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Maicol Cavestro – Amore sognato | Recensione | Primo Ascolto

A tre anni esatti di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo singolo, Maicol Cavestro è tornato ad affacciarsi sul mercato discografico: è disponibile infatti da pochi giorni “Amore sognato”, una ballad pacata, introspettiva e malinconica sviluppata su di una struttura lirica semplice, ma al tempo stesso poetica ed efficace.

Il singolo, infatti, parla di un obbiettivo esistenziale mai realizzato dall’autore: la nascita di un figlio. Maicol si affida ad un cantato lento, per descrivere una presenza che non ha mai avuto corpo ma che vive intensamente nella mente e nel cuore del narratore. L’amore per ciò che non è mai esistito potrebbe essere considerato un paradosso, ma in realtà apre una riflessione profonda sul desiderio e sulla capacità umana di attribuire significato anche all’assenza, o meglio, a ciò che non è mai esistito.

La profondità di Cavestro nella stesura del testo viene esplicata anche dall’approccio filosofico utilizzato per affrontare la questione: passato, presente e futuro si mescolano in un flusso emotivo che sfugge alla logica, dando valenza a quanto descritto in precedenza, ovvero che ciò che non è accaduto può comunque lasciare tracce indelebili.

Il cielo, in questo caso specifico, viene utilizzato come archivio dell’anima, conservandone i segreti e custodendo ciò che non è stato. È uno spazio simbolico dove l’invisibile diventa eterno: non solo un luogo fisico, dunque, ma più che altro una metafora della memoria e della speranza, in grado di trasmettere la forza della propria, personalissima confessione.

Supportato dal buon lavoro in fase di produzione da parte di Fabio BIKO Vaccaro, “Amore sognato” si differenzia dall’approccio estivo della maggior parte dei pezzi usciti in queste settimane, rafforzando ulteriormente la necessità espressiva di Maicol Cavestro: la speranza è quella di non dover aspettare ancora così tanto tempo per poterlo riapprezzare in un nuovo progetto inedito.

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