info@primoascolto.it

MadMan – LONEWOLF | Recensione | Primo Ascolto

A sei anni di distanza dall’ultimo album solista “Back Home”, Madman torna con “LONEWOLF”, un disco che arriva in un momento di riassetto personale e artistico del rapper. Il progetto, pur essendo curato e fedele allo stile che da sempre contraddistingue Madman, sembra non convincere appieno fin dalle prime tracce. Ma vediamo più nel dettaglio perché.

 

“LONEWOLF” si presenta come un album profondamente personale, capace di riflettere in pieno la natura di Madman. Il rapper si è sempre contraddistinto per la sua attitudine punk, interessato più a seguire la propria visione artistica che a inseguire le mode del momento. Non a caso il titolo del disco rimanda all’immagine del “lupo solitario”: Madman preferisce rimanere ai margini del music business, dedicandosi alla propria musica con passione e autenticità.

Alle produzioni troviamo tanti nomi noti, come Pherro, 2P, 2ndRoof, Mixer T, Sine e Pk: un dream team capace di cucire addosso a Madman basi taglienti, incalzanti, perfette per esaltare il suo flow nervoso e il suo stile diretto. E se sulla carta tutto sembra funzionare alla grande, il disco non scorre come dovrebbe: lo stile e le sonorità risultano molto simili a quelle dei lavori precedenti, senza particolari innovazioni che ci si poteva aspettare dopo una lunga pausa.

Dal punto di vista lirico, il filo conduttore dell’album è l’amore, trattato però in diverse sfumature. Si passa da brani più intimisti e introspettivi, in cui Madman mette a nudo il proprio lato più fragile e romantico, ad altri in cui predomina una visione più egoista e di scarso valore dei rapporti sentimentali.

Alcuni brani di “LONEWOLF” sembrano non reggere il confronto con i punti più alti della discografia di Madman. “Psicodramma”, ad esempio, pur affrontando tematiche introspettive care al rapper, risulta poco incisivo a livello di scrittura e di resa sonora. La collaborazione con Gemitaiz in “Utopia”, invece, appare troppo simile a lavori come “Blue Sky”, senza però la stessa brillantezza e la stessa energia.

A pesare sono anche alcune scelte stilistiche che suonano ripetitive e non pienamente convincenti. L’uso frequente di ritornelli cantati, spesso incentrati su riferimenti sessuali piuttosto espliciti, non aggiunge molto al valore dei brani e anzi rischia di appiattirne il contenuto. Impossibile non citare in questa situazione “Gin Tonic”, forse il punto più basso dell’opera: nel tentativo di sperimentare qualcosa di nuovo e di diverso rispetto al passato, Madman sembra perdere la bussola, proponendo un brano debole, poco gradevole.

Anche i featuring di amici e colleghi come thasup, Jake La Furia, Gemitaiz non bastano a elevare il livello di un progetto che, nel complesso, sembra mancare di una forte presa sul pubblico e di reale ispirazione. L’attitudine senza compromessi di Madman rimane apprezzabile, ma non sufficiente a fare di “LONEWOLF” un ritorno memorabile.

I fan più accaniti del rapper apprezzeranno sicuramente la cura per i dettagli e ritroveranno atmosfere e flow a cui sono abituati. Ma chi si aspettava un deciso passo in avanti dopo tanti anni di silenzio potrebbe rimanere deluso da un album che, pur nella sua coerenza stilistica, suona fin troppo “già sentito”.

Madman merita rispetto per non essersi snaturato, e non si può negare la coerenza di un progetto in cui il rapper è rimasto fedele al proprio stile. Allo stesso tempo però, viene da chiedersi se dopo tanti anni non ci si potesse aspettare uno scatto in avanti, una maggiore capacità di mettersi in discussione senza scadere in brani così poco convincenti. Un pregio o un limite? Starà al pubblico deciderlo, ma il rischio è che questa nuova fatica discografica finisca presto nel dimenticatoio, senza lasciare un segno davvero memorabile.

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *