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Muni ci ha spiegato come la passione per la musica può portarti “Oltre Tutto” [INTERVISTA]

Muni è un cantautore toscano classe 1991 attivo sulle scene da quasi 10 anni, con all’attivo diverse esperienze in altrettante band.

Con il suo primo progetto solista, intitolato “Oltre Tutto“, l’immaginario musicale dell’artista si fa strada in visioni di rituali antichi, dove il suono, la voce, la parola e tutto il resto si incontrano e si mischiano, dando vita ad un risultato eccellente. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Muni, per comprendere la genesi di un progetto tanto particolare quanto curato minuziosamente.

Ciao Lorenzo, benvenuto su Primo Ascolto. Poche settimane fa è uscito “Oltre Tutto”, un album che ci ha particolarmente sorpreso per la cura del dettaglio e per la purezza dei testi: da cosa hai tratto ispirazione per l’intero lavoro?

Grazie a voi Primo Ascolto per dare spazio al mio disco! Sicuramente l’ispirazione viene in modo indiretto dagli ascolti, dalle letture, dalle visioni di film così come da esperienze vissute in prima persona che in qualche modo mi colpiscono in modo inaspettato. Poi c’è tutto quello che circonda il mio quotidiano: la natura, il ritmo biologico, gli esseri viventi. La stratificazione di ciò restituisce un elaborato emotivo che, nel mio caso, risuona attraverso la musica. Per quanto riguarda gli ascolti sono particolarmente affascinato dal ruolo che riveste la musica spirituale nelle varie società ed etnie quindi il suo ruolo corale, tribale ma anche ascetico e mistico. In particolare mi interessano le sonorità sufi, i canti ortodossi come i canti gregoriani, la musica tradizionale indiana dunque le musiche che si sviluppano in modo “orizzontale” ovvero una linea melodica che si sviluppa in modo modale su di un bordone; in questo modo molto naturale, seppur complesso, la musica consente di vivere e intraprendere un percorso interiore e nel mondo. Dettò ciò, ovviamente, ascolto musica di vario tipo, specialmente internazionale. Mi piace l’elettronica, il groove in generale, gli ottoni della musica balcanica, certi tipi di dance, la word music.

Non è stato facile analizzare nel dettaglio il significato intrinseco dei testi, i quali nascondono tutti un significato di fondo: quanto è durata la gestazione e la stesura del progetto?

Premetto che per me il processo di scrittura è qualcosa che ha bisogno di un suo naturale respiro. Dunque ci è voluto abbastanza tempo per completare il disco, oltre quelli che poi sono i tempi tecnici. Ci sono canzoni, come ad esempio “Silù”, che prima di trovare un suo arrangiamento hanno dovuto aspettare qualche anno oppure testi che ci hanno messo un po’ per trovare una loro forma finale: ogni suono e parola (che sempre suono è) ha un peso per questo richiede tempo e attenzione: un lavoro a togliere simile allo scultore che, appunto, toglie dalla pietra per dare forma. Va da sé che un approccio simile richiede un po’ di tempo e, in breve, non sono molto commerciale per quanto riguarda le tempistiche di stesura di un disco!

Hai deciso di metterti “in proprio” dopo diverse esperienze artistiche con altrettante band. Credi che sia capitato nel momento giusto oppure, a priori, rimpiangi di non aver compiuto questo passo in precedenza?

Domanda interessante. Come esercizio, difficilissimo sia chiaro, tendo a vivere il presente che appunto è il percorso che ci porta ad essere qui, dunque se ci sono arrivato adesso c’è sicuramente un motivo! Prima ci sono stati sicuramente dei tentativi che mi sono serviti a comprendere meglio quello che è il messaggio che voglio passare con la musica che scrivo. Poi esco come progetto “solista” ma con me ho una bella squadra di amici e collaboratori che riescono a darmi sempre spunti e chiavi di lettura necessarie e diverse dalla mia.

A livello nazionale, ci sono artisti che, magari anche inconsciamente, hanno influenzato il tuo stile? In alcuni frangenti ho percepito durante l’ascolto di “Oltre Tutto” alcune vibes, ad esempio, dei lavori di Colapesce e Dimartino...

Sicuramente sono presenti queste sonorità e anzi, le prime produzioni di Colapesce le trovo veramente bellissime così come alcuni lavori più recenti del duo. Poi ci sono gli ascolti noti come Capossela, De Andrè, Branduardi ma anche meno conosciuti come Davide Ambrogio o Toni Bruna che consiglio a tutti di approfondire.

A livello artistico e prettamente personale, credi di poter trovare beneficio da questa era musicale forgiata da social e streaming?

Credo di no, però non me ne faccio cruccio. O meglio, e qui torno alla risposta di prima, il presente sui cui vivo e viviamo è questo e dobbiamo cercare di trovare il nostro senso qui. Poi se sapessi come farlo sarebbe sicuramente più semplice! A parte tutto, cerco di essere onesto con me stesso pur usando i vantaggi dell’era digitale. I social ad esempio sanno connettere le persone distanti, questo è un vantaggio, mi fa conoscere realtà nuove, proporre concerti a luoghi prima sconosciuti e tessere relazioni che poi diventano reali e concrete. Credo invece che il fare musica in funzione dei social sia al contrario svantaggioso e anche dannoso sia per l’artista che per il pubblico.

Lo scorso 7 giugno è partito il tour di presentazione del progetto, con un calendario ricchissimo di eventi: sei soddisfatto dei feedback ottenuti durante questi live?

Si, devo dire che sono molto contento, ho scelto con cura i contesti dove proporlo e per ora ho sempre trovato un pubblico aperto e disponibile ad accogliere il mio linguaggio. Suonare dal vivo poi è bellissimo ed è sicuramente una delle parti che preferisco del processo.

Ultima domanda, prima di salutarci: quali sono le aspettative che hai riversato in “Oltre Tutto”? Come abbiamo riportato nella recensione, il tuo è un lavoro che va ben oltre le logiche di mercato…

Mi chiedo spesso perché tra tutte le cose, sono proprio spinto a fare musica. Mi rispondo che mi viene in modo naturale, come la sorgente che trova la strada per uscire tra due rocce e non si può fermare. Non mi faccio quindi molto domande sul come avvenga o su come sia il modo giusto e funzionale ad una certa logica: finché c’è questa spinta la cavalco e basta cercando di usare un linguaggio che trovo onesto e vicino al mio sentire. In sintesi cerco di seminare bene e raccogliere i frutti che ne vengono! Grazie veramente per questa bella chiacchierata, un saluto a tutta la redazione di Primo Ascolto!

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