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Nu-Shu – Dox | Recensione | Primo Ascolto

Agli sgoccioli del 2023 è arrivato il tanto atteso ritorno dei NU-SHU, duo leccese composto da Giuseppe Paskone Calabrese al basso e ai cori e Carmine Tundo alla batteria e alla voce (noto ai più per il progetto La Municipàl).

Il nuovo album, dal titolo “Dox” e pubblicato dalla label indipendente Discographia Clandestina, arriva ad addirittura otto di distanza dal suo predecessore, l’omonimo album di debutto. Il sound è ancora una volta fortemente sperimentale: un po’ grunge, un po’ shoegaze, difficile da “catalogare” (non che questo sia un difetto, bensì sintomo di forte originalità).

Per cercare di rendere l’idea, attingono in certi aspetti dall’influenza di band storiche del nostro paese come i Subsonica o i Verdena, per poi mischiarsi a tendenze estere assimilabili ai Deftones o ai Queens Of The Stone Age. La peculiarità più apprezzata, però, al di là delle ottime musicalità proposte, è la “strumentalizzazione” della voce: il cantato (sia in inglese che in italiano) viene distorto fino a diventare un tutt’uno con la melodia.

Il ché lo rende sì incomprensibile a livello testuale in alcune canzoni, ma allo stesso tempo gli concede una valenza ed un ruolo cruciale nella resa espressiva dei brani. I migliori risultati, da questo punto di vista, si hanno in “Scura”, “Lorelai Jedi” e “Iena”.

Un’altra caratteristica che non va sottovalutata è il ricorso alle transizioni tra una canzone e l’altra, così come dell’intro “Vangelia” e dello skit “If”. Da tale scelta, ne deriva una valorizzazione del concetto stesso di album (se non di musica come forma artistica stessa) al giorno d’oggi fin troppo bistrattati in funzione della ben più commerciale formula “da playlist”.

Insomma, i NU-SHU spingono, ma spingono davvero tanto, al punto che il primo pensiero che sovviene ascoltando “Dox” è la sua futura resa live: non abbiamo alcun dubbio che in quell’ambito il loro impatto sull’ascoltatore possa raggiungere il suo apice.

Traccia preferita: Iena

 

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