info@primoascolto.it

La rivoluzione gentile di Ignazio Deg parte da “Puglia Nuova”, in attesa del suo primo album [INTERVISTA]

Con “Puglia Nuova”, Ignazio Deg ha acceso i riflettori su una terra che vibra di tradizione, ironia e rivoluzione culturale.

In questa intervista, l’artista ci ha raccontato il viaggio visionario dietro il brano soprattutto il suo videoclip, dove nonnine punk, pizzica elettronica ed orecchiette magiche si fondono in un’ode surreale al Salento. Tra poesia visiva e follia creativa, abbiamo anche raccolto un importante spoiler….

Ciao Ignazio, benvenuto su Primo Ascolto. Con “Puglia Nuova” rendi omaggio alla tua regione, un po’ come accadde, ad esempio, ad ottobre 2023, quando rilasciasti “BRINDISI”. Il rapporto con le tue radici credi sia stato fondamentale nel concepimento e nello sviluppo del tuo percorso artistico?

Io sono nato a Mesagne, e la mia identità artistica parte proprio da lì: dal profumo della campagna, dai ritmi lenti e profondi del Sud, dai tramonti infuocati tra gli ulivi. “BRINDISI” non è la mia città natale, ma è una città a cui sono legato profondamente per la sua bellezza, il suo porto, la sua luce elegante. Le radici sono fondamentali nel mio percorso: non le vivo con nostalgia, ma come una spinta creativa continua. La mia musica è sempre un ponte tra quello che ero e quello che voglio diventare.

Per la promozione del pezzo hai puntato forte sul videoclip, davvero esilarante: da dov’è nata l’idea di coinvolgere le celebri nonnine?

Volevo rompere gli schemi. In un mondo musicale spesso tutto uguale, ho pensato: chi rappresenta davvero la Puglia? Le nonne. Quelle vere, di paese, con la forza di un esercito e l’anima più punk che abbia mai conosciuto. Le ho immaginate con le creste, i giubbotti, a ballare sulla spiaggia. Il risultato? Un cortocircuito visivo che fa sorridere e riflettere.

Invece far coesistere elettronica e pizzica salentina è stata tua intuizione oppure un’illuminazione di Mcallister, produttore del brano?

È stato un colpo di fulmine reciproco. Io avevo già in testa l’idea di unire il tamburello con i sintetizzatori, la tradizione con il clubbing. Mcallister ha subito capito la visione e l’ha resa esplosiva. È come se avessimo pizzicato l’elettronica fino a farla diventare folklore moderno.

In particolare nell’ultimo biennio hai preferito dedicarti a brani caratterizzati da vibes molto estive: questo perché, a livello discografico, il terreno è più fertile, oppure per un’inclinazione artistica sempre più forte verso le sonorità dance, elettroniche e funky?

È un mix di cose. Sicuramente d’estate c’è più spazio per la leggerezza, per ballare, per lasciarsi andare. Ma in realtà sono canzoni nate tutte da un’urgenza personale. La dance per me non è solo ritmo: è liberazione. È come se scrivessi col sudore, con la pelle che vibra. Non è una scelta strategica, è una necessità artistica.

Altra tua peculiarità è la forte esposizione social, che ti rende ulteriormente conosciuto anche fuori dai confini pugliesi: credi che interagire sia assolutamente fondamentale, al giorno d’oggi, per supportare questa passione/mestiere?

Sì, oggi la musica non è solo da ascoltare: è da vivere, condividere, commentare. I social sono un palco parallelo, dove puoi mostrare chi sei davvero. Io ci metto la faccia, le idee, anche l’ironia. Il rapporto con chi mi segue è reale, non filtrato. Ed è bellissimo leggere un messaggio da chi ti scopre a Milano o a Torino grazie a un video o una battuta.

Nonostante sei attivo da parecchio tempo, hai preferito concentrarti esclusivamente sui singoli piuttosto che su progetti più estesi. È una scelta che potresti rivalutare?

La verità è che ogni singolo per me è un mondo a parte, un racconto compiuto. Ma ora sento che è arrivato il momento di cucire questi mondi in un’unica tela. Sto lavorando al mio primo album vero e proprio, un progetto che unirà tutto: la mia terra, le mie visioni, le mie follie. Quindi sì, sto rivalutando eccome.

Fino all’avvento del Covid ti sei spesso autoprodotto, senza l’ausilio di etichette esterne se non per la distribuzione. Dal 2022 hai invece collaborato con diverse label, fino all’ultimo biennio in cui ti sei affidato a Triode: con loro hai trovato la stabilità che cercavi?

Triode è stata una ventata di concretezza. Dopo anni in cui facevo tutto da solo – produzione, promozione video, comunicazione – avevo bisogno di un team che credesse davvero in me. Con loro ho trovato ascolto, supporto, visione. È ancora tutto in costruzione, ma finalmente non mi sento più solo.

Ultima domanda, prima di salutarci: possiamo aspettarci qualche nuova sorpresa a breve termine da Ignazio Deg, oppure se ne riparlerà la prossima estate?

Sorpresa è la mia parola preferita. E quindi sì: sto preparando cose nuove, alcune inaspettate. Collaborazioni, show dal vivo, e… magari un piccolo spoiler: l’album arriverà prima di quanto immaginiate. Ma nel frattempo… continuate a ballare “Puglia Nuova”. La rivoluzione gentile è appena cominciata.

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *