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Nicolò Filippucci – UN POSTO DOVE ANDARE | Recensione | Primo Ascolto

Con “UN POSTO DOVE ANDARE”, Nicolò Filippucci firma un debutto che ha il sapore delle prime volte importanti: il giovane cantautore umbro, reduce dalla vittoria tra le Nuove Proposte a Sanremo 2026 con “Laguna”, presenta un album che è dichiaratamente autobiografico, una sorta di diario emotivo in cui ogni brano diventa un luogo, reale o simbolico, in cui fermarsi, riconoscersi e ripartire.

La prima cosa che colpisce è la voce: potente, polivalente, capace di muoversi con naturalezza tra registri diversi: Nicolò non si pone mai per impressionare, ma dosa le dinamiche con una maturità sorprendente per la sua età, confermando quanto già emerso nel suo percorso televisivo e poi sul palco dell’Ariston. Una voce che, in alcune sfumature, richiama quella di Irama, per la medesima capacità di fondere intensità emotiva e modernità pop: gli si augura davvero di percorrere una traiettoria altrettanto luminosa.

Musicalmente, il disco è un mosaico di influenze: pop contemporaneo, elettronica leggera, ballad intime, accenni cantautorali. Una varietà che non disorienta, anzi: racconta la sua identità in costruzione, la curiosità di chi non vuole scegliere un’unica strada ma esplorarne molte. Filippucci stesso ha dichiarato di aver voluto sperimentare, attingendo a un background che spazia da Michael Jackson ai Queen, da Stevie Wonder al cantautorato italiano, fino alla musica classica.

Tra i brani più significativi, “Sfumature” apre il disco con un pop elegante, costruito su un beat morbido e una linea vocale che cresce senza mai perdere controllo; “4:30” gioca con un’atmosfera più elettronica, quasi cinematografica, mentre “Tutto Tempesta” mette in risalto la sua capacità di passare dal sussurro alla piena apertura vocale, con una naturalezza che pochi coetanei (e non solo) possiedono.

“Strappalacrime”, invece, è il pezzo che meglio racconta la sua evoluzione: una ballad essenziale, costruita per sottrazione, dove la voce respira, si incrina, si espande. E poi c’è “Laguna”, il brano che lo ha consacrato: una canzone che continua a vibrare di verità, capace di riportarlo (e riportarci) ogni volta a un ricordo preciso, a un’emozione sospesa.

“UN POSTO DOVE ANDARE” è un debutto solido, sincero, già perfettamente allineato al mercato discografico attuale: moderno nelle produzioni, riconoscibile nella voce, credibile nella scrittura. Nicolò Filippucci dimostra di avere sia talento che visione, oltre ad una direzione chiara: quella di un artista che sa dove vuole andare, anche quando il posto non è ancora del tutto definito.

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