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M¥SS KETA – . | Recensione | Primo Ascolto


Anche questa volta la Miss della musica italiana ci sorprende con un album iconico dal titolo estremamente minimalista, un semplice segno che rappresenta molto più di quanto riusciamo a comprendere: il punto. Elemento che si descrive da sé, proprio come M¥SS KETA, che ha sempre fatto quello che le piace senza pensare ai canoni e alle definizioni, lasciando sempre un alone di mistero che ha affascinato tutti.

Un percorso di ricerca del suono ha prodotto undici tracce variegate che nell’insieme oscillano fra house, synthpop ed electroclash, con evidenti riferimenti a Gigi D’Agostino e Franchino.

Sicuramente un album che ci farà ballare molto, ma i bpm non devono distrarci dai testi che non si limitano a narrare la viziosa nightlife milanese. Il filo conduttore è, infatti, il caos che regna nella società capitalista contemporanea, ricca di ingiustizie che generano rabbia e che a sua volta genera vendetta in un loop infinito: lo stesso scrolling di TikTok che scandisce tutte le nostre giornate è un loop che ci fa entrare in un meccanismo di insaziabile ricerca. Da questa riflessione nasce il concept del disco: siamo tutti peccatori in una società che sforna sempre più ‘’miserabili’’.

Il tema è esplicitato nella seconda traccia ‘’LES MISERABLES’’ nella quale un coro di voci bianche entra in contrasto con un beat techno. Attraverso l’ironia la cantautrice critica le nuove professioni del ventunesimo secolo che arbitrano fra la luce e il buio: crypto guru, manager, trapper e content creator. In seguito con ‘’CAFONAL’’ descrive l’ipocrisia e il narcisismo che mettono tutti sullo stesso piano, anche chi dovrebbe essere simbolo di giustizia e negligenza: “Pornoattori e magistrati sulla lista degli invitati’”.

MYSS KETA fa crollare il contrasto secolare fra bene e male mostrandoci come queste figure antitetiche in realtà sono in continuo dialogo e non esiste un distacco netto. ’’Avverto spesso l’esigenza di mantenermi in una condizione di intersezione fra l’onirico e il pragmatico’’: così si apre ‘’160BPM’’, con la quale afferma l’esistenza di un punto di intersezione nel quale fluiscono tutti gli opposti. Una particolarissima canzone rappresentativa della comunità techno, nella quale accanto a Gigi D’Agostino e alla piramide del Cocoricò troviamo dei sottili riferimenti al paradosso di Zenone ed un innovativo ‘’Cogito ergo sum’’ di Cartesio: il limite fra musica techno e filosofia è dunque labile.

L’album si chiude con ‘’STRONZA CON VISTA’’ nella quale l’artista si immagina vivere sulle guglie del duomo dalle quali guarda, affranta e malinconica, Milano durante una giornata nebbiosa. Ciò che vede è un giardino di cemento, visione glaciale che descrive benissimo Milano, città che più di tutte è simbolo di moda, lusso e solitudine.

Un progetto di qualità musicale e concettuale, conferma che M¥SS KETA non è solo spettacolo, ma è una donna libera dalle convenzioni sociali, capace di esprimere le sue emozioni più viscerali e primitive ma sempre con eleganza.

 

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