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“La Malaeducazione” di Guè ed Enzo Avitabile è una forte analisi dell’istruzione carceraria [ANALISI DEL TESTO]

Articolo a cura di Francesco Ferri

“Johnny era un bad boy

E finì dentro per una cazzata

I primi tempi erano duri e poi

So che si è preso anche qualche mazzata” 

 

“La Malaeducazione” di Guè ed Enzo Avitabile si apre con queste righe, dopo l’intro intonata da Avitabile, che si ripeterà nel corso del brano: 

“La mala educazione

Punizione, no soluzione, la mala educazio–“.

 

Ci troviamo di fronte a un brano contenuto nell’album “Gentleman” di Guè, uscito nel 2017. La canzone è il racconto di un ragazzo, Johnny appunto, che vive l’esperienza di entrare in carcere e affrontare la vita dietro le sbarre. Il brano funge da forte critica sociale al sistema carcerario italiano che, al di là di quello che dovrebbe essere l’obbiettivo di fondo, ossia rieducare il detenuto, spesso ottiene il risultato contrario. È proprio questa la Malaeducazione che si impara in carcere: l’educazione dura e violenta della cella. E Johnny è pronto a sperimentarla sulla propria pelle. Perché Johnny è entrato in prigione per una cazzata, ma ora sarà costretto ad abituarsi alle difficoltà del carcere, comprese le prime mazzate che inevitabilmente si è preso.

 

“Imparò presto che là dentro ognuno era graduato

In base al tipo di reato

E invece che a inseguire, toccava far vedere

Tra servo e padrone chi sarebbe stato” 

 

In carcere vigono leggi speciali, uniche e fuori dal mondo, regole che determinano una solida struttura sociale basata sul tipo di testo compiuto. Ognuno è graduato in base a ciò che aveva commesso in libertà. In carcere vige la legge del più forte e l’unica regola è far vedere se sarai servo o padrone.

 

“Johnny era poco più di un ragazzino

Un giorno nella doccia aprono un marocchino

Il sangue scorreva a secchiate, era marrone

Non era un film di Garrone” 

 

Il piccolo Johnny, poco più che un ragazzino, deve presto diventare un uomo e il carcere lo aiuterà. Nelle docce capitano sempre le situazioni più pericolose ed è proprio qui che, un giorno, un carcerato immigrato viene accoltellato. Il sangue inonda le piastrelle della stanza e Johnny osserva imparando la sua nuova realtà. Una realtà talmente cruda che, pur non essendola, viene assimilata a un film di Matteo Garrone. Regista, fra le altre pellicole, di “Gomorra”, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, che ha fatto della crudezza nei suoi film una vera peculiarità. 

 

“Poi fu come iniziare l’università

Con un esame al giorno tra le avversità

Scontando poi capisci, sì, può darsi, ma

Negli occhi un’altra luce incomincia a vedersi già” 

 

Per Johnny entrare in carcere è un vero e proprio percorso di crescita ed evoluzione, pur con l’accezione negativa del luogo in cui si trova. Perché è proprio con il passare del tempo, con le diverse avversità, che si inizia a cambiare. E negli occhi, a poco a poco, si incomincia a far strada un’altra luce. 

 

“Punizione, no soluzione, la mala educazione

Punizione, no soluzione, la mala educazione

Pisce ‘e paranza ‘int’a ‘stu mare, se joca a ffà male

Pisce ‘e paranza ‘int’a ‘stu mare, se joca a ffà male” 

 

E qui arriva il ritornello intonato da Avitabile. La critica sociale si fa aspra, si sottolinea come la prigione sia un’ottima punizione, non una soluzione. È proprio questa la mala educazione che va a caratterizzare il percorso all’interno di questi luoghi di detenzione. Ed è proprio qui, in questo mare, che i “pesci della paranza” giocano a farsi male. I pesci in questione, infatti, rappresentano i più infimi, coloro che non hanno nulla da perdere. E per questo non hanno paura di buttarsi nella mischia e farsi anche molto male. 

 

“Nella testa di Johnny pensieri pesanti

Carichi neri come nuvole piovono pianti

Come tutti i lavori lui iniziò dal basso

La notte sempre sveglio pensando al primo passo” 

 

Qui rientra in gioco Guè con la seconda strofa. Johnny è adombrato da brutti pensieri, i pianti piovono neri come nuvole. Johnny però non si dà per vinto e inizia subito a ragionare su come evolvere da questa situazione.

 

“E tutti i giorni si ammazzava di flessioni

Preparandosi alla prima di molte missioni

Un’altra settimana la pelle dura squama

Ascoltava i vecchi e esercitava con la lama” 

 

In cella il ragazzo passa il suo tempo ad allenarsi e temprare, oltre al fisico, la mente. Si prepara psicologicamente alle molte missioni che dovrà portare a termine, ascoltando i consigli dei vecchi, coloro che della galera ormai ci hanno fatto il callo, esercitandosi con la lama per prepararsi allo scontro.

 

“Finalmente un giorno freddo che arriva il momento

Raddrizzare i torti e conti ed il regolamento

Durante l’ora d’aria li aspetta sulle scale

E Dio sa quanto gli fece male” 

 

Il giorno della vendetta finalmente arriva. Johnny decide di vendicarsi dei torti subiti e durante l’ora d’aria si prende la sua rivincita, restituendo tutto il male che gli era stato perpetrato.

 

“Il giorno dopo tutti sai parlavano di lui

Dei muri delle celle e pure i corridoi

Perché qua diventi grande anche se non vuoi

Johnny era un bad boy” 

 

E ora Johnny cambia profondamente agli occhi degli altri carcerati. Non è più il ragazzino insicuro entrato in cella e spaventato dai lupi dietro le sbarre. Ora è diventato uno dritto, uno che sa farsi rispettare e, soprattutto, si vendica di ogni torto subito. Perché è così che va in prigione: si diventa grandi anche se non lo si vuole.

 

“Il cielo non aveva nome

La terra non aveva nome

Lì dentro, tutto non aveva nome

Non aveva un nome” 

 

La disperazione di un carcerato, costretto a vivere dietro le sbarre, riassunta in poche frasi. In carcere tutto non ha nome. Tutto è identico. Tutto è statico. Tutto è spento. Il carcere cambia chiunque ci entra e, sfortunatamente, non sempre in modo positivo. Inoltre, in queste frasi, viene citato l’antico testo babilonese “Enuma Elis” che tratta del mito della creazione e la nascita degli Dei. Prima di questi avvenimenti, però, si parla di uno stato di forte incertezza e oscurità. Perché infondo la storia è la medesima, in due contesti differenti: la nascita di un Dio. 

Per i babilonesi da una parte, per i criminali dall’altra. 

 

 

“Punizione no soluzione, la malaeducazione

Punizione no soluzione, la malaeducazione

Pisci ‘e paranza, int a stu mar

Se jucan a fa mal

Pisci ‘e paranza, int a stu mar

Se jucan a fa mal” 

 

Di nuovo il mantra “Punizione no soluzione”. Una vera tragedia del sistema carcerario che si perpetra continuamente.

 

“Quando Johnny è uscito aveva un’altra faccia

Un’altra stazza rappresentava una minaccia

Ad aspettarlo gente che non ho mai visto

Riverito e idolatrato come Gesù Cristo” 

 

L’ultima strofa ci offre il racconto dell’uscita dal carcere di Johnny. Subito descritto con un’altra faccia e un’altra stazza: ora, cosa mai accaduta prima, incute timore, rappresenta una minaccia. Ad attenderlo gente poco raccomandabile che lo idolatra come il Messia. Un’immagine profondamente cinematografica, piena contrapposizione con il ragazzino insicuro entrato in galera “per una cazzata”. 

 

“E lì ho capito che sto Stato l’aveva educato

È uscito laureato a pieni voti

E lì ho capito quando mi ha salutato che con Johnny adesso non ci fotti” 

 

Lo Stato ha educato Johnny. Non lo ha educato, però, alla cultura civile. Bensì con la Malaeducazione, lo ha educato a compiere crimini. Ha preso la base di ragazzino problematico e capace di compiere piccoli illeciti, trasformandolo con successo in un elemento senza scrupoli profondamente inserito nella vita criminale. 

Perché con Johnny adesso non ci fotti.

 

“E non è colpa sua fra non dico che è brutto dentro senza sapere niente l’ha tipo distrutto

Ora le strade qua si preparano all’urto perché Johnny è uscito e presto si prenderà tutto” 

 

Johnny ora è uscito, non è più dentro. Nonostante il dolore e la sofferenza provata, ora le strade devono prepararsi all’impatto perché, come un novello Tony Montana, ora è il suo momento e presto si prenderà tutto.

 

“Il cielo non avrà un nome

La terra non avrà un nome

Lì fuori, tutto non avrà un nome

Non avrà un nome

Il cielo non avrà un nome

La terra non avrà un nome

Lì fuori, tutto non avrà un nome

Non avrà un nome”

 

Adesso anche lì fuori tutto non avrà un nome. Tutto quanto, anche il cielo e la terra non ce l’avranno più. Perché è l’ora di Johnny. È l’ora di un nuovo Dio.

 

“Punizione, no soluzione, la mala educazione

Punizione, no soluzione, la mala educazione

Pisce ‘e paranza ‘int’a ‘stu mare, se joca a ffà male

Pisce ‘e paranza ‘int’a ‘stu mare, se joca a ffà male” 

 

Con quest’ultimo mantra si conclude il brano. “La Malaeducazione” è un pezzo dai forti toni di critica sociale abilmente celati fra le righe di uno storytelling musicale di grande qualità. La scrittura di Guè ci racconta una storia di criminalità e discesa nell’oblio della cattiveria umana, sapientemente accompagnata dall’arte musicale caratteristica e molto particolare di Enzo Avitabile. 

 

Purtroppo le carceri non sempre rispettano il loro fondamentale obbiettivo: il fine educativo. La missione di un istituto di pena sarebbe proprio quello di rieducare un detenuto perché possa entrare nuovamente a far parte della società. Invece troppe volte coloro che entrano in prigione ne escono peggiori di prima. Capaci di aver imparato sì, ma solo a delinquere. Educati, sì, ma alla criminalità. Affinando le tecniche imparate fuori dal carcere da autodidatta, andando a ripetizioni direttamente dai criminali che in carcere ci hanno passato la giovinezza e non solo. Questa è la Malaeducazione. L’educazione che ha trasformato Johnny in uno scaltro e fondamentale ingranaggio della macchina criminale che ogni giorno si muove furtiva nelle strade di tutto il mondo. 

 

Perché è di questo che si tratta.

Punizione no soluzione.

La Malaeducazione.

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