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NeroKarma ci racconta “Cuore Liquido”: il viaggio di Maurizio tra fragilità, rock e rinascita [INTERVISTA]

Dopo l’uscita, risalente allo scorso venerdì, del suo nuovo album “Cuore Liquido” pubblicato da Orangle Records, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con NeroKarma, alias Maurizio Quattrocchi, per esplorare le peculiarità emotive e sonore del suo ultimo lavoro.

Un progetto viscerale e poetico che fonde ballad rock e introspezione grunge, raccontando fragilità, trasformazione e ricerca di senso: in questa intervista, l’artista ci guida tra metafore e riflessioni, le stesse che hanno dato forma al suo “Cuore Liquido”.

Buongiorno Maurizio, benvenuto su Primo Ascolto. È finalmente uscito “Cuore Liquido”, un album che immagino sia molto significativo per te in quanto parla di fragilità e trasformazione: c’è stato un evento personale che ha innescato la scrittura di questo disco?

Buongiorno, grazie. Inizio con il dirti che oltre che significativo per me è l’album della crescita e del cambiamento, sia a livello musicale che lirico. Per quanto riguarda la musica l’idea è stata di ricreare in qualche modo le atmosfere dei lavori solisti di Chris Cornell e quindi un album grunge acustico, con melodie accattivanti e con una vena malinconica. Il lato lirico invece ha una storia a se: i testi viaggiano attraverso anni, alcuni risalgono a decine di anni fa’ e sono stati scritti in un momento non proprio facile della mia vita, mentre altri sono più recenti con un approccio più ottimista. Poi tengo a dire che tutti i testi insieme ad altre poesie sono raccolti in un mio libro uscito pochi giorni fa’ per la Daimon edizioni dal titolo anche esso “Cuore Liquido”. L’album diciamo è stato come un salvavita un momento molto particolare e devo dire che è stato un ottima cura.

Per tutto lo svolgersi del lavoro vai a fondere l’introspezione con riflessioni meno pragmatiche: l’utilizzo di diverse ballad è stato concepito per aiutare il mantenimento di questo equilibrio, senza cadere nel manierismo del rock?

L’ utilizzo delle ballad non è stata una cosa pensata, ho semplicemente scritto ciò che sentivo forte al momento. Dal vivo con la band proporremo i brani dell’ album più in veste grunge con l’uso di chitarre elettriche e suoni meno acustici, anche se sono convinto che il rock sia principalmente un’attitudine, non solo una questione di suoni.

In “Cerca” affronti, nel testo, il problema del cinismo del mondo d’oggi, ed il tema è ulteriormente amplificato in “Guarda su”, dove il focus sono più che altro le contraddizioni. Secondo te, l’arte, può ancora essere uno strumento efficace per scalfire questa corazza sociale?

Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di fermarsi a pensare, le persone sono estranee a quello che succede intorno, si tende a dare più importanza alla quantità piuttosto che alla qualità: non c’è una connessione vera tra di noi, e questo secondo me ci porta ad essere oltre che anestetizzati anche ad una sorta di cinismo ed egocentrismo. Per cambiare le cose o almeno provarci penso che l’arte in tutte le sue forme potrebbe avere sicuramente un ruolo centrale, dopotutto è la parte più umana e spirituale che possediamo.

“Come se” parla invece della crescita di un figlio. È un brano autobiografico? Come cambia il tuo modo di scrivere quando parli di legami familiari?

“Come se” è un brano a cui sono particolarmente legato parla in maniera chiara e diretta ma dolce e malinconica dell’ essere genitore, in questo caso specifico di essere padre. È una riflessione di quanto possa rivelarsi intensa e speciale questa esperienza ma al tempo stesso racconta le apprensioni nei confronti di un figlio e di quanto, anche se è dura, trovare la forza e il coraggio di farsi da parte e stare li ad osservare, permettendo anche di sbagliare e fare esperienze senza interferire più di tanto e essere sempre presente e comunque, lasciando libertà. Questa penso sia una bella forma di amore.

A proposito: a chi è dedicato “Una nuvola?

Questo è un brano dedicato a tutte quelle persone che hanno subito delle delusioni ma che comunque continuano a credere ancora nei sogni, quelle persone che si incontrano qualche volta per strada e che camminano con la testa tra le nuvole.

Nella tua bio citi Beatles, Pearl Jam e Alice in Chains come influenze. Considerando che ti proponi in lingua madre, c’è qualche artista a livello nostrano che pensi possa aver contribuito alla tua crescita artistica?

Il mio approccio alla musica è stato fin da bambino legato al rock, come dicevo prima appunto dai Beatles che sono stati in assoluto la mia scuola per andare al grunge e per un periodo anche all’ heavy, quindi questo ha escluso di fatto la musica italiana. Con il tempo comunque ho apprezzato grandi band come Verdena, Litfiba, Vibrazioni, Negrita, Timoria e Zucchero, per l’intensità liriche e musicali.

Nel tuo percorso da frontman underground a artista maturo, c’è stato un momento più difficile che ha messo alla prova la tua autenticità musicale?

Sì, una parentesi che ricordo con un misto di imbarazzo e tenerezza. Era il 1996, all’ epoca vivevo a Lipsia e ho avuto occasione di registrare un album per un etichetta locale. Come ho accennato prima i miei brani erano tutti in inglese, invece con grande panico da parte mia i produttori mi chiesero di tradurli e cantarli in Italiano. All’ epoca lì andavano molto artisti come Ramazzotti, Grignani e Antonacci, a malincuore feci come mi avevano “chiesto” e il risultato fù un
completo disastro. Con il tempo è andato tutto decisamente meglio.

Hai parlato di un ritorno dal vivo con una band che ti accompagna da tempo. A proposito di questo, prima di salutarci ti chiedo: cosa cambia nel tuo modo di esprimerti quando sei sul palco rispetto allo studio? Hai già possibilità di anticiparci le prime date in cui poterti apprezzare dal vivo?

“Cuore Liquido” è nato in modo particolare. Come dicevo è stato una cura, molto terapeutico per me. In pratica mi sono ritrovato in studio da solo con la mia chitarra con l’ intento di registrare delle demo più che altro per fissare delle idee, e solo grazie al produttore Emiliano Bucci, un carissimo amico, che è stato possibile la realizzazione dell’ album così come lo sentiamo adesso. Ed anche grazie a Giuseppe Campione dell’ Orangle Records, che ha creduto in me ed al progetto NeroKarma. È a questo punto che subentra la band, che per me è di fondamentale importanza: un desiderio grande era riuscire a condividere con amici musicisti questo viaggio, finalmente sono riuscito ad esaudirlo e a differenza del lavoro in studio, dove si era creata un’atmosfera intima, condividere i brani di “Cuore Liquido” con altri musicisti, tra l’altro amici, trovo sia fantastico.

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