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Laila Al Habash – Tempo | Recensione | Primo Ascolto

Che cos’è il tempo? Ogni uomo ha cercato, e cerca tutt’oggi, una risposta a questa domanda, ma forse non è altro che una convenzione sociale, un sistema necessario a scandire i giorni, le ore e i minuti. Tuttavia, la visione cronologica e oggettiva a volte non coincide perfettamente con il nostro orologio interiore: ciò ha portato Pirandello ad elaborare la dicotomia ‘’tempo-durata’’, e la cantante Laila Al Habash a scrivere il suo ultimo album ‘’Tempo’’.

Nel disco, il tempo non è soltanto un tema, ma una dimensione attraverso cui la cantante esplora il cambiamento, la crescita personale e la memoria. Le sue canzoni oscillano tra nostalgia e desiderio, tra il bisogno di fermarsi, la spinta ad andare avanti e la bellezza della noia. Un album in cui Laila ha deciso di mettersi alla prova: esplora nuove sonorità, soprattutto brasiliane e mediterranee, mantenendo la sua impronta popcantautorale.

La traccia di apertura è ‘’Ritento’’: il titolo stesso esprime la voglia di rinascita, conseguenziale alla nostalgia e ai rimpianti per un tempo che è passato in fretta e non ce ne siamo accorti:’’ Vorrei tornare indietro per godermi il tempo che ho perso, ritento’’. Segue ‘’Fumantina’’, canzone dal ritmo più marcato e aggressivo proprio come il significato del titolo. Qui la cantante mette a nudo i suoi sbalzi di umore: ‘’ Alti e bassi, altalena’’. ‘’UFO’’ è uno dei brani più introspettivi del disco: attraverso un viaggio indietro nel tempo Laila incontra e consola la sé stessa adolescente, definita ‘’oggetto piccolino’’. Continua con il brano più critico dell’album ‘’Che lavoro fai’’, in cui Laila denuncia la materialità e lo stress di una città come Milano, dove la competizione è altissima e il valore personale sembra dipendere dal proprio impiego.

Attraverso ritmi latini e mediterranei, ‘’Voglia’’ accompagna l’ascoltatore in una dimensione riflessiva. La canzone emana, con forza e rassegnazione, una consapevolezza nuova: quella di chi ha sofferto per amore, ma non smette di credere nella solidarietà femminile. Con ‘’Mi servi’’, Laila abbandona la malinconia per lanciare una sottile provocazione su un ritmo deciso e sensuale, riprendendo l’immaginario delle cantanti degli
anni ’60-‘70: “Tu mi ricordi cosa voglio per me, mi servi perché sei un uomo vero”. Segue ‘’Desiderio’’, brano che non rispetta la struttura classica e che nasce da una riflessione sul sentimento di mancanza ed insoddisfazione, che ci fa sentire vivi e ci rende umani. Con una musicalità che richiama la leggerezza e la sensualità della bossa nova, ‘’Timido’’ è un brano che ironizza sull’imbarazzo di un ragazzo incapace di lasciarsi andare: ‘’Siete matti voi timidi a vivere così, troppo pudore per nulla’’.

In ‘’Sahbi’’ Laila fa emergere il suo trilinguismo: fonde italiano, arabo e inglese in un’unica voce universale. L’album si chiude con la malinconia estiva di ‘’Tuareg’’, brano che prende il nome da una tribù nomade e diventa metafora di tutti coloro che vivono tranquillamente in terre aspre ed estreme. Così, la cantante, si mette a nudo in tutta la sua fragilità e intimità su un brano acustico chitarra e voce che riesce sempre ad emozionare un po’.

‘’Tempo’’ è un album variegato, dove convivono tematiche e sonorità diverse, dalle più leggere alle più profonde, ed è proprio questa varietà il punto di forza di Laila Al Habash: un’artista capace di rendere il suo progetto un accompagnamento perfetto, in ogni momento e per ogni palato.

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