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NAYT – RAPTUS VOL. 3

Da pochi giorni è fuori il terzo capitolo di ”Raptus”, la trilogia dell’iserniano William Mezzanotte, per tutti (tranne per mamma e papà) Nayt. Un album molto atteso dagli addetti ai lavori, curiosi di verificare a che punto siamo con la maturazione artistica del venticinquenne rapper. 

Fin da ”Raptus vol. 2” (lo ammettiamo, dei primi lavori non ne abbiamo approfondito la conoscenza) il flow di Nayt ci è balzato all’orecchio: impossibile ignorare la capacità di smistare rime e pensieri di questo ragazzo, con testi gangsta ma voce, troppo, da boyband. Questo secondo noi è il più grosso difetto dell’artista, se difetto si può chiamare; questo, sempre a nostro parere, è il motivo per il quale non è ancora da dichiararsi davvero mainstream, nonostante l’ampio bacino di ascolti che certifica il suo Spotify.

La prima traccia, ”Per essere vivi”, sembra quasi un rap d’altri tempi, in stile Sottotono; è una traccia breve, nulla di eccitante, quasi una sorta di introduzione all’album che verrà. Si prosegue con ”La mia voce”, dove la trap prende le redini della situazione, ed il rapper cresciuto a Roma spinge subito sul fattore autocelebrativo, un pò come già ascoltato in alcune barre di ”Raptus vol. 2”.

La rappata veloce di ”Brutti sogni” (produzione di 3D eclatante) sposta subito l’attenzione sulla facilità con il quale il giovane artista esprime concetti; gli stessi concetti che si trasformano in riflessivi con la quarta traccia, ”Exit”: Nayt racconta di come tante persone abbiamo perso il lume della ragione pur di seguire mode o far parlare di se, citando alcuni esempi lampanti, e lascia intendere di non voler avere a che fare in nessun modo con quel tipo di mondo.

”Effetto domino” è quella traccia che ti cattura l’attenzione fin dal principio: non solo per l’intro in stile ”Suburra”, ma anche per le sonorità rock ed il testo spavaldo, dove il ragazzo non ha certo paura di esporsi; i toni tendono a calmarsi nella traccia successiva, ”A Silvia”, una sorta di ballad in chiave rap dove si mettono in piazza i rimpianti di una storia non andata per il verso giusto.

”Animal”, la settima traccia, è di una carica travolgente, grazie alle barre incisive di William che prende per il naso gli stereotipi italiani, usando pari pari il ritornello di ”Mal di stomaco”, uno dei pezzi di maggior successo di Fabri Fibra; grande grinta, che si trasforma in spietatezza nella traccia a seguire, ”Inferno”, dove il rapper ci sputa tutte le cose malvagie che ci farebbe all’interno. 

La terzultima traccia ci regala di nuovo un Nayt sentimentale:  nella corta ”Ti am*”, l’artista cambia stile e metriche abitudinarie, trasformandosi in una via di mezzo tra Tedua e Rkomi. 

L’album si chiude con due traccie già ampiamente conosciute: ”Fame”, decima fatica, si avvale della collaborazione di Madman, altro artista che fa del flow il suo punto cardine. Ed i due non le mandano a dire, facendo piovere critiche sulle nuove generazioni, accusate di basare sull’apparire il leitmotiv della loro esistenza; ”Gli occhi della tigre”, ultima traccia (fuori ormai da un anno) denuncia invece la pochezza di contenuti e di stile dei colleghi italiani, usando riferimenti neanche troppo velati; anche qui ne approfittiamo nuovamente per fare i complimenti a 3D per la produzione decisamente convincente.

Insomma, un album che ci lascia un’ artista probabilmente sempre più convinto delle proprie potenzialità, che verranno certamente apprezzate dai seguaci della scena rap-trap, e quindi indirizzate verso un pubblico più giovane. Un album con maggiore identità rispetto al lavoro precedente, che ci lascia fiduciosi sul proseguimento del suo cammino artistico.

TRACCIA PREFERITA: ”EFFETTO DOMINO”

GIUDIZIO FINALE
7/10
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