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Kublai – Kublai [RECENSIONE]

Nell’ attuale oceano musicale nostrano, purtroppo, l’80% dei progetti suona tutto molto simile; quando esce qualcosa che diverge dalle solite melodie è giusto dargli attenzione, e Kublai (all’anagrafe Teo Manzo) è un’artista che merita tutti gli approfondimenti del caso.
Il suo album (omonimo) ha visto la luce lo scorso venerdì, caratterizzato da sperimentazioni liriche ma soprattutto sonore che lo rendono un lavoro sui generis, e che spicca per la cura dei particolari: definirlo un album pop elettronico è riduttivo, soprattutto per il peso specifico dei testi che in più di un occasione dimostrano una forte attitudine cantautorale (“Cipango”, “Le soglie del dolore”).
Far coesistere le diverse peculiarità di Kublai non è un impresa semplice, ma se è il silenzio che cercate non lo troverete certo in questo progetto: ogni brano è un flusso ininterrotto di suoni e synth, talmente variegati che non fai in tempo ad abituarti al loro ritmo per i continui stravolgimenti e distorsioni che l’artista è capace di plasmare.
La musica è comunque la maggior protagonista di questo lavoro, non per negligenze operistiche dell’autore ma per libera scelta: viene infatti lasciato ampio spazio alla lucida follia delle melodie, che alleggeriscono consapevolmente il concept impegnato caratterizzato dal viscerale dialogo di due amici.
Un esordio molto articolato e scrupoloso, forse troppo effettato nella voce dello stesso Kublai, resa quasi ultraterrena: bisogna aspettare che “il metronomo che ha ingoiato da bambino si spegnerà”, ma considerata la sua verve creativa in realtà ne sentiremo parlare a lungo.
E per fortuna.

TRACCIA PREFERITA: MUSA

TESTI
3.7/5
MUSICA
4/5
ORIGINALITA'
4/5

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