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Murubutu – La vita segreta delle città | Recensione | Primo Ascolto

È ormai noto che il maggior esponente del “letteraturap” è Murubutu, rapper e professore che negli anni ha sempre cercato di diffondere cultura attraverso la musica e il rap, non a caso uno dei generi musicali di maggior successo fra i giovani. Ogni suo album è una raccolta di storie di cui egli si fa narratore onnisciente viaggiando nel tempo, nello spazio e nella fantasia.

I suoi progetti risultano sempre di altissima qualità, poiché curati nei minimi dettagli per il mantenimento del concept scelto: un filo rosso che lega ogni singola traccia, fondamentale come la scenografia in una rappresentazione teatrale. Egli è, infatti, un artista a 360°, in grado di donare vita nuova a personaggi storici o fittizi la cui storia non deve essere dimenticata; e quale medium, se non la canzone, ha la capacità di arrivare, con tale facilità, al cuore e alla mente del pubblico?

Nel suo settimo disco “La vita segreta delle città” egli si fa flaneur, termine reso celebre da Baudelaire che indica un osservatore, ozioso e curioso, che vaga per la città osservandola e ascoltandola con la stessa attenzione che si pone ad un organismo vivente. Così, traccia dopo traccia, Murubutu ci porta con lui in questo viaggio, orizzontale e verticale, tracciando una mappa surreale di luoghi, esistenti e fantastici, caratterizzati da un’incredibile capacità evocativa.

La prima tappa è oltre le nuvole, ovvero ‘’La città degli angeli”: ispiratosi al film “il cielo sopra Berlino”: il rapper mette in rima la storia di un angelo che si innamora di una donna terrestre tanto da rinunciare al Paradiso. Successivamente con “La vita segreta” Murubutu fa un vero e proprio excursus temporale attraverso la storia di due anime che, nonostante si reincarnino sempre in corpi e luoghi differenti, continuano ad amarsi e cercarsi in ogni vita. Quando si tratta di città non si può che evidenziare due sentimenti opposti e universali, immutati negli anni: la claustrofobia di vivere in piccoli paesi e la solitudine che vige nelle grandi città, i due lati della stessa medaglia che ci portano a desiderare sempre ciò che non abbiamo.

Il lato oscuro delle metropoli è trattato maggiormente in “Megalopoli”, traccia dalle sonorità reggae grazie alla partecipazione di Alborosie, nella quale è fotografata l’estrema povertà nascosta dai grandi grattacieli. “Minuscola” è, invece, una delle tracce più profonde dell’album a causa della tragicità della vicenda narrata, basata su un reale fatto di cronaca: la triste storia di Yaguine e Fodè, due bambini trovati morti nella stiva di un aereo diretto a Bruxelles, nel vano tentativo di lasciare la Guinea.

Professore di storia e filosofia, Murubutu, tende spesso a narrare eventi storici di ogni tipo, dalle storie più comuni e romantiche, come quella di “Nora e James” Joyce, alle battaglie più importanti e complesse come in “La caduta di Costantinopoli”. Non mancano, però, i viaggi nel futuro, occasione perfetta per una sottile critica sociale: in “il deserto a NYC” immagina un’apocalisse di zombie in cerca di droga, mentre in “451” è proprio la cultura a morire nelle mani dell’’ignoranza e degli ingranaggi. Altro protagonista è, ovviamente, l’amore, che in ogni storia assume una diversa sfumatura: che sia romantico, spirituale, filosofico, filiale come in “Wanderlust”, ultraterreno come in “Paranormale” o epistolare come in ‘’Ultima città’’.

Insomma, ’’La vita segreta della città’’ è una vera e propria opera letteraria che, in quanto tale, merita di essere letta e non ascoltata superficialmente: bisogna scavare fino in fondo per scorgere il significato più insito di ogni testo.

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