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Met Fish – Fiorellino (feat. Sakuna) | Recensione | Primo Ascolto

Fiorellino”, il nuovo singolo di Met Fish, è uno di quei pezzi scritti con la stessa urgenza con cui si ricordano le cose che fanno male, ma che non si vogliono dimenticare. A poche settimane dalla pubblicazione di “Caino e Abele”, singolo che ha raggiunto buoni risultati anche a livello di streaming, il rapper torna con un brano che respira, che si muove tra immagini nitide e silenzi pesanti, e che conferma quanto l’artista romano stia affinando una sensibilità narrativa rara nella scena.

La prima strofa è costruita come un album di fotografie sfogliato al contrario: Met Fish ricostruisce una relazione sentimentale attraverso dettagli che sembrano minuscoli, ma che in realtà rivelano tutto. Ci sono le effusioni in macchina, le promesse dette con la leggerezza di chi crede davvero che il futuro sia un posto sicuro, gli attimi in cui ci si sente invincibili solo perché si è insieme. La scrittura è intima, quasi pudica, eppure lascia trapelare una malinconia che già prepara il terreno a ciò che verrà: è come se l’artista sapesse che quei momenti sono destinati a spezzarsi, e li raccontasse con la delicatezza di chi li sta toccando per l’ultima volta.

Il ritornello di Sakuna arriva come un respiro trattenuto troppo a lungo e che ha bisogno di esplodere: la sua voce morbida, mai incrinata, è intermezzo melodico ed ulteriore punto emotivo del brano, capace di incarnare la mancanza in con terminologie sospese, come se stesse cercando di non lasciar andare una presenza che sta già scivolando via, amplificandone il vuoto.

La seconda strofa è il momento in cui la narrazione cambia direzione, con una descrizione degli avvenimenti molto diretta. Met Fish racconta l’incidente, e lo descrive con la freddezza di chi ha vissuto uno shock così grande da non riuscire ancora a dargli un senso. Il camion, l’impatto, il risveglio in ospedale, la voce del padre di lei che comunica l’irreparabile: non c’è retorica, non c’è enfasi. C’è solo la consapevolezza improvvisa di aver perso l’unica cosa che dava senso a tutto il resto: è un passaggio che colpisce, proprio perché descritto con la lucidità di chi non vuole spettacolarizzare.

“Fiorellino” è una tragedia sentimentale, certo, ma racconta il modo in cui un ricordo può diventare un luogo in cui tornare, anche quando fa male. Met Fish firma uno dei suoi lavori più maturi, più sinceri e più cinematografici, sostenuto da una produzione che accompagna senza invadere e da un featuring che aggiunge fragilità, lasciando, come giusto che sia, che le parole sovrastino l’estetica.

Il nuovo singolo si inserisce nel percorso artistico di Met Fish come un tassello fondamentale: il brano è firmato nella produzione da Kang Brulèe, che costruisce un impianto sonoro ibrido tra trap e boom bap, dove break classici, 808 profondi e campionamenti si intrecciano con synth rarefatti, pad notturni e un pianoforte che accompagna la narrazione, ma senza mai sovrastarla. La copertina, realizzata da Simone Barbieri (Rap Doom), contribuisce a definire l’immaginario visivo del progetto, mentre la distribuzione tramite DistroKid conferma l’approccio indipendente dell’artista.

Con questo secondo singolo del 2026, Met Fish prosegue la costruzione del suo nuovo EP, consolidando una direzione narrativa e sonora sempre più riconoscibile e personale, anche se già fortemente tangibile nel suo album “Ikigai”, uscito lo scorso anno.

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