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La nuova scena si mostra più unita che mai al One Day Music Festival di Catania [LIVE REPORT]

Articolo a cura di Ruggero Gambino

 


Giunto alla sua quindicesima edizione, il “One Day Music Festival” di Catania si conferma pienamente tra i più grandi eventi in lista per il 1° maggio a livello nazionale. Per render conto della sua portata, basti pensare che questo conti più di 20 mila presenze ogni anno. Ciò ha contribuito, specialmente di recente, ad attirare alcuni degli artisti più richiesti del panorama italiano, con particolare occhio di riguardo verso la scena rap.

In tale ottica, in qualità di amante abbastanza spudorato del genere, la line-up di quest’anno non ha affatto disatteso le mie elevate aspettative, ma procediamo con ordine. Sono entrato alle Capannine intorno alle ore 16 e, di lì a poco, L’Elfo è salito sul main stage riarrangiando la sua hit “Funghi in Salsa Rosa” sul beat di “redrum” di 21 Savage: per il resto, lo Snoop Dogg catanese (come lui stesso si è definito) giocava in casa e l’affetto a lui riservatogli dal pubblico ne è stata la prova empirica. A seguire, è toccato a El Matador, la cui performance, seppur simpatica per presenza scenica, è stata decisamente penalizzata dalla mancanza di repertorio, oltre ai brani che Tik Tok e Netflix hanno contribuito a rendere virali.

In mio soccorso, ci ha pensato Nello Taver ad alzare l’asticella. Campione assoluto di sbornia e satira, soprattutto per la fortissima interazione con la platea, da lui resa co-protagonista a suon di “perculate” di ogni genere. Quanti ricordi ci ha evocato “Happy Hippo Freestyle”… Per l’estrema gioia della quota rosa lì presente, siam passati ordunque a Villabanks. Lungi da me reputarmi suo fan, però bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: è stato tra i pochissimi a cantare le proprie strofe senza ricorrere al playback. Lo ha fatto in francese, in spagnolo e sicuramente in tante altre lingue a me incomprensibili sul momento, ma una cosa l’ho capita: da bravo hitmaker qual è, sa come rendere “caliente” l’atmosfera.

Questa ha assunto toni decisamente più cupi quando sul palco è salito Silent Bob. Magari non era tra i nomi più “in hype” della line-up, ma la risposta del One Day è stata assolutamente positiva. Il successivo set di TY1 rientra invece senz’alcun dubbio tra i miei frangenti preferiti dell’intero concerto: tutta l’esperienza di un DJ del suo calibro si è percepita tra scretch e transizioni da paura, le quali hanno caricato a dovere l’ambiente. Non è stato da meno Kenzo, che ha continuato sullo stesso filone attingendo ad un repertorio di hit made in USA.

Siamo giunti, finalmente, al momento clou della serata. Da qui in poi, ho avuto infatti il piacere di assistere ad una sorta di staffetta tra i migliori esponenti della nuova scena hip-hop italiana. L’hanno inaugurata a dovere Nerissima Serpe e Papa V, alternando i rispettivi singoli con alcune delle loro collab più impattanti: su tutte, “Apparecchiato” è stata la vera mina. Per rendere l’idea di ciò che mi hanno trasmesso non posso che usare i titoli dei loro ultimi dischi: “Identità” e “Trap Fatta Bene”. Fortunatamente, son rispuntati entrambi a più riprese in seguito per altri feat. In mezzo all’estasi generale, il duo ha lasciato quindi il posto a Tony Boy.

Personalmente, quest’esibizione era quella che mi destava maggior curiosità poiché da “Umile” in poi il suo percorso è stato un assoluto crescendo, al punto da poter tener testa (quanto a stato di forma) persino ai big. Tra banger come “Leanin’” o “PRAISE THE LORD” e pezzi più introspettivi come “Dentro la mia testa” o “Sei del Mattino”, il giovane GOAT ha reso onore al soprannome che porta, confermando le mie precedenti impressioni. Il passaggio di testimone al prossimo ospite della serata, ovvero Artie 5ive, è stato altrettanto meritevole. Prima “Fortuna”, poi “Paninaro” e infine “Victoria”. Citando quest’ultima, il gorilla e la capra hanno fatto la loro mossa e hanno portato la coppa a casa. Tutti soddisfatti sotto al palco, me compreso.

 

Salutato (solo momentaneamente) il rapper padovano, quello di Bicocca ha iniziato il suo set: non sarà stato il migliore della serata, ma anche lui è riuscito a farsi apprezzare a dovere. A premiarlo è stata soprattutto l’attitude, già spiccata di suo, ma ancor più in lustro se affiancato da colleghi. Da questo punto di vista, Nerissima Serpe e Papa V gli hanno dato un bell’assist durante “LE BAMBINE FANNO OH” e “Metropolitana”, così come Kid Yugi in “Porto il Commerciale”.

Giungendo proprio al rapper di Massafra, questi era palesemente l’artista più atteso di tutto l’evento. Senza dare troppo valore ai numeri, è opinione assai diffusa che possa contare su un catalogo qualitativamente superiore rispetto a tutti gli altri freshmen sopracitati. D’altronde, tra loro, solo lui ha potuto concedersi il lusso di comporre la scaletta con estratti da ogni progetto pubblicato sin qui in carriera, da “The Globe” fino a “I Nomi del Diavolo” e quindi da “GRAMMELOT” fino a “Lilith”.
La definitiva scintilla dello show si accende quando Artie e Tony raggiungono Kid Yugi sul palco: la “Capra a Tre Teste” si schiera al completo ed è godimento puro quando cantano persino “DEM”. Il fatto che il pubblico conoscesse anche questa loro primissima collaborazione a tre, uscita ben prima dell’effettiva fama, la dice lunga. Qualcuno potrebbe opinare che due anni non saranno poi così tanti, ma che un riscontro simile non era affatto scontato visto il ritmo a cui corre la macchina discografica al giorno d’oggi.

Lo stesso discorso vale, seppur con tempistiche leggermente più brevi, anche per “Amore Sintetico”, dove il festival ha raggiunto il suo apice emotivo: durante la seconda strofa mi son guardato un attimo intorno e, incrociando i volti altrui, ho potuto appurare che il buon Francesco Stasi non mente affatto quando dice che “ai suoi live i cristiani piangono”.
Dopo 8 ore di musica senza sosta, la mia esperienza si è chiusa durante il set di Rondodasosa, divincolandomi a fatica dall’immensa folla creatasi alle mie spalle. Non ce ne vogliano lui e i dj successivi, ma la stanchezza aveva ormai preso il sopravvento. In conclusione, mi rimane soltanto da complimentarmi con gli organizzatori del One Day. Al di là dell’invito, per aver portato anche quest’anno sulle spiagge della Plaja di Catania un evento così invidiabile in tutto lo Stivale. In secondo luogo, per la direzione artistica e l’accurata composizione della line-up: assicurandosi praticamente tutti i migliori newcomers che la scuola rap nostrana avesse da offrire, si è creato uno spettacolo davvero unico grazie alle numerose collaborazioni live proposte.

Sotto quest’aspetto, tocca fare un plauso anche agli stessi cantanti che, mossi da un’evidente e notevole rispetto reciproco, non han perso occasione tra una pausa e l’altra per ringraziarsi e complimentarsi a vicenda. Non c’è da meravigliarsi: chi più chi meno, quasi in contemporanea hanno mosso i primi passi assieme e allo stesso modo sono finiti sotto le luci dei riflettori. Quest’unione d’animo e d’intenti sarà forse una controtendenza rispetto al passato, animato da beef divenuti poi storici, ma che ben venga se porta a risultati simili: sul lato puramente tecnico si può fare di meglio, ma i margini di miglioramento ci sono, eccome.

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