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molecola – Protovisioni | Recensione | Primo Ascolto


Il primo album ufficiale di Marco Testa alias molecola, producer umbro edito da Tazzina Dischi, s’intitola “Protovisioni“, ed è stato rilasciato ufficialmente lo scorso venerdì dopo essere stato anticipato dalla pubblicazione di due singoli nel corso dell’ultimo anno.

Il progetto viene introdotto dalla brevissima intro di “Scia”, che lascia presagire le atmosfere eteree che andremo ad incontrare in seguito. È con “Biosintesi” (feat. Romi) che captiamo effettivamente le coordinate stilistiche dell’autore: ritmo, groove e synth trovano una perfetta armonia, dando vita ad una ballad dance elettronica, sognatrice ed ipnotica, oltre che variegata.

Con “Primo in Orbita” i ritmi giocano inizialmente sull’effetto sorpresa, ma senza snaturare l’effetto pacato e quasi ambient; dopo l’intermezzo vocale dell’autore nelle vesti di Jurij Gagarin, invece, i toni si alzano, diventando quasi industrial; “Atomo solitario” è invece più ballabile, grazie a ritmiche regolari e meno contaminate: anche qui nella seconda parte molecola sperimenta maggiormente, con synth distorti capaci di distogliere l’attenzione dal magnetismo musicale creato in precedenza. L’esperimento trova seguito in “Ossidoriduzione”, in cui in bpm si abbassano dando ancora più spazio all’ imprevedibile estro di Marco.

Spiazza ulteriormente l’ascoltatore “Dopamina”, nuovamente gemmata dalla voce di Romi, che poggia la proprie fondamenta su un beat dai contorni hip-hop che diventa ben presto sui generis, a causa della moltitudine d’inserti ritmici che ne modificano la struttura; chiude l’album “Perseide”, capace di portarci in un luogo delicato e surreale in cui i corpi sonori levitano trasportati da una gravità lunare a tratti insicura, volutamente disturbata dalla multiformità delle armonie.

“Protovisioni” è un lavoro encomiabile, oltre che decisamente identitario: Marco Testa è riuscito a concretizzare le proprie conformità caratteristiche all’interno di un efficace mix di sottogeneri musicali, con astrattismi, synth travolgenti ed inserti cantautorali ben collocati. Un buonissimo album, che merita di trovare sfogo in una dimensione ottimale come quella del live.

 

Traccia preferita: “Primo in Orbita”

 

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