
Poche settimane fa la cantautrice Lara Serrano è tornata a comparire tra le uscite settimanali dopo un periodo di pausa, con il suo nuovo singolo “Luna spenta“.
Il nuovo pezzo, infatti, è un brano completamente autobiografico che va a preannunciare l’album “Parole sciolte”, in uscita la prossima primavera: qui Lara è andata a racchiudere tutti i temi principali che verranno toccati nel nuovo long play, come le amicizie, gli amori, la luna quale punto di riferimento nelle notti più buie, la nostalgia e l’insicurezza.
Abbiamo approfittato dell’occasione per scambiare quattro chiacchiere con l’artista, così da approfondire il significato del brano e scoprire qualche dettaglio del futuro progetto discografico.
Ciao Lara, benvenuta su Primo Ascolto.
Pochi giorni fa è uscito “Luna spenta”, il singolo che anticipa il tuo nuovo album in uscita nei prossimi mesi: quali sono le differenze sostanziali tra i tuoi primi lavori e quelli che andremo a conoscere prossimamente?
Ciao, grazie mille per l’opportunità. Sai, ho la fortuna/sfortuna di scrivere non per piacere al pubblico o per cercare la hit ma per sfogarmi. Ti propongo una metafora per spiegarmi: credo che il diario segreto di una ventenne riporti emozioni, esperienze e paure diverse da quelle di una ventiseienne. Ecco, i miei nuovi lavori sono recenti, sono freschi e hanno ancora l’emozione ancorata al loro interno. Per riassumere: sicuramente temi differenti, arrangiamenti più completi, produzioni più studiate e soprattutto testi molto più criptici.

Ascoltando il nuovo pezzo ho come l’impressione che sia stato scritto anche in maniera un po’ catartica, per esorcizzare un periodo complesso: è una sensazione corretta?
Magari tutti gli ascoltatori fossero come te! È esattamente così. Non è un linguaggio voluto, credo faccia parte del mio carattere e del mio modo di fare quotidiano. Cerco sempre di nascondere le emozioni tra le righe e solo in pochi riescono a capirle. Mi piace e, ti dirò, mi diverte vedere come in tanti non colgano le sfumature. A primo acchito “Luna Spenta” può sembrare una canzonetta con un ritornello orecchiabile. Un ascoltatore leggermente meno superficiale si accorge facilmente dell’autobiografia delle strofe. Chi mi conosce e opera un ascolto attento riesce addirittura ad individuare tutte le persone che cito all’interno del pezzo. Fa sorridere, se ci pensi. Ho inserito in tre minuti di canzone tutte le persone che ho incontrato nella mia vita.
Nella struttura ritmica delle strofe e nell’impronta vocale di “Luna spenta” mi hai ricordato Madame: ci sono artisti nostrani che pensi possano aver influenzato il tuo stile?
Ti ringrazio, magari! Sicuramente i testi di Madame mi hanno ispirato per dare quell’impronta misteriosa alle parole però, sono sincera, ultimamente non l’ho più ascoltata. Dirò un qualcosa di insolito, ma credo di avere più un’impronta tradizionale piuttosto che contemporanea. Mi piace la musica suonata, tendo ad evitare i trend di oggi. De gustibus… Ultimamente dal punto di vista musicale il mio faro è diventato Cesare Cremonini mentre a livello testuale il mio grande pilastro rimane Marracash, soprattutto per lasua capacità di guardarsi dentro ed esprimere quello che vede.
Due tra i tuoi primi lavori, ovvero “Roma Miami” e “Follia”, sono quelli che hanno fatto più presa sul pubblico, stando a quanto viene messo in risalto dalle piattaforme streaming. Credi ci sia un motivo in particolare?
“Roma Miami” è il brano che porterò sempre nel cuore. Ha una storia particolare ed è uno di quei pochissimi testi che mi chiedo se lo abbia scritto veramente io perché ci sono scene che – sarò onesta – non so come io abbia fatto a vedere. È stato il primo brano prodotto da una terza persona, è il primo brano, potremmo dire, professionale. Mi sono divertita tantissimo a modificarlo e modellarlo fino al suo completamento, che risulta leggermente diverso da quello iniziale. È stata un’evoluzione continua che ha portato a un risultato sicuramente radiofonico ma senza perdere nella sostanza, caratteristica che oggi trovo sempre più rara soprattutto nei lavori degli artisti più giovani. “Follia”, invece, è un esperimento. È la mia autobiografia ma è stata scritta con cognizione di causa. Forse oggi la arrangerei diversamente ma è comunque un lavoro a cui sono molto affezionata siccome affronta tematiche importanti.

Dopo la pubblicazione di “Palchi più alti”, datata ottobre 2023, ti sei concessa una pausa discografica piuttosto lunga. È motivata dal tempo necessario per la stesura del nuovo album oppure si celano anche dei motivi più personali dietro questa scelta?
Le pause servono sempre, tranne quelle in amore [ride]. Sono stati mesi molto faticosi dal punto di vista psicologico perché oggi trovare una stabilità emotiva è come fare jackpot. Ho intrapreso percorsi lavorativi paralleli che non mi hanno permesso di concentrarmi sulla musica, come avrei voluto, ma nonostante questo non ho mai smesso di fare musica. Ho sempre scritto ma ho lasciato da parte il lato musicale e creativo. Ho rinunciato al mondo giuridico perché ha messo un freno importante alla mia creatività, mi sono trovata qualche mese fa con un pugno d’aria, pensando di non avere più nulla da dire. Non era vero e per fortuna me ne sono accorta in tempo.
Per il nuovo brano ti sei affidata all’autoproduzione, senza l’ausilio di una label di supporto come invece accaduto negli ultimi singoli: a cosa è dovuta questa scelta?
È un pezzo per me importante perché è autobiografico quindi ho gelosamente voluto che fosse mio al 100%. “Luna spenta” precede il mio primo album, prodotto soprattutto da Alessandro Mancuso (Relik studio) e Emanuele Sciarra. A differenza di “Luna Spenta”, ho voluto una produzione esterna per il disco perché era fondamentale per me conciliare più idee e interpretazioni.
A proposito di questo, prima di salutarti proviamo a rubarti qualche spoiler: puoi darci qualche info in più sulle caratteristiche che plasmeranno il tuo primo album, “Parole Sciolte – 23/24”, e se sarà possibile apprezzarlo dal vivo?
È stato difficile scrivere questo album perché è un viaggio introspettivo importante, in cui ho cercato di guardarmi dentro – ma soprattutto intorno – il più possibile. È strutturato come se fosse una seduta psicologica al cui inizio pongo delle domande, alcune retoriche e altre indirizzate ad un ipotetico “dottore”. I brani che compongono l’album sono il flusso di coscienza che mi porta, nell’Outro, a darmi le risposte. È stato un percorso impervio durato due anni. È un po’ come se fosse il referto di questa auto diagnosi. Spero ci sarà la possibilità di presentarlo dal vivo, ci stiamo lavorando.








