- per Antonio Contu'
- in Recensioni
- on 20/09/2024
“Locura” non è il miglior album di Lazza
“Locura” non è il miglior album di Lazza: dopo il successo clamoroso di “SIRIO”, il suo album più certificato in assoluto, questo nuovo progetto mette il rapper in una posizione molto particolare: l’hype è alle stelle, ma anche il rischio di non trovare conferme rispetto a quanto ottenuto dal suo ultimo long play.
Con questo nuovo lavoro inoltre Jacopo si trova a dover fronteggiare un’ ulteriore problematica: la sua ascesa pop. Già, perché dopo aver partecipato con ottimo profitto al Festival di Sanremo la fanbase rap si è espansa anche verso un pubblico meno abituato a barre ed incastri, oltre che ad un linguaggio troppo edulcorato. Ma quindi “LOCURA” è un album pop? No: Lazza ha plasmato nella sua creatura un buon compromesso, che non fa felici tutti ma lascia intatta credibilità e crescita artistica.

“LOCURA”: l’analisi dei brani
L’album si apre con “ZERI IN PIÙ”, la collaborazione con Laura Pausini che ne ha anticipato l’uscita senza però esaltarci troppo: il tanto autotune e la produzione ritrita di Drillionaire ci ha tolto un po’ di entusiasmo, senza però scalfirne le aspettative. “ABITUDINE” è l’esempio che rappresenta in maniera perfetta l’impostazione del progetto, con una buona dose di impeccabile rap ed un ritornello molto radio friendly. I turbamenti sentimentali di “FENTANYL”, con Sfera Ebbasta, non profumamo di novità, a differenza di “CERTE COSE”: nonostante il ritornello pop urban l’artista milanese propone una rappata introspettiva dal sapore classico, che lascia ben sperare per il proseguimento.
“-3 (PERDERE IL VOLO)” è invece un’occasione persa: con un ospite di eccezione come Marracash si doveva fare assolutamente di più, sia a livello di sound che d’impostazione metrica. “GHETTO SUPERSTAR” è un pezzo di rivalsa, in cui Ghali gioca nella zona di comfort e si diverte a flexare con il padrone di casa; l’imprevedibilità esistenziale trovo sfogo in “MALE DA VENDERE”, con una base dance ed un testo non memorabile.
A differenza del precedente, colpiscono invece le liriche di “VERDI NEI VIOLA”: una hit, che si rispecchia nella crescita complessiva di Lazza anche se l’impostazione ricorda molto il trick tanto amato dall’amico Sfera, composta da prima strofa soft, strofa più urlata e ritornello. Una somiglianza che abbiamo incontrato anche in altri pezzi: in “SAFARI”, ad esempio, ma anche nel brano di chiusura “DOLCEVITA”, quest’ultimo caratterizzato da un ottimo testo che analizza i pro e contro del successo.
Voto di merito per il featuring con Lil Baby in “CANZONE D’ODIO”, forse il più atteso: non sempre le collaborazioni con artisti americani si concretizzano in qualcosa di valido, ma in questo caso il pezzo suona davvero bene. E funziona anche “CASANOVA”, con Artie 5ive: le giovani leve hanno puntato forte su questa importantissima chance, come conferma soprattutto “MEZZE VERITÀ”, con la strofa potentissima di Kid Yugi.
“ESTRANEO”, invece, mette Guè fuori dalla zona d’agio: le vibes vaporwave non sono propriamente il suo campo, anche se entrambi se la cavano piuttosto egregiamente. “HOT” mette in mostra un Lazza più disimpegnato ma comunque molto efficace, grazie al banger messo in piedi dal producer; “GIORNO DA CANI” alza il livello della quota rap, per la gioia degli affezionati di vecchio corso. Il già menzionato ultimo brano è anticipato dalla nota e apprezzata “100 MESSAGGI” e da uno dei punti deboli del lavoro: nonostante i buoni incastri, “BUIO DAVANTI” è scarna musicalmente e sà tanto di filler, senza troppi alibi.

Il giudizio finale di “LOCURA”
“LOCURA” è un lavoro che mette in mostra un Lazza sicuramente più maturo, anche se senza troppe variabili a livello di argomentazioni. Punto debole dell’album sono, purtroppo, le produzioni: Drillionaire non spicca per originalità, ed a risentirne è la godibilità complessiva del long play. Sinceramente, se dobbiamo giudicare questo progetto confronto alle aspettative che ci erano state messe dinnanzi probabilmente non ne si rimane completamente soddisfatti, ma complessivamente il disco alza il livello rispetto a tutti gli album mainstream usciti negli mesi. Anche se, come detto all’inizio dell’articolo, “LOCURA” non è il miglior album di Lazza.
Ascolta Locura su Spotify e seguici su Facebook e Instagram
Tags: lazza, LOCURA, rap italiano, recensione








