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NEVECIECA – COSCIENZA E LACRIME | Recensione | Primo Ascolto

Pochi giorni fa Manuel Agnelli ha ribadito un critica, che porta avanti da quasi un decennio, nei confronti di quei prodotti discografici che riescono ad ottenere successo nonostante la bassa qualità complessiva. A questo ha però aggiunto la fiducia riposta nelle giovani band, tornate a portare l’attenzione sugli strumenti e sul bisogno di raccontare qualcosa che sia lontano dai soliti cliché.

Ascoltando i NEVECIECA, gruppo della provincia Varese attivo da circa un quinquennio, ho subito ritrovato queste caratteristiche: negli ultimi mesi il terzetto ha rilasciato due brani molto interessanti che vanno ad anticipare il loro primo long play, pronto ad essere pubblicato nei prossimi mesi. Con “DIO SOLITARIO” ci hanno raccontato la delusione delle generazioni più ‘anziane’, che si rendono conto che la loro vita non è andata come speravano: vedono le loro aspettative infrante, ed invece di accettare le proprie responsabilità cercano colpevoli all’esterno, rappresentando questa disillusione con degli interrogativi su cosa sia andato storto senza trovare risposte e finendo per sfogare la loro frustrazione sugli altri. Ed In questo pezzo si è chiarita immediatamente l’attitudine musicale della band, che da sfoggio ad un rock corposo e multiforme, corroborato dalla voce graffiante di Edward.

Con “COSCIENZA E LACRIME“, rilasciato pochi giorni fa, i NEVECIECA galleggiano tra introspezione e resilienza, descrivendo la necessità di lasciarsi alle spalle un trascorso difficile ma al tempo stesso formativo, impersonificato in una figura ben precisa. Anche in questo pezzo si affidano a delle liriche evocative e ad una narrazione quasi poetica, dove il contrasto tra sogno e realtà va a collocarsi tra la speranza e la disillusione, tra ostacoli ed incertezze, nel tentativo di affermare la propria esistenza nonostante le reali difficoltà che oggi la vita c’impone.

Un pezzo che porta con se vulnerabilità e forza allo stesso tempo, grazie anche ad un sound molto grunge che ci ha ricordato i primi Verdena, senza lungaggini melodiche destabilizzanti, ma anche i pezzi più introspettivi dei Ministri. Si percepisce una vena creativa non indifferente, che alza enormemente la curiosità su ciò che ci proporrà il primo long play: c’è ancora da sgrezzare l’amalgama complessiva, è vero, ma la sensazione è che ci troviamo di fronte ad una band che possa finalmente dire e trasmettere qualcosa, in un sottobosco musicale sempre più snobbato.

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