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Lorenzza – A Loren2za | Recensione | Primo Ascolto

Non tutte le preghiere si fanno in chiesa: alcune nascono in cameretta, e “A Loren2za” è una di queste. Lorenzza è una delle voci più interessanti della nuova scena urban italiana. La sua identità italo-brasiliana è il cuore pulsante della sua scrittura: nei suoi testi convivono radici lontane, assenze familiari e la determinazione di chi ha fame di riscatto.
Giovanissima, ha saputo trasformare la propria storia in un immaginario preciso e coerente, distante dall’estetica della “baddie” dominante nel rap femminile contemporaneo.

Dopo l’EP di debutto uscito nel 2024, Lorenzza torna a poco più di un anno di distanza con un secondo capitolo che amplifica il percorso, o meglio, lo approfondisce. “A Loren2za” è la naturale continuazione di un viaggio lirico e spirituale: un racconto ancora più intimo, in cui l’artista si denuda senza filtri, come se stesse leggendo ad alta voce le pagine del suo diario segreto.

L’EP si apre con “Only”, un brano conscious che funziona da dichiarazione d’intenti: Lorenzza ripercorre il proprio passato e la fame di successo di chi è cresciuta senza avere nulla, trasformando le mancanze in spinta. Il pezzo si chiude con una dedica che chiarisce il senso del progetto: ‘’a chi era con me quando non c’era nessuno, quando forse non c’ero nemmeno io. A chi nel rumore ha sentito una canzone. A chi nel mio passato ha visto un futuro’’. Segue “Diversi” in cui, insieme ad Emis Killa, raccontano il passaggio dalle palazzine ai palazzetti, dalla periferia ai grandi palchi, senza perdere il peso delle origini. Lorenzza entra nel cuore della sua infanzia in modo crudo e diretto: ’’quelle come me spesso affollano le celle. Siamo figli delle serve, le badanti, le bidelle’’.

“Falei” è un brano d’amore che gioca sul contrasto: la base drill accompagna la voce dolce e melodica dell’artista. La scelta di scrivere il ritornello in brasiliano riporta tutto alle sue radici, mentre il finale si fonde con l’inizio della traccia successiva creando una continuità narrativa. ‘’Opps’’ è il brano più originale dell’EP per la top line ipnotica e la base che richiama l’hip hop anni ’90. Con un orecchio attento si possono cogliere delle citazioni a due pilastri del rap americano: il ritornello richiama l’andamento di Big Poppa di The Notorious B.I.G., mentre nella seconda strofa, con la barra “di question ce ne ho venti”, sembra citare 21 Questions di 50 Cent. Subito dopo arriva “Una Come Me”, che mantiene l’atmosfera hip hop, ma la sposta su un piano più identitario.

Lorenzza racconta la street life da una prospettiva tutta femminile, lontana dagli stereotipi e vicina alla realtà: ’’Ventitré anni, cresciuta senza veli coi sogni nel blocco e la fame nel piatto, le amiche con il figlio e gli occhi già spenti’’. L’album si chiude con quella spiritualità che aspettavamo dall’inizio: “Oltreoceano” è una vera preghiera divisa in due strofe, la prima rivolta a Dio, la seconda a sé stessa, il tutto unito dalla voce angelica di Quest. Nella prima Lorenzza chiede protezione per la madre, forza per le amiche e lucidità per affrontare odio e invidia senza perdere la voce; nella seconda si parla allo specchio, si impone di non guardare in basso, di restare in piedi anche quando tutto crolla.

Su Lorenzza nell’ultimo anno si è discusso molto: l’accusa più frequente è stata quella di essere un’“industry plant”, un’artista che, pur talentuosa, avrebbe avuto fin da subito il sostegno delle major per emergere rapidamente. La verità è che il talento è evidente, ma forse ciò di cui ha davvero bisogno è tempo: il tempo di consolidare la propria identità artistica, di sbagliare, di evolversi, ed il resto verrà da sé.

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