
Articolo a cura di Francesco Ferri
“La la la la la la la la la la la
La la la la la la la la la la
Dormi bambino che il lupo si avvicina
La la la la la la la la la la”
Le prime righe con cui si apre il brano “Potevi essere tu” di Fabri Fibra sono intonate come una ninna nanna ansiogena e traumatica con cui il cantante ci accompagna all’interno di una storia tragica e macabra.
“A quest’ora avrei quattro anni
E sarei all’asilo con tutti i miei compagni
E invece mi hanno preso e portato via da mamma
Togliendomi la vita in aperta campagna”
La canzone diventa qui subito esplicita e ci racconta di una storia: parliamo della tragica vicenda di Tommaso Onofri, il piccolo bambino rapito e ucciso nel 2006. Fibra ci canta il pezzo come se si identificasse proprio nel bimbo che, se la sua vita fosse andata diversamente, al momento dell’uscita del brano nel 2007, avrebbe quattro anni. Sarebbe un bambino felice, libero di vivere la propria vita con i suoi compagni. Invece è stato rapito e portato via dalla sua mamma.
“Ricordo ancora il suono dei passi
Il rumore delle foglie, le scarpe sui sassi
L’odore degli estranei, dei guanti, il cappotto
L’ultima cosa che ricordo è che piangevo troppo”
Il bimbo ricorda i rumori tutt’intorno a lui nel momento del rapimento. Gli odori nuovi, strani e misteriosi. Il rumore delle scarpe sui sassi, lo scalpiccio causato dal crepito delle foglie. L’unica cosa che ricorda è che piangeva troppo.
“E poi una grande luce, la puzza era sparita
Il mio corpo sepolto lungo il fiume senza vita
Nessuno mi ha salvato, nessuno che si accorto
Soltanto dopo un mese hanno scoperto che ero morto”
Il momento tremendo della morte è giunto. Subito dopo aver sequestrato il piccolo Tommaso, i suoi rapitori, convinti che i genitori avessero grosse disponibilità economiche, volevano chiedere un riscatto. Ma poco dopo averlo rapito, forse perché spaventati dalla polizia creduta già sulle loro tracce, uccidono il bambino. In particolare, colui che confesserà, spiegherà di non essere riuscito a sopportare il pianto disperato del povero Tommaso. Nessuno l’ha salvato, nessuno si è accorto di niente. Solo dopo un mese hanno scoperto il suo cadavere e saputo, quindi, che era morto.
“Papà, cosa aspettavi? Perché non mi hai soccorso?
Legato in quella sedia non ti sei neanche mosso
Qualunque sia il motivo, non capisco, non posso
E adesso qualcuno gira col mio sangue addosso”
Questo passaggio è particolarmente crudo e intenso: durante il rapimento i malviventi sono entrati in casa immobilizzando i genitori e il fratello maggiore di Tommaso, legandoli tutti. Nel brano, in queste righe, Tommaso chiede spiegazioni al padre che, visto da lui come figura simbolo di protezione, non ha potuto salvarlo da questo tremendo destino. Senza neppure saperne il motivo.
“Qui non c’è magia, potevi essere tu
Domani tocca a un altro, non guardi la TV?
Racconto solo fatti di cronaca quella dura
Quella che fa brutto, quella che fa paura”
Tutto questo non è uno spettacolo dell’orrore: è la vita vera e cruda che capita ogni giorno. Ogni giorno qualcuno scompare, viene ucciso, finisce vittima dei peggiori reati possibili, ribaltando completamente la propria vita. Oggi a me, domani a un altro. Cronaca dura, che fa paura.

“Ma quante volte avrei voluto parlarti (parlarti)
Ma quante volte avrei voluto salvarti (salvarti)
Ma quante volte avrei voluto parlarti (parlarti)
Ma quante volte avrei voluto salvarti (salvarti)”
Le parole ripetute in queste frasi sono una nenia di dolore per esorcizzare i terribili eventi che sono accaduti, in cui nessuno è riuscito a salvare un bambino di soli 18 mesi.
“Ho fatto un sogno, Tommy che piangeva
In salotto e sul muro c’era il sangue che scendeva
Mi chiede: “Cosa ho fatto di tanto cattivo?
Non assomiglio più a quella foto in cui sorrido”
La strofa successiva si apre con una scena terribile: Tommy comparso in sogno che piange in salotto mentre sul muro c’è sangue che scende. È proprio lui che si chiede perché sia successo tutto questo e che cos’abbia fatto di così cattivo per meritarselo. Un’auto-colpevolezza profondamente toccante dal momento che si riflette su come un bambino di poco meno di due anni, nella finzione musicale, possa concepire le motivazioni alla base del suo rapimento e del suo successivo omicidio.
“Mi sveglio sul divano, ho il telecomando in mano
La TV davanti a me con Tommaso in primo piano
Stringo la spina e stacco il cavo dalla presa
Ma qualunque cosa faccio la TV rimane accesa”
Qui c’è un altro ribaltamento di punto di vista: qualcuno si sveglia su un divano e vede in TV le notizie riguardo a Tommaso. Non basta staccare il cavo dalla presa per spegnere la TV, perché le notizie che comunica popolano la sua mente in ogni istante.
“Il volume non si abbassa, aumenta di continuo
Parla un giornalista sotto con la mamma del bambino
Sollevo la TV e la scaglio fuori dal terrazzo
Ma colpisco un ragazzino sulla testa e lo ammazzo”
Qui la situazione degenera: il volume della TV è sempre più alto, la voce dei giornalisti supera ogni rumore, la mamma del bambino mostrata a più riprese. La televisione sollevata e lanciata fuori dalla finestra in un moto di rabbia, conclude la propria caduta sulla testa di un ragazzo: ennesima vittima della guerra fratricida condotta ai mass media nel creare i circhi dell’orrore nel momento in cui avvengono certe tragedie.
“Qui non c’è magia, potevi essere tu
Domani tocca a un altro, non guardi la TV?
Racconto solo fatti di cronaca quella dura
Quella che fa brutto, quella che fa paura
Ma quante volte avrei voluto parlarti (Parlarti)
Ma quante volte avrei voluto salvarti (Salvarti)
Ma quante volte avrei voluto parlarti (Parlarti)
Ma quante volte avrei voluto salvarti (Salvarti)”
Il ritornello, ripetuto nuovamente per due volte, come un mantra di dolore e disperazione che non lascia mai l’ascoltatore.
“Esco di casa e penso di essere Tommaso
E scrivo su ogni muro: “Non si muore per caso”
Poi entro in casa vostra, che sia notte o che sia giorno
E capirò quanti di voi nei computer hanno film porno”
L’immedesimazione nel bambino prosegue, mentre su ogni muro viene scritto “Non si muore per caso”. L’allusione è un probabile rimando alla scritta “Ne hai abbastanza?” Che comparve sull’asfalto della strada a poca distanza dalla casa in cui venne rapito Tommaso, interpretata come un probabile messaggio dei sequestratori. Quasi una risposta immaginaria a quel tremendo quesito. In seguito a queste righe, invece, si parla di video p*rno contenuti nel computer di tante, troppe persone che, all’apparenza, non si pensa mai possano visionare o possedere certo materiale. Il primo dei quali fu proprio il padre di Tommaso. In un suo computer vennero trovate immagini e video p*dop*rnografici. Con queste righe Fibra ha voluto fortemente criticare l’immaginario generale che fa credere che nessuna persona per bene possa visionare certi contenuti, ma questa storia né è l’esatta dimostrazione…

“E se è vero che li avete scriverò anche i vostri nomi
Sui fogli, i giornali, sui muri delle strade
Sui ponti, sui pali, ovunque l’occhio umano cade
Cosi vi accuseranno come han fatto con mio padre”
Molti altri possono avere certi video nella memoria dei propri dispositivi. E proprio per questo tutti dovrebbero subire, nella visione di Tommaso narrata nella canzone, la stessa pena sociale accaduta a suo padre: il suo nome scritto ovunque, sottolineando il marcio del suo gesto e mettendolo in croce in pubblica piazza.
“Qui non c’è magia, potevi essere tu
Domani tocca a un altro, non guardi la TV?
Racconto solo fatti di cronaca quella dura
Quella che fa brutto, quella che fa paura
Ma quante volte avrei voluto parlarti (parlarti)
Ma quante volte avrei voluto salvarti (salvarti)
Ma quante volte avrei voluto parlarti (parlarti)
Ma quante volte avrei voluto salvarti (salvarti)”
Il brano si conclude nuovamente con un doppio ritornello che ci lascia con l’amaro in bocca.
“Potevi essere tu” è uno dei brani rap più crudi e intensi che siano mai stati scritti. Il tema di fondo: il rapimento e il successivo omicidio di un bimbo di nemmeno due anni, che ha un impatto fortissimo negli ascoltatori. È innegabile che il dolore trasmesso nelle parole della canzone sia in grado di essere espresso dall’artista e trasferito a colui che fruisce il pezzo, così da riflettere su diverse tematiche e questioni a dir poco spinose.
La critica sociale durissima alla gestione della narrazione degli eventi drammatici da parte dei mass media, il giudizio sommario e superficiale delle persone sulla cerchia famigliare del piccolo, le situazioni collaterali saltate fuori proprio a causa del rapimento: una serie di punti e linee che si uniscono per tracciare il disegno perfetto della tragedia made in Italy, fra giornalisti famelici che non guardano in faccia a nessuno e persone giudicanti che non si fermano nemmeno di fronte ad una delle tragedie più profonde e intense per l’uomo, come la morte di un bambino.
Fabri Fibra ha composto un brano destinato a rimanere nell’immaginario collettivo dell’Hip Hop raccontando con lucida maestria un evento tragico e devastante. Uno degli ennesimi testi che hanno dimostrato, e lo fanno tutt’ora, che Fabri Fibra è stato, ed è, una delle penne più capaci di tutto il panorama rap italiano.








