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nayt – io individuo | Recensione | Primo Ascolto


Come un cavallo bianco che irrompe nella stanza, con la stessa prepotenza nayt entra d’impatto nella nostra coscienza cavalcando il suo nuovo album ‘’io Individuo’’: dal delicato mondo floreale di “Lettera Q” al regno istintivo degli animali, protagonisti dell’estetica del disco in quanto esseri viventi che interagiscono fra di loro e con lo spazio.

Contraddittorio il fatto che la copertina non mostri alcun essere antropomorfo; il concetto è più elaborato di ciò che sembra: nayt rende ogni osservatore e ascoltatore individuo protagonista del suo progetto. Dove niente è lasciato al caos, è necessario porre la giusta attenzione ai dettagli, la i minuscola di ‘’io’’ è il primo indizio per comprendere la direzione di questo disco: decostruire.

‘’Alla ricerca di uno scopo, viaggio scomodo’’: le prime parole di ‘’Scrivendo’’ aprono immediatamente una traiettoria chiara. Il disco è un attraversamento inquieto che ruota attorno a una domanda centrale: come si fa a stare insieme e a restare insieme? Non c’è una risposta definitiva, ma un continuo tendere verso l’altro. La frammentazione dell’ego ci permette di comprendere meglio dinamiche relazionali e sociali che ci circondano. Nella prima traccia parte subito con un tono critico, quasi spigoloso, e si rivolge alla società, all’industria musicale, al pubblico e a un sistema fondato sull’apparenza e sull’ipocrisia: “Musica appiattita, il mondo ne soffre, il conto ne soffre. Il soldo risolve niente, anzi peggiora, anche un sordo ne soffre. Il pubblico è un drogato e la merce è scadente. Il sistema spreme un talento, non regge, si protegge sparendo”.

Successivamente, in ‘’Esistere (più di me)’’ e ‘’L’astronauta’’ emerge lo spaesamento che tormenta l’artista ‘’nell’età in cui sei dentro mille cose’’: una fotografia precisa di una condizione condivisa. L’immagine dell’astronauta diventa simbolo di alienazione: osservare il mondo dall’esterno senza sentirsi parte di esso. Una distanza che riflette il vuoto collettivo di una generazione segnata dall’individualismo. “Ci nasci, ci muori” è il momento più esplicitamente politico del disco: una critica amara all’Italia, ‘’paese per vecchi molto ricchi’’, raccontato come una gabbia da cui è difficile sia restare che fuggire. Una narrazione fatta di immagini crude e quotidiane su un beat incalzante che amplifica la tensione.

La mascolinità tossica è uno dei temi centrali di “io Individuo”, affrontato soprattutto in “Punto d’incontro” e “Origini – Interludio”. L’estenuante tentativo di dialogare con il mondo femminile è esplicitato dalla testimonianza vocale della madre e di una ragazza importante per lui. Parole di violenza, mancanza di rispetto e schemi relazionali ormai cliché: ‘’Crescere con la paura di essere violento, parlare con ragazze solo per finirci a letto, cercare di trovare il mio valore proprio in quello. Solito cliché in cui una donna è una conquista’’. L’album si chiude con “Contraddizioni – Interludio”, un dialogo tra Nayt e un uomo che mette in luce le contraddizioni dell’artista. Si interroga sul senso di autorità, fanatismo, idolatria e devozione, ma a queste domande non ci sono delle risposte ed è così che, anche dopo questo disco, nayt si ritrova nuovamente sommerso dai dubbi e le contraddizioni: ‘’Ok, riprova’’.

Da questo loop di domande e risposte nasce “io Individuo”, un disco che mostra l’anima sensibile di nayt e conferma il suo percorso di crescita e consapevolezza. L’album non chiude un capitolo,ma apre nuove possibilità: il futuro della sua musica promette ulteriori evoluzioni, dunque non resta che attendere con curiosità il prossimo lavoro.

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