
Viscerale: dal latino viscera, nominativo polisemico che può indicare non solo gli organi interni del corpo, ovvero le interiora, ma anche la sede dei sentimenti più insidi e istintivi del nostro essere, l’anima. Ed è proprio una fame “Viscerale” a portare Mezzosangue a vomitare il suo ultimo album, nonostante fosse abituato a costruire i suoi progetti con un approccio autocritico e giudicante, spesso sfociato nell’autosabotaggio.
La disinvolta fusione di spontaneità ed autenticità, concretezza ed esistenzialismo, attraverso un linguaggio ricercato, ma capace di arrivare dritto al cuore del pubblico, ha da sempre distinto il rapper romano, che si dimostra una delle figure più valide ed interessanti del rap game. Ogni suo disco è manifesto di una forma di ribellione culturale ad una società superficiale che ha ben dimenticato la vera bellezza delle cose e che insegue un preludio di felicità sfuggente, come aveva già detto Leopardi.
‘’Viscerale’’ è un album bipartito, che mostra un lato di Mezzosangue che poche volte emerge: un viaggio tortuoso verso le sue viscere, che termina con la vittoria dell’empatia e con l’accettazione di sé, dalla paranoia alla pronoia. D’altronde chi c’è sotto quel passamontagna che lo rende così iconico? Un pensiero astratto. Un ragazzo che da sempre ha messo al primo posto i suoi ideali e non la fama, che combatte contro la mercificazione dell’arte, amplificata oggi dalla società delle apparenze che sforna personaggi costruiti online, spesso celebrati solo per la loro immagine.

L’album si apre con la titletrack, un proemio di stampo classico nel quale è presente una sorta di invocazione alle muse: una dichiarazione d’intenti e di umiltà.
‘’Dio guida la mia mente mentre scende nel buio di questa era.’’
L’allusione alla Divina Commedia nasce spontanea, egli come Dante ha il compito di scendere in un inferno non spirituale, ma concreto: la nostra epoca, buia come il Medioevo. Il rapper denuncia quella ipocrisia che si è insediata nell’uomo contemporaneo che non ha saputo sfruttare il potere dei social, rendendoli una macchina-sforna-odio. Segue, infatti, ‘’Idiocracy’’, featuring Gemitaiz, che sta ad indicare proprio una società governata da persone stupide alla quale Mezzosangue si pone come risvegliatore di intelletti, ovvero colui che, un po’ come Socrate, sprona le persone a sviluppare un pensiero critico prima di commentare.
Questo si ricollega a ‘’Kenny Wells’’, brano ispirato al film ‘’La grande truffa’’ nel quale è presente un prospettore, ovvero una persona che persegue qualcosa di incerto senza arrendersi mai; allo stesso modo l’artista non ha mai smesso di credere nella musica e nei suoi valori. ‘’Merge et Libera’’ è la canzone più diretta dell’album, una vera e propria analisi sociale dal 1980 al 2020: il titolo ironico, scelto appositamente perché opposto al ‘’dividi et impera’’ degli antichi romani, sta a significare proprio l’illusione che nella nostra società regni libertà ed uguaglianza, ma non è così. La televisione e i social hanno reso le persone incapaci di stabilire relazioni autentiche e ha mercificato ancora di più la figura della donna.
‘’La parità è un concetto per i minimi’’
Si parla sempre di gender gap, ma è solo una formalità e le parole perdono significato. Proprio in questi giorni cade a pennello ‘’Valzer’’: l’amore viscerale di una relazione tossica raccontato da entrambi i punti di vista. Dapprima Mezzosangue si immedesima nel partner paranoico e geloso, prima che Nayt ci faccia entrare nella mente della vittima, distaccata, poiché si sente in trappola.
’’Dormo con te, il sonno è solo un’ora d’aria. Io ci muoio per te, il mondo lo vedrà’’
L’album si chiude con un messaggio molto bello per tutti coloro che, come l’artista, hanno combattuto contro i loro demoni per diventare quello che sono; per tutti coloro che si sono riconosciuti nella rabbia di ‘’Soul of a Supertramp’’; per tutti coloro che si sentono ‘’Immobili nel panico’’.
‘’E alla fine puoi guarire quando scopri che il dolore è un altro modo per tenere stretto ciò che abbiamo perso’’.








