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“Mai nata” racconta con sofferenza la bulimia, il disturbo vissuto in prima persona da Tiziano Ferro [ANALISI DEL TESTO]

Articolo a cura di Francesco Ferri

“Passa passa passa
Poi imprechi ma non passa mai
La tua fame è sveglia,
cazzo, no non va mai a dormire lei”

Queste sono le parole con cui si apre il brano “Mai nata” di Tiziano Ferro, contenuto nell’album “Rosso Relativo” del 2000. Il pezzo in questione ha una potenza straordinaria nel descrivere minuziosamente le emozioni contrastanti che prova una persona che soffre di bulimia, con continui rimandi ai disturbi alimentari e al difficile rapporto con il cibo e la fame.

La storia, autobiografica, del cantante è perfettamente condensata nelle frasi del testo, che raccontano l’esperienza di dover affrontare un disturbo alimentare debilitante e a dir poco segnante: esperienza che Ferro ha provato agli esordi della sua carriera. La sua storia è narrata attraverso gli occhi di una ragazza che soffre dei medesimi disturbi e attraverso di lei il cantante ha modo di raccontare le sue emozioni.

Perché ti ripeti in continuazione che passerà, ma non passa mai. La fame è sempre lì, sempre sveglia. Non dorme mai.

“Sogni sogni sogni
Ma sai già quanto costano
Qualche notte in piedi
a sopravvivere al fatto che
Non è la realtà”

Spesso sogna che la sua vita non debba essere così, che non sia costretta a soffrire in certi modi, ma qualche notte, invece, le capita di fare i conti con la realtà e doverla affrontare, rendendosi conto che i sogni non plasmano gli eventi reali.

“E la conosci già
La fine che farà
La tua forza di volontà
Andrà a farsi fottere”

La forza di volontà, molto spesso, non basta a superare determinati disturbi e affrontare correttamente alcune patologie. Il cantante lo sa bene e lo sottolinea, sfogando la sua rabbia nella volgarità della frase, capace di esprimerne tutto il suo disprezzo.

“Ti dicono “sii forte” si ma
Son bravi a parlare
Che ne sanno
di che hai dentro te”

Quelli che commentano, che suggeriscono superficialmente consigli da quattro soldi, farebbero meglio a stare in silenzio. Tutti sono bravi a parlare ma nessuno sa davvero che cosa prova dentro di sé una persona.

“In quel frigo
si freddano le lacrime
In dispensa rinchiudi
le tue ansie e poi
Sotto il letto
nascondi la tua polvere
Poi non dormi
ti chiudi e rifletti”

In questo passaggio viene esposta una fotografia perfetta di quello che è il rapporto complesso di una persona che soffre di disturbi alimentari. Il cantante racconta che in frigorifero si freddano le lacrime, alludendo al cibo recuperato da lì, per poi placare le proprie ansie attraverso altre pietanze prese dalla dispensa per poi eliminare gli avanzi sotto al letto, così da celarli falsamente anche a sé stessi.

“È la vita che unita al dolore si ciba di te
E della tua strada sbagliata
E continui a pensare,
placando il tormento
Che bello se non fossi mai nata”

Un passaggio profondo e molto toccante, in cui l’artista sottolinea quanto sia la vita stessa, portatrice di dolore a cibarsi di lui e delle sue scelte sbagliate, così come vale per ogni persona che soffre di DCA. Arrivando a pensare, in modo tristemente lucido, quando sarebbe bello non esser mai nati.

“Salpa salpa salpa
Il raziocinio toglie l’ancora
Da una cerebrale
come te nessuno se lo aspetta“.

Ormai anche il raziocinio abbandona la mente e salpa per altri lidi. Nessuno se lo aspetta da una persona cerebrale e pragmatica, dedita alla logica più che al farsi trasportare liberamente dalle emozioni.

“Parli parli parli
Sei un vulcano inarrestabile
Treno più che rapido,
efficiente poco timida”

Un vulcano inarrestabile, una persona sempre attiva, per nulla timida e definita efficiente. Nonostante ciò portatrice di un grande e profondo dolore.

“Ma ti hanno detto mai
Che devi amarti un po’
Puoi rallentare e poi
Pensare un po’ più a te”

I dogmi di coloro che si ergono a paladini, a custodi della verità e raccontano a tutti come dovrebbero vivere. Perché devi amarti un po’ di più, pensare un po’ più a te.

“Che sicurezza mostri se
I casini sai risolvere
Ma i problemi tuoi
Non li affronti proprio mai”

Dove sta la sicurezza nel saper affrontare qualsiasi tipo di casino ma non i propri problemi? Perché non affrontarli direttamente?

“In quel frigo
si freddano le lacrime
In dispensa
rinchiudi le tue ansie e poi
Sotto il letto
nascondi la tua polvere
Poi non dormi
ti chiudi e rifletti”

Di nuovo il passaggio sulle azioni notturne, di nuovo il racconto di cosa accade nelle notti di chi soffre di bulimia e disturbi alimentari. Di nuovo dolore.

“È la vita che unita al dolore si ciba di te
E della tua strada sbagliata
E continui a pensare,
placando il tormento
Che bello se non fossi mai nata”

Ancora il ritornello che colpisce come un pugno nello stomaco per la sofferente intensità con cui vengono cantati questi versi, senza trattenere il dolore per tutto quello che si sta vivendo.

“E non passa più
E non cambia mai
Cuore nello stomaco
Testa senza eroi”

Ormai ci si rassegna al fatto che non possa passare da sola. Ormai si deve accettare che non cambierà tanto facilmente. Cuore nello stomaco, come allusione ai vuoti emotivi riempiti attraverso il cibo e la testa senza eroi, simbolo dell’assenza completa di aiuto esterno che porta a realizzare che solo desiderando in primis noi stessi di superare una situazione avremo modo di farlo, impegnandoci nel profondo a cambiare tutte quelle abitudini sbagliate che portano a farci male.

“È la vita che unita al dolore si ciba di te
E della tua strada sbagliata
E continui a pensare,
placando il tormento
Che bello se non fossi mai nata”

Il ritornello colpisce nuovamente e ci porta verso la conclusione della canzone.

“E la smetti? Rilassati!
Forza reagisci sei te
Che condizioni la tua strada
E, su, prova a pensare
che bello sarebbe se invece
Amassi un po’ di più la tua vita”

L’invito per eccellenza, la spinta a “smetterla” come se soffrire di un disturbo alimentare fosse una colpa, una scelta, e non una patologia. Tutti che spingono a reagire, sostenendo come la colpa sia esclusivamente individuale e che proprio chi è vittima di questi disturbi è in primis vittima di sé stesso. Quando infondo, d’altronde, basterebbe che si amasse solo un po’ di più la vita, no?


Tiziano Ferro ha offerto al pubblico un brano dalla fortissima intensità, riccamente profondo nella sua poetica e lucidamente narratore di una realtà non attenzionata come meriterebbe. Pensare che questo brano sia uscito ben 25 anni fa ci dà modo di riflettere profondamente su quale impatto possa aver avuto nella mente di tantissimi giovani, e non solo, che stavano vivendo le medesime situazioni: i disturbi alimentari sono un mostro terribile, che colpisce migliaia e migliaia di persone ogni anno. Sensibilizzare su questi temi è fondamentale anche attraverso il linguaggio della musica: un perfetto modus operandi, per veicolare emozioni e messaggi alquanto importanti.

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