
A distanza di oltre cinque anni dal suo ultimo progetto discografico, Malika Ayane scivola nuovamente nelle nostre orecchie accarezzandole con “cicale”, rilasciato da Carosello Records.
Sessantasei mesi non sono pochi, è vero, ma qui siamo di fronte ad un’artista che ha sempre fatto della cura e dell’intenzione il centro della propria musica. “cicale” nasce proprio da questo tempo sospeso: un periodo di scrittura lenta, di ricerca, di ascolto, in cui Malika ha rimesso mano alle proprie radici musicali lasciando che nuove influenze, nuove collaborazioni e nuove sonorità si sedimentassero. Il disco è stato concepito come un viaggio emotivo, un percorso che attraversa stagioni interiori e che si apre con delicatezza per poi farsi via via più audace, più luminoso, più libero.

“finalmente” apre il progetto sfoggiando immediatamente il timbro particolare e iper riconoscibile dell’artista, che ci introduce a questo lavoro con la solita delicatezza che la contraddistingue ma che, mano a mano che il brano cresce, esplode in una ballad vulcanica. Tiriamo un sospiro di sollievo al pensiero di non essere più così distanti: ci ritroviamo in uno sguardo, in un tempo che ormai ci appartiene e ci libriamo sopra le difficoltà con quel miele di sottofondo tipico dei sorrisi che si estendono agli occhi. Passiamo a un funky-pop-soul sofisticato, immergendoci in una coppa di champagne: “animali notturni” ci guida nel buio, intervallato da luci stroboscopiche e ci fa ballare ad occhi chiusi. La luna è proprio davanti a noi, a cancellare la parola fine in questa notte eterna.
Quante volte ci siamo ripetuti “è andata così”: esperienze al limite dell’assurdo che ci fanno sentire come protagonisti di quelle serie tv con le scene a rallentatore. Ma è la realtà, e non ci resta che andare cauti, un passo di danza dopo l’altro, per trovare una distrazione che ci faccia arrivare al tanto agognato domani: meglio capirlo tardissimo piuttosto che mai. Ricordi velati che ci seguono, ci scrutano con occhi indagatori, ma non ci fidiamo più di noi stessi e ricominciamo a scivolare giù, così giù che all’improvviso ci verrà da ridere. Guardiamo fissi le bollicine del nostro vino, accompagnati da una melodia che sentiamo solamente noi, che ci fa restare svegli la notte, a ripensare, ancora, ancora, fino a toccare un fondo talmente paradossale che “all’improvviso ci verrà da ridere”.
“diversamente” è l’unico featuring del disco, con Malika che abbraccia l’irriverenza concettuale di Dargen D’Amico: un connubio in cui l’etereo si lega alla terra, ci sradica dalla nostra dimensione sognatrice e ci riporta alla realtà. Gli anni passano veloci davanti a noi, come se fossimo in una stazione a fissare un treno in corsa, distanti dalla semplicità che rifuggiamo ad ogni costo. Rimanga “detto tra noi”, ma dicono che la pazienza arrivi con l’età: chissà poi se è così vero. La nostra mente debole vola sui desideri, e ci troviamo con i piedi affondati su una spiaggia notturna, tra luci e musica lontana, ritrovando la nostra estate inquieta: pronti per farci attraversare dall’ennesima bugia scambiata per amore.

Ma è “probabile” che i nuovi inizi arrivino nel momento in cui cambiamo strada: andiamo contro ogni nostra necessità, rompiamo silenzi perfetti. Sbaglieremo di nuovo tutto, anche se andrà tutto bene, alla fine. Scaviamo voragini all’interno dei sentimenti per capirci, per capirli, ma non sempre quello che troviamo ci piace: non resta che intrecciare le mani più forte o lasciarle andare per sempre.
Una ballad romantica e sognante ci stringe il cuore: lasciamo decidere il fato per poi rimanere sbalorditi davanti a tanta luce, come se la vedessimo ogni volta “come la prima volta”, una memoria cancellata solamente per ritrovarla dietro un angolo buio, un corallo in fondo all’oceano. Ritorniamo al caos pop con “una possibilità”: giriamo in tondo per ricercare la perfezione, offriamo le nostre labbra che giudicano molto meglio del nostro cuore e ci ritroviamo davanti un rospo. Ancora e ancora. Chissà se il destino esiste davvero o se è semplicemente una “primavera in città”, pronta ad accoglierci dopo il più lungo degli inverni, insieme a una bossa nova intrigante.
“cicale” è il disco necessario per affrontare al meglio l’autunno: ha il sapore di un’estate appena finita, ma anche la capacità di guidarci attraverso l’inverno, di scaldare le giornate più fredde e di suggerire una primavera possibile anche nei momenti più gelidi. È un lavoro che racconta le emozioni: le accompagna, le sostiene, le illumina. Finalmente, una leggera freschezza che dissipa tutti i dubbi.
Traccia preferita: è andata così








