
“CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO” è il nuovo progetto discografico di Mara Sattei, che il prossimo 27 febbraio si arricchirà di quattro nuove tracce, tra cui il brano con cui l’artista parteciperà al Festival di Sanremo e una collaborazione con Elisa.
Con un sound prettamente pop, sostenuto da grande versatilità e voglia di sperimentare, il disco ci presenta una Mara Sattei attenta, desiderosa di essere ascoltata davvero. Un’artista che sfrutta il tempo senza fretta, accompagnandoci in un viaggio intimo e introspettivo dentro il suo quotidiano.
“tic tac (intro)” apre l’album e, contemporaneamente, anche l’artista stessa: consapevole del tempo che scorre, spera di non perdere neanche un battito. In “sopra di me” emergono nuove confessioni: la smania di muoversi, cambiare, partire sempre, pur di non diventare un peso per gli altri o per sé stessa. Ci stringiamo le braccia attorno al corpo e proviamo ad andare avanti da soli, perché siamo le uniche persone di cui potremo fidarci per sempre, le sole capaci di salvarci dalle nostre acque turbolente. Cerchiamo sempre un luogo in cui tornare, che non è necessariamente fisico: può essere un abbraccio pronto ad accoglierci o uno sguardo che ci segue da lontano: sarà sempre il nostro porto sicuro. E noi saremo il loro.

“e chissà se ricordo” racconta il desiderio di lasciarsi andare e i limiti autoimposti che ci bloccano persino davanti a una chiamata o a un messaggio. Costruiamo muri infiniti e poi ci lamentiamo se gli altri smettono di pensarci, dimenticando che siamo stati noi ad allontanarci per primi. Non riusciamo a fidarci, a costo di morire, e allora tutto perde senso.
Con “mezzocuore”, sostenuta da un beat deciso e un testo rappato, arriva un promemoria fondamentale: possiamo inseguire la perfezione quanto vogliamo, ma sbagliare fa parte della nostra natura. Prima o poi cadremo, per un motivo o per un altro. Ma sbagliare significa davvero cadere? O è solo un modo per cambiare direzione? “ora lo so” cambia completamente atmosfera e ci porta in riva al mare, immersi in sentimenti futuri che ci colpiscono e ci mostrano tutte le possibilità dello stare insieme. Il tempo scorre, ma noi siamo ancora lì, insieme. Forse per sempre.
Il primo featuring del disco è con Noemi: “grande rumore” ci insegna a lasciare andare, a fermarci e restare in piedi in mezzo al frastuono della vita, che ci fa da sfondo e quasi ci dà le vertigini. “everest”, con il fratello thasup, ci immerge in un secchio di colore blu: nuotiamo nei nostri dubbi, ma non siamo soli, ci teniamo per mano mentre andiamo alla deriva e approdiamo in “niagara”. Il tempo continua a scorrere, lento o veloce a seconda degli eventi; piangiamo, ridiamo e alla fine ci ritroviamo sempre in compagnia della musica.

Arriviamo a “abbey road”, o forse siamo al centro di una pista da ballo circondata da specchi che riflettono un’immagine sbiadita di noi stessi, che osserviamo attraverso le lacrime. Cerchiamo di nasconderci persino da noi, ma continuiamo a inciampare nelle nostre incertezze, anche se siamo già diversi da un minuto fa: e allora ricordiamo solo i “giorni tristi”. In “eravamo un’idea”, insieme a Mecna, scopriamo che alla fine è svanita anche quell’idea, schiacciata dai muri che abbiamo costruito. Questa volta di marmo. Chiude il disco “mamma (outro)”, una dedica sincera e intima che ci ricorda che siamo ciò che siamo anche grazie a chi ci ha insegnato a diventarlo.
“CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO” è un viaggio che cambia a ogni ascolto, ma mantiene una costante: il tempo che passa. E noi possiamo solo viverlo appieno o rincorrerlo. La scelta è nostra.
Traccia preferita: “giorni tristi”








