
A distanza di pochi mesi dal primo capitolo, Neffa torna con “Canerandagio Parte 2”, un progetto che espande e raffina il discorso cominciato con il lavoro precendente, confermando la sua capacità di reinventarsi senza perdere coerenza. Se il primo volume era un’esplosione creativa, grezza e istintiva, questa seconda parte si presenta come un lavoro più strutturato, meditato e tecnicamente curato, dove ogni dettaglio – dalla produzione alla scrittura – è frutto di una ricerca molto più meticolosa.
Neffa, ancora una volta, firma tutte le produzioni, dimostrando una padronanza sonora che gli consente di muoversi con disinvoltura su diverse sfumature di generi. L’apertura con “Show” è un manifesto sonoro, grazie a vibrazioni funk anni ’80, barre serrate e un’energia che lo rende perfetto per i live: un invito a entrare nel mondo di Neffa, dove il passato e il presente si fondono con naturalezza. “Biancoenero”, in collaborazione con Jake La Furia, è un esempio di hip-hop maturo e cinematografico, privo di cliché, dove la narrativa del padrone di casa si intreccia con l’introspezione del rapper dei Club Dogo, creando un’atmosfera tesa e malinconica.

“Domani”, con Nayt, è forse il brano più profondo del disco: riflessioni esistenziali e paura del futuro si fondono in un testo che emoziona, impreziosito dalla ripresa del brano “Molto calmo” dello stesso Neffa, che aggiunge un ulteriore strato di significato.
“Inquinare”, con Coez, si distingue per una struttura metrica più libera e meno melodica che può disorientare, e che trova maggior equilibrio nella performance intensa dell’ospite. “Burnout” è un viaggio cupo e introspettivo, dove la produzione e il testo si avvolgono in una spirale di negatività lucida, mentre “Deidellolimpo”, con Kaos, è un omaggio al primo rap di casa nostra, con sonorità e flow che sembrano provenire direttamente dagli anni ’90.

“Santosubito/Rubik” è il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, e rappresenta una delle tracce più peculiari: nei primi due minuti si discosta dalla direzione artistica del progetto, con un ritornello che richiama il Neffa dei primi anni 2000 e con digressioni swing nelle strofe che sorprendono; la seconda parte del brano torna sui binari del disco, confermando la coerenza stilistica. “Unocomeme”, con J-Ax, è forse il pezzo meno convincente: nonostante le strofe siano ben scritte, manca un ritornello incisivo che dia forza al brano. “Lunarossa”, con Mahmood, è tra i più emotivi: la voce di Alessandro dona un’impronta R&B, che si sposa perfettamente con la malinconia del testo. Chiude “Addio”, con Salmo, che racconta simulazione e conseguenze di un decesso su una base boombap che lascia notevolmente il segno.
“Canerandagio Parte 2” è un’opera matura, che dimostra nuovamente come Neffa sia ancora capace di sorprendere, evolversi e dialogare con la scena urban contemporanea, senza perdere la sua identità. Un disco che non urla, ma che parla con voce ferma e consapevole, lasciando spazio alla riflessione e alla bellezza della forma.








