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Nicolò Piccinni: ‘La mia “Autocarro” ha fatto da traino per gli altri brani’ [INTERVISTA]

Abbiamo intervistato nei giorni scorsi il cantautore, produttore e attore torinese Nicolò Piccinni, fuori dallo scorso 8 ottobre con il nuovo album “Autrement“, in collaborazione con Gli Internauti.
Ne è uscita una splendida chiacchierata, in cui si è posto l’accento sul singolo estratto in questi giorni (“L’autocarro”), ma anche sul futuro artistico dell’autore, che ha in serbo interessanti novità.

Ciao Nicolò, benvenuto su Primo Ascolto.

Ciao, grazie mille per lo spazio e l’opportunità.

“Autrement”, il tuo secondo album, è ormai fuori da una manciata di mesi: hai avuto modo di valutare gli umori e l’accoglienza attorno al progetto?

Sì, i riscontri sono stati inaspettatamente positivi. Al di là delle persone più vicine a me, sia io che la mia band abbiamo ricevuto ottime impressioni, anche da chi non ci conosce. Per esempio al cugino di secondo grado del batterista, che non ho mai visto, credo sia piaciuto. Ma al di là dello sfruttamento delle parentele per far crescere gli ascolti su Spotify, sono contento di sapere che l’album abbia innescato delle riflessioni e che in qualche modo emozioni chi lo ascolta.

Nelle scorse settimane hai deciso di rilanciare “L’autocarro”, proponendolo come nuovo singolo: qual’ è stata la genesi delle liriche del pezzo, e come motivi la scelta di renderlo il nuovo brano di punta del tuo progetto?

È stata la prima canzone che ho scritto di questo nuovo album, in un certo senso è stata il traino per tutte le altre. Mi sembrava giusto renderle onore. Non ricordo l’esatto momento in cui è nata. In certi casi, non sempre, le canzoni sembra che capitino per caso dove sono io. Se ho i riflessi abbastanza pronti le acchiappo, e se il giorno dopo conservano ancora qualcosa di interessante le sviluppo. Di solito quando succede così le parole nascono con la linea melodica, sono profondamente legate.

La scelta di collaborare con Gli Internauti per la realizzazione del long play si è rivelata quanto mai azzeccata, perché riesce a racchiudere le influenze più disparate sotto un unica forma, oltretutto costantemente elegante: pensi che possa essere un sodalizio che verrà rispolverato anche in futuro?

Il piano è quello, ma ultimamente sono un po’ cauto nel programmare sulla lunga distanza, vista la situazione generale. In realtà abbiamo già un altro progetto in produzione, ci stavamo lavorando prima della pandemia. È un concept album con un respiro più grande rispetto ad Autrement, richiede molta cura. Spero possa trovare il modo di uscire e risuonare al più presto.

Il tuo è un cantautorato peculiare, che in alcuni tratti ci ha ricordato lo stile di artisti del calibro di Giovanni Truppi e Andrea Laszlo De Simone: quali sono in realtà le tue più forti ispirazioni artistiche?

Sono due artisti che stimo molto. Laszlo in modo particolare. Entrambi sono riusciti a creare e continuano a sviluppare una propria poetica e un immaginario sonoro autentico. Per quanto mi riguarda molte ispirazioni sono inconsce, il cantautorato italiano è sicuramente la fonte principale. Soprattutto artisti inquieti, cioè che non hanno mai smesso di fare ricerca. Penso a Vinicio Capossela o Lucio Dalla. Ma credo che l’ispirazione più costante siano i cantautori e le cantautrici che frequento, che passeggiano con me in questo cammino dissestato che è il “fare musica”. Lo scambio tra pari ha una potenza ispiratrice innegabile. Genera creatività e ti invita a esplorare.

Chiudiamo l’intervista con un quesito amletico: in questo momento Nicolò Piccinni si sente più attore o musicista?

Nessuna delle due? O forse entrambe? Sono sempre più convinto che le due dimensioni convivano inevitabilmente in me. Si alimentano l’un l’altra, litigano il giusto. E poi mi danno la scusa di non sentirmi soddisfatto per troppo tempo, mi costringono a rimettermi in gioco. È una piacevole disgrazia.

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