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NASKA – The Freak Show | Recensione | Primo Ascolto

“The Freak Show” è il terzo progetto discografico di NASKA, e a discapito di quanto si dica in giro, no, non è proprio il disco della sua maturità. Musicalmente molto contaminato, il filo rosso rimane l’anima punk dell’artista, mischiata al grunge, alla techno e al rock, e quel pizzico di immaturità ancora presente che permette a NASKA di fregarsene di tutto e fare quello che gli piace di più: fare casino con la musica.

Bisogna essere chiari: per “casino” non intendiamo una serie di suoni distorti messi uno dietro l’altro, perché NASKA crea scompiglio proprio dentro di noi: a partire dal primo brano “E Mi Diverto”, che ci fa sospirare nostalgici, mentre ripensiamo a quegli anni di baldoria e serate con gli amici che sapevi come iniziavano ma non come finivano. Urliamo al mondo che prima o poi miglioreremo, ma adesso vogliamo essere spensierati ancora per un po’, abbiamo bisogno di staccare il cervello dalle responsabilità giornaliere e prenderci una pausa dalle ansie, chiudere gli occhi e pogare sottopalco, fare tutto quello che ci passa per la testa e, soprattutto, non pentirci.

“Scappati Di Casa (62015)” riprende di nuovo l’indole punk di NASKA, con le stesse canzoni in testa, proprio come le maglie che una volta indossate è un trauma toglierle: quando si cresce in una zona così desolata che tutto quello che hai di prezioso sono le persone accanto a te con cui vivere la vita al massimo, sai già che c’è qualcosa di più grande per noi, siamo pieni di lezioni da imparare… Ma vogliamo davvero impararle? Forse per una volta vogliamo solo stenderci sull’asfalto a guardare il cielo limpido sopra di noi, sognando di essere altrove, dove nessuno può fermarci.

“Berlino” è l’unico feat. del disco: Gemitaiz e Greg Willen raccontano la città degli eccessi con NASKA, portandoci dentro il Berghain, ma all’improvviso ci abbandonano in un angolo mentre entriamo dentro l’introspezione di “Non Me Lo Merito”. Questo brano ci porta all’interno dei pensieri del tipico fuckboy, che ha il sole a fianco e cerca le stelle, che ogni piccola attenzione che riceve la prende vorace e non la restituisce mai, che per ogni messaggio ricevuto fa passare un giorno per rispondere. Il rovescio della medaglia è essere così tanto innamorati della persona accanto a noi che pensiamo che non meritino di stare con qualcuno di così problematico e a disagio con tutto, preferiamo quindi farci odiare piuttosto che ammettere i nostri veri sentimenti, e voltiamo le spalle all’unico raggio di luce che ci raggiungeva sempre e comunque.

Ritorniamo alla spensieratezza con “La Mamma Di ****”, l’esperienza sogno di tutti i ragazzi con gli amici figli delle magiche milf, in cui NASKA racconta una storia vera romanzata, e ci
accompagna a “Baby Don’t Cry”, in cui torniamo di nuovo all’onestà romantica dell’artista: “Baby don’t cry, tanto lo sai, cosa ti aspetti da me?”.
Arriviamo al brano più introspettivo del disco, quello che ci provoca più turbamenti in assoluto: “Piccolo” parla di sanità mentale e di quanto possa far paura il buio, soprattutto se dobbiamo affrontarlo da soli. Ci costringiamo ad alzarci ed affrontare la giornata, consapevoli di avere qualcuno accanto che possa salvarci dal mostro che vive dentro la nostra testa, e tutto quello che dobbiamo fare è provare a chiedere aiuto.

“Corona Di Spine”, con il riff di batteria fuori controllo, ci spazza via ogni pensiero intrusivo che abbiamo avuto fino ad ora e ci porta di nuovo a fregarcene di tutto: lasciateci perdere, almeno per questa sera. “Horror 2” ci fa accoccolare sotto le coperte accanto a chi ci fa mettere la testa a posto, e, non lo ammetteremo mai, ma ci salvano ogni giorno, anche mentre li stiamo lasciando andare, per evitare di rovinare tutto, ancora una volta. Chiude il progetto “Pagliaccio”, che riprende il tema dell’album, quando dobbiamo farci vedere sempre sorridenti e felici, ma è solamente un trucco, una maschera, sappiamo che finirà e che prima o poi dovremo scendere dal palco, ritrovandoci nei camerini della nostra vita.

NASKA con “The Freak Show” giura di non essere maturato, ma la sua musica e i suoi testi parlano per lui: sotto tutto il menefreghismo, riconosciamo chiara e nitida la paura di non essere abbastanza. Ma, caro Diego, quello che possiamo dire con certezza è che ascoltando questo album siamo riusciti a provare tutte le emozioni che possediamo, dalla rabbia all’eccitazione, passando per la malinconia e il rimpianto.

Traccia preferita: “Piccolo”

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