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La consapevolezza dopo il caos: Mary Bianco ci ha raccontato l’EP che ridefinisce il suo percorso [INTERVISTA]

Con “Rumore Bianco”, la giovane Mary Bianco firma un lavoro che racconta una fase di passaggio intensa, fatta di traslochi, notti insonni, identità in movimento e un nuovo modo di guardarsi dentro.

Nell’intervista abbiamo approfondito la nascita dell’EP, il significato del suo “rumore” interiore, la varietà dei mood che compongono il progetto, l’evoluzione sonora verso jazz ed elettronica, il rapporto con la crescita e la scelta di iniziare, finalmente, a raccontare sé stessa.

Ciao Mary, benvenuta su Primo Ascolto.
Pochi mesi fa è uscito “Rumore Bianco”, un EP che prosegue con coerenza un percorso artistico in continuo divenire: quando hai iniziato a concepire il progetto e a pensare che fosse il momento giusto per una nuova release discografica?

Ciao Primo Ascolto, grazie. Diciamo che non c’è stato un vero e proprio momento in cui ho pensato di creare un progetto. Non facevo uscire brani da un po’, dal settembre 2022, e mi ero accorta che nel corso degli anni avevo accumulato diverse cose da dire.
Il vero slancio è stato conoscere i ragazzi del VTA Studio a Bologna, con cui fin da subito ho avuto il feeling giusto per lavorare artisticamente sui miei brani, e così, insieme, abbiamo concepito il nuovo EP, con anche la direzione artistica e tecnica del Duna Studio di Russi.

Il titolo è un gioco di parole bellissimo con il tuo cognome, ma anche una metafora piuttosto potente: cosa rappresenta per te concretamente questo “rumore” interiore e come hai cercato di plasmarlo nei tuoi pezzi?

Diciamo che concretamente non rappresenta nulla. È più una sensazione, uno stato d’animo tutt’altro che concreto. Qualcosa che sento ma che sfugge e che muta continuamente, che a volte ha l’aspetto di un suono rassicurante e altre volte fa un rumore incredibile.
Un saliscendi di emozioni che porto dentro, racchiuse in un rumore bianco.
Anche il bianco, che è la somma di tutti i colori, mi fa pensare a quando spesso provo talmente tante cose che finisco per non provare nulla, e resto quasi “anestetizzata” dai sentimenti.
Nei miei brani si percepisce questa cosa anche dalla varietà dei mood: pezzi come “Sferisterio”, “Marea” e “Disordine”, che possono sembrare diversi tra loro, ma provengono dalla stessa mente, dallo stesso cuore.
Inizialmente avevo il dubbio proprio per la diversità di questi brani, perché sentivo mi premesse far uscire qualcosa che fosse coerente con il progetto, una sorta di concept album. Poi però ho capito che il mio concept è proprio questo: una tavolozza di colori variopinti, tutti diversi tra loro, come mi sento io, più che monocromatica.

Nel disco parli spesso di crescita, perdita di punti di riferimento, trasloco, notti insonni e apatia. Quanto è autobiografico “Rumore Bianco” e quanto hai voluto universalizzarlo?

“Rumore Bianco” è per me molto autobiografico, perché parla di anni molto delicati di vita, dai diciotto ai vent’anni. L’età in cui si fanno certe prime cose, in cui si provano le emozioni in modo diverso. Ho raccontato il tutto con estrema sincerità, ma consapevole del fatto che le mie parole possano essere interpretate da chiunque in tanti modi diversi, personali.
“Rumore Bianco” è dunque sia autobiografico che universale, ed è il bello dell’arte: ti permette di farci quello che vuoi, e spero che chi ascolta possa sentirsi liber* di farlo, di viaggiare con la mente e con il cuore.

Rispetto al precedente EP “Anche quando il mare è mosso”, qui esplori con più coraggio jazz, elettronica e soul: quanto è cambiata Mary da quel 2023 e quali artisti (o ascolti recenti) hanno influenzato maggiormente questo nuovo corso sonoro?

La Mary del 2023 era già frutto di variegati ascolti di jazz, rap, soul, pop e indie. Forse ad oggi ho integrato molto di più con l’elettronica, che sto ancora esplorando. Gli artisti principali che hanno influenzato questo nuovo corso sonoro sono stati: Lauryyn, Coca Puma, Daniela Pes, Tom Misch e Yussef Dayes.

“Marea” è stato il primo singolo. Rappresenta in qualche modo il cuore emotivo dell’intero progetto?

No, non direi.
Rappresenta una parte importante perché parla dei miei diciott’anni, una svolta significativa nel mio percorso di vita e anche una provocazione al pensiero che a diciott’anni cambi improvvisamente qualcosa, quando alla fine non cambia nulla. Personalmente ho sentito e vissuto molti più cambiamenti a vent’anni.
Però è quella canzone “d’evasione” del progetto, perché mi dà spensieratezza e mi ricorda che posso vivere senza la necessità di sentirmi grande così in fretta.
Il cuore emotivo dell’intero progetto lo racchiuderei in “Sferisterio”.

In “Fu[ego]”, invece, mescoli francese e italiano: cosa ti ha spinto a proporre questa contaminazione linguistica proprio in quel brano?

Ho studiato francese al liceo linguistico con indirizzo Esabac. All’inizio era una lingua che non capivo molto, poi col tempo ho imparato ad amarla e ci ho sentito sempre più musicalità.
Un giorno, mentre scrivevo “Fu[ego]”, arrivo alla parola “Emersi” e noto che la pronuncia è molto simile a “Merci” in francese, e così è nato tutto il resto.

Nel comunicato dici di essere passata dal “raccontare gli altri” al “raccontare te stessa”: qual è stato il momento di svolta emotiva che ha reso necessario questo cambio di prospettiva?

C’è stato un momento in cui mi sono stancata di vivere certe cose escludendo me stessa, cosa che mi è capitata di fare più volte per dedicarmi completamente all’altra persona. Ho sentito la necessità di darmi spazio, di parlare di me.
Infatti in questo EP, per quanto la dinamica amorosa non manchi, ho voluto concedermi il mio spazio interiore.
Come dico in Marea: “se non mi ami, mi amerò, e scriverò nuove parole”.

Hai solo 20 anni, ma hai già accumulato tantissime esperienze musicali e formative: qual è il momento in cui hai capito che la musica non sarebbe stata solo un hobby, ma il tuo linguaggio principale?

In qualche modo l’ho sempre un po’ saputo. È una cosa che non mi è stata mai imposta, perché nella mia famiglia non c’è nessun* musicista, dunque è sempre stata una mia indole. L’ho capito perché è una cosa che non ho mai abbandonato: è sempre stata presente, volendo o non volendo, ma sempre in maniera naturale.
Ho iniziato a studiare canto a 7 anni e crescendo ho frequentato altri corsi di musica: c’è stato un periodo in cui quasi ogni giorno ero a scuola di musica e nei fine settimana partecipavo alle jam session. La sensazione che provavo nel sentirmi immersa in tutta quella musica mi faceva stare estremamente bene.

Ho notato che sei riuscita a proporre “Rumore Bianco” dal vivo nelle ultime settimane. Prima di salutarci ti chiedo: hai intenzione di concentrarti esclusivamente sui live nel futuro più immediato oppure hai già in mente la direzione del prossimo passo discografico?

Al momento sono abbastanza concentrata nel proporre l’EP in situazioni live, sia in duo che con band. Per il prossimo passo discografico credo che ci vorrà un po’, nel senso che voglio darmi tempo, anche di accumulare esperienze ed emozioni nuove. Perciò, chissà…Grazie e ciao!

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