, tutto quello che aveva pubblicato era col gruppo. E i limiti di quel lavoro vennero fuori in fretta, la penna del rapper non era affilata come al solito.

Poi l’uscita di “Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist”, lo scioglimento silenzioso del gruppo e l’uscita di “Fuori Da Qui”: il secondo disco solista di Jake che deluse le aspettative sia del pubblico che della critica. Da qui per l’artista iniziano degli anni difficili: uno dei rapper più talentuosi non riusciva a mostrare il suo reale talento.

Per anni la speranza di risentire Jake La Furia al massimo della forma è stata quasi vana, poi il miracolo avvenne con “Più Forte Di Me” – traccia di Nerone contenuta nel disco “Entertainer” – e la consacrazione definitiva con “17”, il joint album con Emis Killa. Jake aveva perso la motivazione ma non le sue peculiarità e dopo l’uscita di questi lavori, i fan hanno iniziato a reclamare a gran voce un nuovo progetto, concretizzatosi in “Ferro del Mestiere” uscito nel 2022.

L’album era solido, ma anche stavolta sembrava mancasse qualcosa. E da qui, ci accingiamo alla rinascita definitiva, grazie al ritorno dei Dogo lo scorso anno che ha dimostrato come Jake sia ancora il metro di paragone per tutti gli altri rapper. E forse è stato il successo spropositato del gruppo a ridare a Jake la voglia di mettere sé stesso al 100% in un progetto.

L’analisi di “FAME”

“FAME”, il titolo, è un richiamo al passato da writer di Jake e con queste premesse è stato quasi impossibile non attendere l’uscita con impazienza. Fin dalla prima traccia si capiscono le intenzioni del rapper: “Back Like Cooked Crack” è un riferimento alla serie di mixtape di Juelz Santana, dentro troviamo un sacco di barre crude e un beat semplice ma efficace. Questa struttura viene replicata in tutti i brani in maniera egregia: in ogni traccia Jake tira fuori rime d’impatto, accompagnato dalle produzioni di Night Skinny (che ha curato tutto il disco), che seppur semplici e in parte anonime riescono a risaltare il suo stile.

Le produzioni di Night Skinny

I beat sono, forse, il punto debole di “FAME”: Skinny ha sicuramente fatto un lavoro eccellente come “direttore d’orchestra”, spronando Jake a dare il meglio di sé e mettendogli accanto dei nomi che sono riusciti a creare un’atmosfera diversa durante l’ascolto. Ma se guardiamo ai beat in sé, purtroppo, ci si aspettava qualcosa di più dal produttore.

Omaggi e campionamenti in “Fame”

Ad ogni modo, il progetto scorre liscio dall’inizio alla fine e soprattutto per i fan di vecchia data, sentire certi riferimenti, è un momento di forte nostalgia. Ad esempio, “MILANO BLOODY MONEY” è un chiaro omaggio alla traccia omonima dei CNN; l’intro di “VIAGRA” è preso da “Heart Is Full” di Miike Snow feat Run The Jewelz, mentre le barre d’apertura sono state riprese da “Indelebili”, contenuta nell’ultimo disco dei Club Dogo; il ritornello di “Cocco24” è ripreso da “Cocaina” dei Club Dogo e Noyz – difatti, anche stavolta compare il rapper romano –; in “CON UNO SGUARDO” Tony Boy fa riferimento a “Highest in The Room” di Travis Scott; ne “L’ULTIMO GIORNO DEL MONDO”, in collaborazione con Guè e Rkomi, Jake riprende il celebre attacco del socio dei Dogo in “Cronache di Resistenza”.

Conclusioni: Bentornato, Jake

“FAME” è il disco che più di tutti ci fa esclamare “Bentornato, Jake”. A prescindere dai gusti, è impossibile non ritenere quest’ultimo lavoro come il migliore del rapper di Milano. Tutto quello a cui ci ha abituato nel corso di una carriera più che ventennale è racchiusa all’interno di queste strofe. E anche alcune collaborazioni, che sulla carta erano preoccupanti, alla fine non hanno deluso le aspettative. Vedere nomi come quelli di Papa V, Nerissima Serpe o Tony Boy associati a Jake può essere straniante, ma hanno dato a “FAME” quel tocco di modernità che permette anche ai più giovani di ascoltarsi il disco e approfondire le diverse citazioni per scoprire nuova musica, lontana dai canoni attuali.

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