
A poche settimane dalla release di “COSCIENZA E LACRIME”, i NEVECIECA sono tornati nel mercato discografico con “CENERE“: un brano che si assorbe e si subisce, quasi, come un flusso di coscienza in musica. La band, composta da Edward Virzì (voce e chitarra), William Zangla (batteria) e Marco Saporiti (basso e tastiere), sembra infatti voler cristallizzare un momento di crisi esistenziale con una scrittura tagliente e un sound ruvido, che rifugge la perfezione patinata.
L’inizio del brano è costruito con una certa audacia: un crescendo strumentale che si prende il suo tempo prima di lasciare spazio alla voce, quasi volesse costringere l’ascoltatore a immergersi nella tensione. La chitarra di Edward è il filo conduttore, densa e abrasiva, sostenuta da una batteria che alterna colpi nervosi e pause pensierose. Anche nelle sue sbavature, la sezione ritmica funziona come un amplificatore emotivo: si sente che dietro ogni battuta c’è qualcosa da dire, qualcosa che brucia. Il basso e le tastiere di Marco non si limitano ad arricchire, ma danno profondità al brano, rendendolo quasi claustrofobico, ma sempre vibrante.

Sul fronte testuale, “CENERE” si muove tra immagini forti e versi ermetici che puntano al cuore del disagio contemporaneo: la frustrazione di un traguardo che non arriva, la fame di un’opportunità che tarda e l’accettazione, quasi provocatoria, di un fallimento, pur di rompere l’immobilismo. Sono liriche che non cercano affatto il compiacimento, perché dirette, sincere e piene di quella rabbia lucida che spesso accompagna la consapevolezza.
Non è difficile immaginare i NEVECIECA immersi in un concept album: hanno il gusto della provocazione, la profondità necessaria a raccontare storie, e quella urgenza espressiva che non si improvvisa. L’intensità del cantato rafforza, poi, la presa sul reale, rendendo ogni verso ancora più personale e terreno. Certo, il livello tecnico della registrazione potrebbe crescere, ma l’anima del brano non ne risente: anzi, quelle piccole imperfezioni lo rendono ancora più vivo e tangibile.

“CENERE” possiamo considerarla come una riflessione che si sporca le mani: con questo pezzo i NEVECIECA ci ricordano che l’arte dev’essere, in primis, necessaria. E questo brano lo è, in tutto e per tutto.








